Un pezzetto di Liguria

    Non ho fatto uno studio sul microclima del Ponente Ligure, so soltanto che le perturbazioni, di regola, arrivano da Ovest e qui siamo in qualche modo ridossati: le nubi passano, scivolano via, lasciano tutt’al più qualche goccia di pioggia, e vanno a sbattere in Lunigiana, che quest’anno ha passato fior di guai.

    Sono straniero da queste parti. Non ho ancora capito come distinguere i veri liguri dai tanti, tantissimi piemontesi che sono qui magari da generazioni e non si sono mai integrati davvero. Genova per noi, che siamo gente di campagna e abbiamo il sole in piazza rare volte, il resto è acqua che ci bagna, Genova dicevo, è un’idea… come un’altra.

    E qui non è neanche Genova. È un’altra cosa. Fateci caso, se capitate da queste parti: la cucina tipica è fatta da primi piatti, minestroni di verdure, carne di pollo e di coniglio. Al mercato, i banchi dei formaggi straripano di tome e tomini. Il mare è lì a due passi, eppure il pesce è raro. Nei ristoranti sulla via Aurelia trovate quasi solo fritto misto e cozze, scaldate quel tanto che basta per far aprire i gusci. Inutile dire che i totani sono surgelati e le cozze arrivano da Taranto. Sembra incredibile, ma qui non si vede l’ombra del cappun magro, della zuppa di pesce, del caciucco. Sembra assurdo che non esista una ricetta di pesce tipica di queste parti. Eppure è così: da Savona a Loano il Piemonte è straripato fino al mare. Forse l’unico modo per distinguere fra liguri liguri e liguri piemontesi è appostarsi davanti a un’edicola e censire chi compra La Stampa (edizione di Savona) e chi compra il Secolo XIX. Non che sia una distinzione decisiva, ma come primo passo sarebbe già qualcosa.

    Il mio guaio è che io sono più straniero di loro: sono lombardo, milanese, varesotto. Ho impiegato anni per abituarmi ai ritmi placidi e ancora adesso ho degli attacchi di frenesia che trovo difficile sfogare. Ma quando entro in sintonia con l’ambiente mi sembra di rivivere. E basta poco. Basta un raggio di sole.  

    Dev’essere la mia condizione di depresso cronico che mi rende così dipendente dalla luce. A Milano sto al quinto piano, ma il palazzo di fronte incombe sulle mie finestre e mi fa sentire soffocato. E poi l’aria di Milano, grassa, umida, impregnata di porcherie, mi scende giù per il naso come una resina artificiale tossica, riveste le pareti interne dei polmoni, le incolla, le incatrama. Non la reggo più. Forse è colpa mia, forse ho fumato troppo nella mia vita e adesso la pago. Ma facciamo una controprova: i milanesi, che sono più di un milione, non dovrebbero avere tutti questa sensazione di soffocamento? Ce l’hanno, ce l’hanno. Per questo scappano via appena possono. In Versilia, a Rimini e Riccione, o in Liguria. Il loro problema è che “possono” poco.

Annunci

Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...