Coerenza e selvaggina

    La cultura si è allargata e livellata verso il basso? Sembra proprio di sì. E il livellamento ha prodotto anche una discreta confusione mentale.

    Mi limito a un esempio: quarant’anni fa la caccia era ancora considerata “lo sport dei re”, oggi è di moda l’animalismo e tutti seguono la moda. Però ci si guarda bene dall’applicarla con coerenza.

    Da più di quarant’anni sono un cultore di tauromachia. Sapendo che la moda è quella che è, di solito evito di parlarne; ma a cena da amici può capitare che qualcuno mi trascini sull’argomento. In questi casi, puntuale come una cambiale scaduta, salta su una gentile signora che mi guarda con orrore e mi rimprovera.

    “Ma non riesco a crederci! Se l’avessi saputo non sarei venuta qui, stasera! Per me, chi fa del male agli animali dovrebbe essere condannato a morte!”

    Il mio primo impulso è di dichiarare che non mi perdonerei mai se la signora dovesse rimpiangere di essere venuta, e togliere il disturbo. Ma la curiosità ha il sopravvento e, prima di salutare i padroni di casa, mi informo:

    “Scusa, ho capito bene? Vuoi dire che tu saresti capace di uccidere un essere umano, ma non un animale?”

    “Ma no… ma che discorso è? Non far finta di non capire…”

    “No, non ho capito davvero. Spiegami. Tu sei vegetariana, anzi vegana? Non mi pare: vedo che porti scarpe di cuoio.”

    “Ma cosa c’entra? Io non ho mai fatto male a nessun animale!”

    “Come no? Abbiamo appena mangiato prosciutto. Qualcuno deve pur avere ucciso e macellato il maiale perché noi potessimo mangiarlo. O no?”

    A questo punto, di solito, qualche anima generosa interviene a dirottare il discorso su altri temi. Ma la gentildonna ha oscuramente percepito di non essersi coperta di gloria e di lì a poco cerca la rivincita.

    “Scommetto che tu sei anche cacciatore, eh?”

    “A dir la verità, no. A caccia ci sono andato una sola volta nella mia vita e mi è sembrata una faccenda piuttosto noiosa. Però la selvaggina la mangio volentieri.”

    “Ah, be’, cosa vuol dire? La selvaggina piace anche a me!”

    “Cioè l’importante è che a uccidere la lepre sia qualcun altro, vero? Tanto poi lo condanniamo a morte.”

    Il seguito è una normale variazione sul tema: “Come rovinare una bella serata in casa di amici”.

                                                            ***

    Quando penso a questo genere di discorsi, che ascolto sempre più spesso e sui più svariati argomenti, sono letteralmente spaventato dall’incoerenza (starei per dire la schizofrenia) con cui certe tesi vengono avanzate e sostenute.

    Com’è possibile che un essere umano sui quarant’anni non conosca il significato delle parole che usa? Eppure ha frequentato la scuola dell’obbligo e magari nel suo lavoro ha fatto una discreta carriera. Com’è possibile che non sappia correlare l’enunciazione di un principio con la sua applicazione pratica?

    Far soffrire gli animali per il gusto di infliggere sofferenze non piace a nessuno (tranne ai bambini che strappano le ali alle mosche e le code alle lucertole) ma chi vuol mangiare un pollo, un pesce, o una fetta di salame, non può fingere di ignorare che il suo desiderio è causa di morte per un animale.

    Personalmente ho raggiunto un’età in cui gran parte della mia dieta è fatta di frutta e verdura, ma apprezzo ancora il pesce e la carne bianca, e più o meno una volta all’anno mi concedo una costata fiorentina o una lepre in salmì. Sono cosciente del fatto che se in trattoria ordino un piatto di carne un essere vivente muore, ma non mi sento responsabile di essere onnivoro più di quanto un felino sia responsabile di essere carnivoro. Del resto, anche i vegetali di un’insalata sono esseri viventi e dubito molto che sia possibile ricavare un’alimentazione umana completa da materiale inorganico. La vita si nutre della vita; tanto è vero che gli animali, verso i quali siamo tanto compassionevoli, non si fanno il minimo scrupolo a sbranarsi fra loro. Può essere spiacevole, ma è così.

    Invece le brave persone seguono le mode sicure di essere nel giusto; anzi, nel giustissimo; anzi, nell’unica convinzione moralmente ammissibile. E non si accorgono di avvolgersi nelle contraddizioni. La sicurezza di essere nell’assolutamente giusto li trascina nell’assolutamente cretino, ma non se ne accorgono. Non sono stupidi, non sono in malafede: semplicemente non se ne accorgono. Inseguono un ideale e non vedono che è un’utopia, una bella utopia che può indicare una direzione, ma che non è e non può diventare uno dei dieci comandamenti.

    Quando si parla di progresso civile, non bisognerebbe mai dimenticare che a opporsi al progresso non sono soltanto i conservatori e i reazionari (che, se non altro, combattono a viso aperto): sono soprattutto le incoerenze di chi dice di volere il meglio ma non sa metterlo in pratica.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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