L’anarchico di destra

Vedo dalle statistiche di WordPress che questo articolo è piuttosto ricercato, quindi lo ripropongo:

 L’anarchico di destra 

di Raul Montanari

 

L’anarchico di destra vede cose,
odia l’autorità, s’insospettisce,
scorge il male nel mondo arrampicarsi
ma dubita che ci siano rimedi.

Un po’ cinico un po’ sentimentale
ha un’opinione varia sulle donne,
legge Houellebecq, ascolta Philip Glass
ma Tacito è il suo autore preferito.

E’ scettico, inarca il sopracciglio,
storce la bocca, lascia a metà il drink,
vede gli abusi, i torti, stringe i pugni…
ma la natura umana è sempre quella

secondo lui, e non ci si può far niente:
perfino i giusti, i santi, non appena
li sfiora solo l’ombra del potere
diventano corrotti e corruttori,

le loro idee marciscono, corrodono
i corpi dall’interno, fanno esplodere
le teste, e tutto il mondo dei politici,
dei capibanda, capiufficio, account

director, gli editori, i bigliettai,
esattori fiscali e segretari,
profeti, podestà, riformatori,
amministratori condominiali,

tuo padre con la cinghia fra le mani,
sergenti, presidenti, delegati,
sciamani, capiturno, capisala,
insomma il mondo di chi può innalzare

lo straccio di un potere, anche da niente,
è una caserma di mostruosità,
teste scoppiate, occhi scardinati
di gente che il potere ha trasformato.

Sarà sempre così, sempre così
finché non ci saremo tutti estinti
e il mondo tornerà agli scarafaggi.
E’ di destra per questo. In questo senso

si definisce anarchico di destra.
Non crede che una classe dirigente
illuminata possa fare il bene
dell’uomo, praticare la giustizia.

No, lui si è rassegnato ormai da anni.
L’idea lo inorgoglisce, e lo spaventa:
si sente all’avanguardia, un po’ in disparte,
per niente trendy, a volte disprezzato

come se non avesse le idee chiare!
Ha quasi solo amici di sinistra,
gli equivoci si sprecano a suo danno:
se fosse un anarchico di sinistra

gli altri lo inquadrerebbero un po’ meglio:
romperebbe le scatole ai vicini
coi volantini, e anche sul lavoro
distribuirebbe opuscoli, farebbe

discorsi accalorati coi compagni,
tutti lo inviterebbero alle feste.
Il nostro amico anarchico di destra
a me è pure simpatico, lo stimo,

è spiritoso, ma le sue battute
spesso hanno un che di acido, che stanca.
Non sta mai dalla parte giusta, annoia,
diventa malinconico invecchiando

scopre di aver ragione da una vita
ma che avere ragione conta poco
se intanto quella vita se n’è andata.
Tanto valeva avere torto e viverla.

 

    Questa è una poesia che Raul Montanari scrisse e pubblicò su Nazione Indiana più di quattro anni fa. Non sto a fargli i complimenti perché non ne ha bisogno: leggetela e ditemi se non è un grande esempio di immedesimazione, di comprensione di uno stato d’animo.

    Ma quando passa alla critica dà per scontati dei concetti tutt’altro che pacifici. E qui bisogna intenderci.

    “Non crede che una classe dirigente/ illuminata possa fare il bene/ dell’uomo, praticare la giustizia.”

    C’è qualcuno che ci crede davvero? Dopo i brillanti esempi che ha offerto il secolo scorso qualcuno può ancora coltivare questi sogni settecenteschi alla Fénelon? Balle! Le classi dirigenti non fanno il bene dell’umanità e non praticano la giustizia. Lottano per il successo, per il potere. Rincorrono i movimenti spontanei di opinione, le modificazioni nella convivenza civile, spesso anche le mode. Non le impongono e non le propongono: le strumentalizzano.

    Eppure, mi direte, il progresso sociale ed economico è innegabile. Lento, lentissimo, ma innegabile. Vuol dire che qualcosa si muove al di sotto delle classi dirigenti (con i lumi accesi o spenti).

    Sono d’accordo, ma io non mi fido dei singoli uomini politici così come non credo agli eroi. Chi ha avuto fiducia in un’aristocrazia a guida delle masse non ha avuto molto successo. Io credo più alla Storia.

    Del resto, se lo scetticismo porta gli anarchici di destra a vivere senza farsi troppe illusioni, gli anarchici di sinistra sarebbero degli Easy Rider che cavalcano liberi per la sconfinata prateria, non come predoni e masnadieri, ma come cavalieri bianchi, idealisti e giusnaturalisticamente fautori del Bene?

