Ma davvero siamo tutti evasori?

    In periodi di carestia nascono (si direbbe per generazione spontanea) le voci di magazzini nascosti, pieni di ogni ben di Dio, e l’odio di interi popoli affamati viene deviato sui fantomatici accaparratori. Nella storia delle carestie europee è capitato spesso che chi aveva messo in dispensa quel che poteva, fosse linciato dalla canaglia dopo aver saccheggiato la dispensa di cui sopra. Nel frattempo i borsari neri non accumulavano merce ma soldi: compravano e vendevano, compravano e vendevano.

    In periodi di crisi economica nascono, ma sicuramente non per generazione spontanea, le manipolazioni delle cifre. In un altro post ho già parlato del livello di evasione fiscale in Italia e negli altri stati europei. Rilevavo che, ammesso (e non verificato) che l’evasione italiana si aggiri sul 15% del PIL e quella di altri paesi come Germania, Francia e Inghilterra stia intorno al 10%, la differenza si spiega con la presenza in quasi tutto il Mezzogiorno di una cosa chiamata mafia, che non soltanto fa profitti e non paga tasse, ma addirittura le tasse le riscuote (in forma di pizzo).  

    Però ai giornali non interessa denunciare la mafia e l’inefficienza di uno stato che spesso l’ha di fatto tollerata. È roba vecchia, risaputa, una non-notizia. Tantomeno interessa stampare che, mafia a parte, l’evasione fiscale italiana non è poi tanto diversa da quella inglese, tedesca, francese, ecc. Invece sparare un titolo sul fatto che la media dei redditi denunciati dagli imprenditori risulta inferiore a quella dei lavoratori dipendenti, ecco qualcosa che fa scalpore. E si può far di meglio: si può affiancare titolo e articolo con una foto del porto di Montecarlo in estate, pieno di yacht faraonici.

    Davanti a un raffronto così smaccato nessuno si fermerà a pensare che gli imprenditori di cui si parla non sono gli azionisti di società per azioni, che pagano le imposte alla fonte sui dividendi ripartiti dalle loro aziende (che a loro volta devono aver dichiarato utili e averci pagato sopra le tasse), bensì i titolari di società semplici, in nome collettivo o in accomandita, e cioè i titolari di piccole e medie industrie. Di fronte alla foto dei panfili ormeggiati chi si ricorderà del fatto che, quando c’è crisi, le aziende, invece di guadagnare, perdono? Le piccole e medie aziende, che in Italia sono centinaia di migliaia, evadono il fisco negli anni buoni: quando guadagnano. Ma negli ultimi anni c’è stato poco da scialare.

    Come mai le notizie vengono sparate in questo modo, senza un minimo di approfondimento? Chissà! In compenso, dopo tre giorni di indignazione universale contro gli imprenditori, si è venuto a sapere che nel 2011 c’è stato il record dei fallimenti: più di 11.600. E gli altri imprenditori, quelli che hanno evitato il fallimento, non avranno nuotato nell’oro. Le notizie si susseguono con una tempistica ben scandita. A volte mi viene il dubbio che la diffusione delle notizie sia governata da un qualche Grande Fratello.

    Comunque sia: sarebbe utile sapere quante sono le aziende che, senza fallire, hanno chiuso in perdita i conti dell’anno scorso. C’è poco da meravigliarsi se nel 2011 la media dei redditi degli imprenditori risulta più bassa di quella dei dipendenti: se i dipendenti vedono ridurre il reddito alla cassa integrazione o al sussidio di disoccupazione, gli imprenditori vanno sottozero. Ma allora gli yacht, le Ferrari, le serate al Billionaire? Di chi sono?

    Prendiamo una categoria a caso: per esempio gli avvocati, e proviamo a fare quattro conti. Quanti sono in Italia i “principi del foro”? Almeno un paio in ciascuno dei tribunali minori, parecchi nelle città capoluogo, diosaquanti a Roma. Totale? Io direi almeno un migliaio. Uno degli attuali ministri, principe di non so quale foro, ha dichiarato per l’anno scorso un reddito di alcuni milioni di euro. Mica male, eh?

    E, oltre agli avvocati, di paperoni ce ne sono un sacco, anche se non hanno mai arrischiato un centesimo di tasca loro. Il nostro porfirogenito premier, che non è avvocato, ma neanche imprenditore, ha dichiarato redditi per un milione e mezzo. I redditi di chi diventa ministro, per forza di cose, vengono allo scoperto, ma quanti sono gli altri, architetti, commercialisti, medici e professionisti di fascia alta con redditi milionari? Mi sbaglierò, ma sono convinto che un censimento dei cittadini italiani con disponibilità di yacht darebbe come risultato una schiacciante maggioranza di professionisti.   

                                                         ***

    Torniamo a bomba: come mai in Italia si evade più che all’estero? Intanto, un 10% di PIL viene evaso dappertutto e non ci si può fare gran che. Quanto al resto, l’evasione fiscale italiana nasce nell’IVA. Questa è la tassa più evasa (dopo il canone Rai), e solo evadendo l’IVA si possono poi evadere le imposte sul reddito.

    Le falle attraverso le quali sparisce l’imponibile IVA sono due: 1) la mafia. Una parte sostanziosa del PIL è data dal “fatturato” delle mafie, le quali si guardano bene dal presentare la dichiarazione IVA. In più, bisogna tener conto del fatto che chi paga il pizzo è costretto lavorare in nero e non può permettersi di emettere scontrini o fatture, tantomeno di mettere in regola i dipendenti. In questo modo gran parte dell’economia di metà del paese sfugge non soltanto al fisco ma anche alle rilevazioni statistiche. 2) troppe merci e servizi di alto contenuto tecnico e pecuniario sono venduti direttamente ai privati (i quali, oggettivamente, hanno interesse a risparmiare l’IVA così come la controparte non ha alcun interesse ad aumentare il suo imponibile).

    Mi sono spesso domandato come mai gli alti funzionari del ministero delle Finanze non hanno ancora escogitato un sistema per evitare rapporti finanziari diretti fra aziende e professionisti da un lato e i privati dall’altro. Non è mica necessaria una rivoluzione: si può accordare tempo per avviare il sistema. Per esempio: finché i notai non potranno allegare ai rogiti la valutazione del nuovo catasto basato sui metri quadri, gli si imponga di allegare la valutazione della banca che eroga il mutuo e ogni altro elemento atto a stimare il reale valore di mercato dell’immobile. Per le prestazioni di medici, architetti, avvocati, ecc. mi sembra strano che non si possano individuare soggetti terzi (ospedali, uffici comunali, tribunale), che possano certificare clienti e compensi.

    Insomma: bisogna studiare le varie situazioni, pensare soluzioni, applicarle con un briciolo di intelligenza. Ma non è per questo che paghiamo i funzionari del ministero?

    Poi, figuriamoci, si continuerà a evadere. Ma se i pagamenti dei privati passeranno attraverso dei colli di bottiglia, sarà più facile controllarli.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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