La legge è uguale per tutti

    Ultimamente, e quasi contemporaneamente, sono successi due fatti degni di nota. 1) La Camera ha approvato un emendamento che rende effettiva la responsabilità civile dei magistrati. 2) Una Corte d’Appello ha assolto “per non aver commesso il fatto” un imputato di infanticidio (!) che in primo grado era stato riconosciuto colpevole e condannato a 26 anni di carcere.

    Il fatto numero 1) probabilmente è solo una “spigolatura” di lotta politica e, immagino, non diventerà legge. Pensiamoci un attimo: un magistrato che sappia di dover rispondere civilmente per i suoi atti non può decidere con serenità. Se condanna Tizio (che è imputato di aver danneggiato Mevio) rischia di essere citato in giudizio da Caio (che è amico di Tizio); ma se lo assolve sarà citato da Sempronio (che è amico di Mevio). A questo punto il giudice non potrebbe fare a meno di soppesare se Caio è più potente di Sempronio o viceversa. E la legge non sarebbe più uguale per tutti. Per questo credo che la responsabilità civile dei magistrati non passerà: altrimenti la giustizia ce la possiamo scordare.

    Ma il fatto numero 2) significa che la Corte d’Appello ha detto alla Corte di primo grado e alla Procura: avete sbagliato tutto, avete preso una cantonata pazzesca. E quando la gente viene a sapere una cosa del genere, come si fa a pretendere che continui ad aver fiducia nella magistratura?

    Nel caso di infanticidio (orrendo reato) che ha dato origine alle opposte sentenze, chi ha ragione? La Corte d’Appello, la Corte di primo grado, o la Procura? L’unica cosa certa è che, dopo un fatto del genere, non si può dire all’opinione pubblica: giustizia è fatta e tutto è a posto. Non è a posto niente!  

    Non c’è alcuna certezza su chi è l’infanticida. Se l’imputato era colpevole, c’è un assassino in libertà. Se era innocente, non soltanto il vero assassino resta impunito, ma l’innocente ha subito una carcerazione ingiusta e un irreparabile danno di immagine (chi si fiderà mai più di lui? chi gli venderà qualcosa a credito? quale banca gli farà un mutuo? chi gli offrirà un lavoro? avrà ancora qualche amico? troverà ancora una donna che lo ami?).

    Dunque, ammesso (e non ancora concesso) che il giudizio della Corte d’Appello sia insindacabilmente quello giusto, che senso avrebbe chiedere un risarcimento ai funzionari della Procura che incriminò e del Tribunale che condannò? Se c’è un danno da risarcire deve pagarlo chi reclama per sé l’esclusiva dell’amministrazione della Giustizia, permette che accadano errori giudiziari di questa portata, e ci mette rimedio con grave ritardo. E cioè lo Stato.

    Ma una volta stabilito che gli errori giudiziari sono a carico dello Stato (che in caso di dolo o colpa grave si rivarrà sui suoi funzionari), resta il fatto che gli errori commessi da una Procura, da un Giudice monocratico o da una Corte giudicante non possono restare senza conseguenze. Devono pur esserci sanzioni disciplinari, avanzamenti e retrocessioni di carriera, ecc. ecc. E se una Corte d’Appello ribalta una sentenza di primo grado, o se un Tribunale assolve un imputato incarcerato per mesi in attesa di giudizio e per mesi massacrato dalla stampa, il pubblico non ha il diritto di sapere quali sanzioni sono state irrogate a chi ha commesso errori sulla pelle dei cittadini? 

    Probabilmente queste sanzioni esistono, ma la gente non le conosce. I media non ne parlano. Come mai? Per salvaguardare il prestigio della Magistratura? Se questo è l’intendimento, bisogna dire che ha sortito l’effetto contrario. Nell’opinione pubblica è diffusa la sensazione che il Consiglio Superiore della Magistratura sia un organo corporativo preoccupato, come il manzoniano conte zio, di troncare e sopire. Può darsi che questa sensazione sia sbagliata e che invece, statistiche alla mano, almeno da questo punto di vista la giustizia italiana rientri nella media europea. Ma la gente non lo sa.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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