Vocazione al martirio

   Una volta non esistevano scuole per imparare a fare il torero e l’apprendistato era una faccenda complicata, fatta di suppliche agli allevatori per avere il permesso di allenarsi con una vacca selvaggia, inevitabili dinieghi, incursioni clandestine nei corrales con conseguenti cornate, calpestamenti, salvataggi fortunosi, medici consultati di straforo implorandoli di curare le ferite senza far la spia.

    Poi cominciava la trafila delle suppliche di altro genere: agli impresari per avere una possibilità purchessia, a un torero affermato per essere presi sotto la sua ala, a chiunque possa prestare un traje de luces (un vestito da torero), a un sarto che lo accomodi, eccetera eccetera. La vita dell’apprendista torero era, e in gran parte è tuttora, una vita da questuante: ha bisogno di tutti e, per quanto gli venga fatto pesare, ogni favore che ottiene è manna dal cielo. 

    Oggi ci sono scuole – in Andalusia, in Castiglia e in Estremadura – dove gli apprendisti possono capire se il loro è vero talento o soltanto buona volontà, imparano le basi della tecnica e hanno l’opportunità di farsi conoscere da qualcuno che gli può aprire la strada della professione. Ma, da un lato, anche così non sono rose e fiori; dall’altro, può sempre capitare che un vero talento esploda senza passare attraverso le scuole.

    Fino a quarant’anni fa i ragazzi che volevano disperatamente diventare toreri facevano un involto con un paio di mutande e una camicia, e scappavano di casa. Li chiamavano maletilla, che vuol dire valigetta, o meglio: fagottino. Scappavano dal paese dove il padre e i fratelli si spaccavano la schiena zappando la terra e fuggivano a Siviglia o a Madrid. Andavano a piedi per gli interminabili sentieri della meseta o si imboscavano sui treni merci e quando arrivavano nella grande città cercavano un lavoro notturno, perché di giorno dovevano allenarsi. Forse ci sono ancora dei maletilla superstiti a Casa de Campo, il grande parco che fronteggia Madrid sulla riva opposta del Manzanares, dove si radunavano ai tempi della dittatura di Francisco Franco. Si alternavano a fare il toro: uno impugnava un paio di corna ricuperate da qualche macellaio e caricava, l’altro tenendo in mano una muleta provava naturales e molinetes. La gente comune, se appena poteva, gli dava una mano. Quelli del mestiere, invece, li tenevano alla larga, perché i maletilla volevano tutti la stessa cosa – una oportunidad – e per dare una possibilità a tutti si dovrebbero organizzare centomila corride all’anno.

    E così il maletilla, visto che i suoi sforzi per entrare nel magico mondo del toreo non davano risultato, prendeva la risoluzione estrema: in un pomeriggio di corrida si intrufolava nella plaza de toros, scendeva fino alla barrera dalla parte del sole e, scelto il momento buono, saltava nell’arena, tirava fuori dalla camicia uno straccio rosso, correva incontro al toro e gli dava un paio di pases. Un paio, non di più. Perché arrivava subito la Guardia Civil che lo portava in cella. Niente di male: lo rilasciavano la mattina dopo. Il maletilla lo sapeva e non gliene importava.

    Chi faceva questo numero veniva chiamato espontaneo. In genere i toreri non vedevano di buon occhio gli espontaneos: bastano due passaggi fatti da  incompetente per far capire al toro che il vero bersaglio non è la muleta ma l’uomo, e a questo punto la faena non ha più niente di artistico. Fatto sta che le scuole taurine hanno fatto scomparire il fenomeno degli espontaneos, e non è l’ultimo dei loro meriti.

    Non conosco un solo caso di espontaneo che sia poi diventato un torero famoso, ma l’espontaneo è parte integrante della leggenda del maletilla. Del resto, gli inizi sono incerti e faticosi per tutti. Manolete cominciò la carriera esibendosi in Francia come numero aggiuntivo in un circo, eppure è stato il più grande artista di tutti i tempi, tanto che arrivò a farsi fare i tori su misura e a far triplicare il prezzo dei biglietti. Manuel Benitez el Cordobés, che non mi pare abbia mai fatto l’espontaneo, non ha frequentato una scuola di toreo (forse non ha finito neanche le elementari). La sua mancanza di basi tecniche era evidente, eppure non gli ha impedito di diventare milionario.

