Neutrini al trotto

    Una volta, per esprimere il concetto che a tutti può capitare di prendere un granchio, si diceva: “Sbaglia anche il prete a dir messa”. D’ora in avanti si potrà dire: “Sbagliano anche quelli del CERN”.

    A quanto pare, come avevo affacciato in via di ipotesi qualche mese fa, gli orologi del CERN hanno avuto una defaillance (saranno stati cronometri svizzeri?), ma cosa sia successo esattamente non si sa. In effetti, gli scienziati di Ginevra hanno appurato che qualcosa non andava ma non sono ancora riusciti a stabilire l’esatta portata del guasto. Insomma: sanno di non sapere cosa diavolo è successo.

    Si dirà: per arrivare a questa socratica conclusione non era il caso di mettere a soqquadro il mondo, dichiarare decaduta la teoria della relatività, scuotere la fiducia dell’umanità nella scienza (o, come direbbe Emanuele Severino, nella tecnica). E invece no. Non la farei così facile. Io sono convinto che tutto ciò che è successo sia stato un bene. Una volta di più (dopo la memorabile bufala della “fusione fredda”) la gente è stata messa di fronte alla fallacia della comunità scientifica. Una volta più il mondo ha dovuto accettare l’idea che la Ragione non è un’arma invincibile e onnipotente contro il Caos.

    Nel mio infinitamente piccolo, dopo tanti anni di fiducia cieca, pronta e assoluta nella Ragione, mi sono arreso all’evidenza: la Ragione serve a tante cose utilissime, ma non serve a niente quando ci si pongono le domande ultime (cioè le più importanti, come per esempio: che stiamo al mondo a fare?).

    Quanto alla possibilità che in natura qualcosa possa o non possa muoversi a una velocità superiore a quella della luce o che una qualche variante della teoria delle stringhe possa salvare capra e cavoli, chi vivrà vedrà (e chi, come me, non avrà vissuto abbastanza per vedere non se ne sentirà defraudato perché, in fin dei conti, non avrà perso niente).

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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