Il Giudizio

    Il Giudizio è una faccenda priva di complicazioni. La Valle di Giosafat è un canyon come tanti altri, sassoso e sabbioso. C’è chi sostiene che nel mondo antipode la valle di Giosafat si chiama Uadi el Boèb. La descrivono come un imbuto, un anfiteatro naturale come la valle di Häuser. Laggiù fa un caldo micidiale, tanto che gli scorpioni sono costretti a nascondersi sotto i sassi. 

    Per chi ci arriva dalla fine del tempo le moltitudini appaiono lì tutto a un tratto, ma in realtà non si sono mai mosse. Il tempo è sempre in moto, mentre l’eternità è immobile. Le moltitudini sono nella valle da sempre. Miliardi e miliardi di individui. Tutti quelli che furono e che saranno. Non ci sono soltanto gli homo sapiens di ogni epoca, ma anche i neanderthal, gli australopitechi e l’intera catena evolutiva, compresi i cosiddetti anelli mancanti e i rami laterali estinti da milioni di anni. E ci sono anche i gorilla, gli scimpanzé, i babbuini, i macachi, le bertucce; ci sono lemuri, bradipi, licaoni, tigri, gatti e pantegane; ci sono i falchi, naturalmente, e le cicogne, i condor, i pipistrelli e i pettirossi; e lucertole, iguana, varani, caimani, ornitorinchi e salamandre, ma anche gnu, lama, yak, canguri e armadilli. E come potrebbero mancare le locuste, le cicale e le formiche, le mantidi religiose, le piattole e i pidocchi, e tutti i microrganismi che abbiano mai infestato la terra? E non è chiaro come facciano a star lì, visto che manca l’acqua, ma ci sono anche balene e sgombri, narvali e lamantini, triglie, storioni, siluri, scardole e lucci, e poi calamari, arselle, oloturie, celenterati e protozoi. E non è finita, perché ci sono anche tutti i dodo di Mauritius che si estinsero nel 1680, le pantere dai denti a sciabola, gli pterodattili, i mammuth, i brontosauri, i velociraptor, e i leoni europei che sbranarono i soldati di Serse in Macedonia. E perché non dovrebbero esserci anche il mostro di Loch Ness e lo yeti, le arpie, l’idra, la sfinge, l’ippogrifo, i centauri? Fra i sassi e le sabbie della valle di Giosafat c’è ogni singolo individuo apparso nel tempo e nello spazio. C’è l’intera vita del cosmo nei secoli dei secoli. Ci sono Adolf Hitler e Teresa di Calcutta, c’è ogni gallo che abbia cantato e ogni uomo che abbia mentito, c’è ogni microbo e ogni gigante che sia mai sorto e che mai sorgerà negli ultimi e nei prossimi cinquecentocinquantacinque pentilioni di anni; e non un campione di ogni specie, come nell’arca di Noè, ma proprio tutti, tutti. Nella Valle del Giudizio si raccoglie ogni singolo alito di vita dell’universo. È l’adunata, il censimento della biodiversità.

    Come ci stanno, in così poco spazio? Nessuno sa spiegarlo. Ma dove non esiste il tempo, lo spazio è solo un’idea. Ognuno è lì, consapevole di essere individuo in una moltitudine, fra infinite moltitudini. Ognuno contempla l’umanità, la vita, l’universo, e non ha rimpianti: che senso avrebbero, a questo punto? Il leone non pensa a divorare l’agnello, le vittime non reclamano vendetta. Tutti sono lì per essere giudicati e tremano perché credono di conoscere già il verdetto. Aspettano soltanto l’esecuzione.

    E va bene, si dicono: siamo condannati. Cosa ci aspettavamo, un’amnistia? Ci siamo ribellati a quelle che ci sembravano ingiustizie e ne abbiamo costruite altre. Forse avremmo potuto far meglio, forse no. Non lo sappiamo neanche adesso. È andata così e non possiamo farci più niente.

    Ognuno pensa alla pena da scontare, trema perché non riesce a immaginarla, e teme che sarà sempre peggio di come se la figura. L’unica certezza è che, seppure a costo della dannazione eterna, l’angoscia di questo rotolare dentro all’imbuto si scioglierà in una catastrofe definitiva. L’orrore diventerà reale e l’intero mondo antipode precipiterà così in fondo da essere sicuro di non poter andare a star peggio. Ecco: tutta la vita dell’universo rabbrividisce davanti all’ignoto, eppure sente la necessità di un rendiconto. Ogni essere vivente ha vissuto per apprendere, e lo sa, eppure non ha appreso abbastanza per rispondere alla domanda: “Perché ti senti in colpa? Perché provi rimorso?”

    Nessuno parla. Il cosmo resta muto. La sua smisurata diversità non serve a niente. Quando si entra nel tempo si diventa individui, e i cancelli dell’Eden si chiudono alle nostre spalle. Da quel distacco nasce il senso di colpa. Per guarirne bisogna uscire dal tempo, smettere di essere individui.

Annunci

Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
Questa voce è stata pubblicata in Letteratura. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il Giudizio

  1. m0ra ha detto:

    Ogni essere vivente ha vissuto per apprendere, e lo sa, eppure non ha appreso abbastanza per rispondere alla domanda: “Perché ti senti in colpa? Perché provi rimorso?”

    E’ una riflessione estremamente convincente. A volte è difficile ritrovare il bandolo persino nelle situazioni infinitesimali, figuriamoci di fronte a un Giudizio complessivo. Perchè mi sento in colpa… Non per l’istinto che credo sia fondamentalmente innocente, forse piuttosto per essere umani. Nell’essere uomini, individui come dici, è la colpa. Una colpa da filtrare, far decantare ogni giorno, sedimentare, granello su granello. E’ questa la colpa credo. Il giudizio è quello del Tribunale interno di ciascuno. Se non lo abbiamo adesso, se siamo sordi, non sarà grave neanche alla fine del tempo. Perchè non credo che un qualunque Tribunale possa, con un editto, con la pena, suscitare un dolore più grande di quello che siamo stati capaci di sperimentare strada facendo. E’ lungo il percorso che si sedimenta la colpa.

  2. riccardo ferrazzi ha detto:

    Grazie, mOra. Il guaio più grosso, secondo me, è proprio il fatto che è così difficile sapere CHE COSA ci si aspetta da noi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...