Tori, Hemingway e altro

    Nel 1923 Ernest Hemingway aveva messo a profitto il suo anno di guerra come infermiere sul fronte italiano. Innanzitutto era tornato negli USA, dove era stato festeggiato più o meno come se la guerra l’avesse vinta lui da solo; poi, mosso da due potenti motivi (la passione per la letteratura e la voglia di vivere senza faticare), aveva trovato un contratto con un giornale canadese, era tornato in Europa e aveva fatto il corrispondente nella guerra greco-turca (dalla parte ellenica).

    Dopo la riscossa di Kemal Ataturk e la ritirata greca, Hemingway si sistemò a Parigi facendo un po’ di vie de bohème (ma non la fame, come cercò di far credere). Frequentò Gertrude Stein e Francis Scott Fitzgerald, si interessò alle problematiche di James Joyce, fece finta di capire quelle di Ezra Pound e T.S. Eliot (stando bene attento a restarne alla larga), ma soprattutto cercò qualcosa di straordinario da raccontare. Aveva già capito l’aspetto fondamentale della letteratura: devi parlare di qualcosa che colpisca la fantasia dei lettori, altrimenti non ti legge nessuno. Quando gli venne il dubbio che a Parigi di straordinario non ci fosse proprio niente, prese il treno e andò in Spagna a vedere le corride. 

    Il 23 e il 27 ottobre di quell’anno, sul Toronto Star Weekly apparvero due articoli intitolati rispettivamente: “La corrida non è uno sport – è una tragedia” e “Campionato mondiale di corrida – un pazzo carnevalesco girotondo”. Erano il resoconto di una corrida vista a Madrid e un’altra a Pamplona. Quei due articoli possono interessare solo i filologi, che avranno agio di sbizzarrirsi su questioni marginali come la differenza tra i picadores di allora e quelli di oggi, o come un episodio nella vita di un torero (Manuel Garcia Maera) raccontato in un modo (falso) abbastanza diverso dal modo (altrettanto falso) con cui lo stesso episodio verrà ripreso in Morte nel pomeriggio. Sono due articoli che valgono poco: contengono solo descrizioni coloristiche e l’unica cosa che mettono in luce è che l’autore è ancora alla ricerca di uno stile. Comunque, per la letteratura il 1923 è una data importante perché segna l’inizio dell’interesse di Hemingway per la tauromachia.

Annunci

Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
Questa voce è stata pubblicata in Toros. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...