                                                               ***

    Quando un apprendista ha dimostrato di sapersela cavare con i novillos (tori di due o tre anni) e pensa che sia ora di confrontarsi con i tori veri, di quattro e cinque anni, deve trovare un matador in attività che accetti di fargli da padrino e di cooptarlo nella categoria dei matadores. Altre suppliche, altre parole al vento, tempo perso, aspettative deluse. Ma se a furia di suppliche un impresario o un agente metterà gli occhi addosso al nostro apprendista (che si fregia del titolo di novillero, cioè torero di novillos), il padrino salterà fuori e la sospirata cooptazione avverrà in una vera corrida, con tori di quattro anni, in una semplice cerimonia chiamata alternativa.

    Funziona così: il padrino riceve il primo toro con la cappa, poi cede spada e muleta al nuovo torero, lo abbraccia, gli augura buona fortuna. E arrangiati, ragazzo: adesso tocca a te. Quando arriva il terzo toro, il neomatador lo riceve di cappa, poi restituisce al matador anziano spada e muleta. Grazie, viejo: ecco il tuo toro. Altro abbraccio, e il novillero è diventato matador.

    Nessuno è autorizzato a toreare un toro di quattro e più anni se non ha ricevuto l’alternativa. È una cosa seria: non si contano gli aficionados e i novilleros che le hanno provate tutte per diventare matadores e, dopo anni di tentativi, hanno dovuto rinunciare. Ma nessuno di loro rimpiange il tempo buttato via. Sono stati gli anni più belli della vita, quando vivevano per la loro passione: inseguivano un sogno, mangiavano pane e speranza.

                                                        ***

    Fino a trent’anni fa, in Spagna non erano riconosciute le alternativas concesse all’estero, salvo nella plaza di Città del Messico, e quando un torero straniero veniva in Spagna doveva ripetere l’alternativa. Ma il regolamento delle corride è stato cambiato una ventina di anni fa e oggi scendono regolarmente nelle arene spagnole matadores che hanno ricevuto l’alternativa a Nîmes o a Bogotà.

    Personalmente trovo che l’alternativa dovrebbe essere concessa solo nelle plazas dove il pubblico è competente (quasi solo in Spagna, e anche lì con pesanti dubbi per alcune città). Ma quando si imbocca una strada è difficile tornare indietro. Ormai l’alternativa si dà più o meno dappertutto; del resto, dare un peso seppur simbolico al giudizio del pubblico significherebbe sminuire il giudizio del padrino (e con lui di tutta la categoria dei matadores). Mi consolo pensando che, alla fine, il giudizio vero sui toreri lo danno gli incassi, cioè il pubblico.

    A parziale ristabilimento di una gerarchia obliterata, la plaza di Madrid non riconosce le alternativas di nessun’altra plaza. Chiunque si presenti per la prima volta a Madrid deve ripetere la cerimonia che, questa volta, si chiamerà confirmación. E mi sembra giusto che la plaza più importante del mondo mantenga le distanze da tutte le altre.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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2 risposte a Vocazione al martirio

  1. moraletale ha detto:

    Curioso, non immaginavo tu avessi questo tipo di passione. A parte il fascino che emana un torero alle prese con quel bestione (in una specie di danza molto sensuale a parer mio), non ho mai provato alcuna attrattiva per quel genere di rappresentazione. E non saprei apprezzarla penso.

  2. riccardo ferrazzi ha detto:

    Non solo a parer tuo! Sono in molti ad aver afferrato il lato sensuale della tauromachia. Come tutte le arti, contiene significati molteplici e arriva a svelare (a volte persino a trascendere) il senso, o i sensi, della vita.
    Con ciò non mi illudo di convincere o di persuadere nessuno. Chi è contrario alla tauromachia lo resterà. Ma credo che sia utile a tutti smascherare certe leggende metropolitane e non chiudere gli occhi sulla realtà: homo sum, humani nihil a me alienum puto.
    Se vuoi, clicca su Merlincocai-arretrati: i primi post sono tutti di argomento taurino e credo che siano utili per conoscere come stanno le cose.

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