    Vediamo un po’. L’anarchico di sinistra cavalca nella immensa prateria portando nelle tasche della sella un capitale di belle e sante idee. Lui è un liberal (quindi è un buono), lui detesta i monopoli (salvo quelli di stato), le posizioni di preminenza sul mercato (a meno che non siano di Carlo de Benedetti), i giornalisti fiancheggiatori di un partito politico (tranne Furio Colombo), le scuole e le cliniche private (che non siano quelle degli amici). Gli danno fastidio anche l’obbligo del casco e delle cinture di sicurezza, e naturalmente i divieti di spinello, di pista e di pera.

    Cazzo, siamo liberal sì o no? Noi non vogliamo muri! I muri sono di destra! Vogliamo cavalcare nell’immensa prateria inebriandoci di infinito. La prateria è dei buoni, e i buoni siamo noi. E se uno mi viene incontro gli piazzo una palla in mezzo agli occhi. Perché è un cattivo. Come faccio a sapere che è un cattivo? Oh bella! Invece di andare nella mia direzione mi tagliava la strada! (Come dire: dava del pirla a Camilleri e della vecchia strega a Margherita Hack, portava una camicia a strisce anziché a quadretti, ecc. ecc.). E se proprio non è possibile farli fuori tutti, costruiamo dei muri (ma belli, di sinistra) che li costringano a marciare nella nostra direzione anche se non vogliono. E che cazzo! Siamo liberal sì o no? Viva i muri di sinistra! 

    Solo che anche i muri di sinistra, una volta costruiti, stanno lì. E per far marciare nella giusta direzione tutti gli stronzi di destra, di muri bisogna costruirne così tanti che il bravo ragazzo di sinistra, invece di scorrazzare nella prateria, si accorge di camminare tra due muri anche lui, esattamente come gli stronzi di destra.

    Tragedia, disperazione, autocritica. Non sarà (diciamolo piano perché è quasi una bestemmia) non sarà che qualche ragione (non tutte! tutte le abbiamo solo noi!), ma una o due, magari su qualche punto marginale, potrebbero averla anche gli altri? Porca miseria! Sta’ a vedere che per essere liberal ci tocca diventare liberali? Ovvero: smetterla di sentirsi missionari, dare per scontato che ci sarà sempre gente con la camicia a righe e non a quadretti, riconoscere che l’umanità ha impiegato millenni per abolire i sacrifici umani, e altri millenni per mettere al bando la schiavitù, ed è ragionevole aspettarsi che altri millenni di impegno, sudore e fatica, ci vorranno per raggiungere le mete del progresso sociale?

    In fin dei conti, preoccuparsi più delle cose e meno delle idee non significa rinunciare ad avere delle idee. Non ci rinuncia neanche l’anarchico di destra. Solo che lui non si vergogna a riconoscere che le bacchette magiche (cioè il mito della rivoluzione che mette a posto tutto) sono rimedi peggiori dei mali. La macchina a vapore ha liberato l’umanità molto più dei discorsi e delle ghigliottine.

    Forse è il caso di cominciare a pensare in un altro modo. Quando si picchia il naso contro un muro, a che serve buttarla in politica? I muri non sono di destra o di sinistra. Sono muri e basta.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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7 risposte a L’anarchico di destra

  1. riccardo ferrazzi ha detto:

    Questo post mi lascia davvero perplesso. O c’è qualcuno che va a rileggerselo tutti i giorni, oppure ogni giorno ha un nuovo lettore. Però nessuno commenta, nessuno ha niente da dire in merito. Non capisco.

  2. Bardamu ha detto:

    trovo questa poesia meravigliosa e penso pure che essa descriva i grandi come Celine, Bukowski e Pound

  3. riccardo ferrazzi ha detto:

    Grazie a nome di Raul Montanari (anche se sospetto che le sue intenzioni non fossero precisamente encomiastiche).

  4. dd ha detto:

    non esiste anarchia di destra

  5. Guerriero ha detto:

    E’ interessante e forse c’è qualcuno come me che si riconosce anche nel personaggio menzionato nella poesia. La vita però la vivo. Cerco di evitare chi non mi piace e di frequentare chi apprezzo. Gli inviti a feste cazzare, comunistoidi, fighette, etc. non mi interessano. Ma alle feste interessanti non manco mai. Il tricolore non mi suscita alcuna emozione, la bandiera vaticana si. Non sono liberal ma apprezzo una buona canna d’erba. Rispetto ed amo le donne ma non sopporto le femministe, mi disgustano fascisti e berlusconiani ma trovo i comunisti ridicoli….e potrei continuare. Saluti

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