Corriere della sera

    Lo leggo da quando avevo nove anni. Sono talmente abituato alla sua impaginazione che non riesco a leggere gli altri quotidiani. Li compero, qualche volta, ma mi ci trovo peggio; e allora tanto vale. Il guaio è che ultimamente sto maturando per la stampa in genere (e per il Corriere in particolare) un rigetto simile a quello che ho per la politica.

    Tanto per cominciare, detesto essere obbligato ad acquistare due supplementi settimanali e uno mensile, tutti e tre di una insulsaggine insopportabile, utili solo a ingombrare le braccia dei lettori e i cassonetti della carta straccia. Poi, facendo il conto, a un euro e venti la copia (più i maledetti supplementi), vengo a spendere quasi cinquecento euro all’anno: più di quanto mi costino internet, o l’elettricità, o il gas. E infine, cosa più importante, la qualità complessiva del giornale non mi soddisfa più.

    Intendiamoci: le opinioni sono opinioni, ognuno ha la sua e gli articolisti del Corriere hanno le loro. Quel che discuto è che la gran parte degli articoli mi sembra scritta non per dare notizie o per dire qualcosa di importante, ma per fare il “botto”, per épater le bourgeois.

    A cominciare dagli articoli di quelle che dovrebbero essere le “firme”. A cominciare da Gian Antonio Stella, la cui prosa è spasmodicamente tesa all’effetto, possibilmente triviale, anzi, più è triviale più pare che ci prenda gusto. Il suo collega Rizzo, che lo segue e lo coadiuva sulla strada del “dàgli all’untore”, cerca di darsi un tono un filino più alto, ma basta che lo solletichino un po’ e nel triviale ci casca anche lui. Per non parlare di Pierluigi Battista, oggi sul fico, domani sul melo pur di avere qualcuno da sbeffeggiare, a ragione o a torto, chi se ne frega, l’importante è far casino. E cosa dire di Mucchetti, preteso esperto di economia, che non perde occasione per dichiararsi favorevole a un’imposta patrimoniale (e l’IMU che cos’è?). Sa benissimo che un’imposta sui patrimoni mobiliari provocherebbe fuga di capitali, totale sfiducia per i BOT e conseguente fallimento della Repubblica Italiana che non potrebbe rifinanziare il proprio debito; ma proprio perché lo sa Mucchetti insiste, così (crede lui) fa a buon mercato la figura del borghese che si sacrifica per il bene comune.

    Non che le cose migliorino nelle altre pagine. Non so che farmene dei commenti politici di Massimo Franco, specie di Acta Diurna con i quali si può al massimo incartare il pesce, visto che nel giro di ventiquattr’ore passano dal bianco al nero e viceversa.

    E perché dovrei dichiararmi soddisfatto di Panebianco e Galli della Loggia se il primo da un anno o due non azzecca un’analisi e il secondo avvolge le sue peraltro pregevoli osservazioni in una prosa ridondante e autocompiaciuta? Panebianco è stato colto di sorpresa dal ritiro di Berlusconi e dalle mosse imperatorie di Napolitano (e fin qui vabbe’, non l’avevano previsto neanche gli altri), ma non ha idea di dove si andrà a parare, in che modo, con quali mezzi. E allora, se non ha niente da dire, perché scrive articoli di fondo? Per onorare il contratto, come Enzo Biagi che riempiva le colonne ripetendo eternamente le stesse barzellette? E perché Galli della Loggia non impara a usare le forbici e a dire in modo conciso quel che ha da dire, invece di costringermi ad andare a pag. 39 per leggere un’altra colonna di sbrodolate? 

    La ciliegina, poi, la trovo nel supplemento di Milano. A suo tempo anche nell’editio maior, a imitazione dei “Controcorrente” montanelliani, c’erano dei brevi commentini, non proprio capolavori di arguzia, affidati a Beppe Severgnini e a Lina Sotis (appunto). Grazie a Dio, l’hanno piantata lì. Ma sopravvivono nel supplemento milanese, a firma di un tal Alfio Caruso, come monumento allo spirito di patata e alla vigliaccheria. Come vogliamo chiamare uno che fa della (pessima) ironia sui politici il giorno dopo che la magistratura li ha inquisiti? Dov’era il Caruso due mesi prima? Non sapeva niente, non subodorava niente? Che razza di giornalista è? Oppure sapeva, come sapevano tutti, e stava zitto?   

    Insomma: sto seriamente pensando di mandare a quel paese anche il Corriere. Mi dispiace, perché è un po’ come perdere un fratello maggiore. Ma la vita è fatta anche di separazioni.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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2 risposte a Corriere della sera

  1. gigio ha detto:

    passa al Foglio
    almeno prendine una copia il sabato
    ciao
    Gigio

  2. riccardo ferrazzi ha detto:

    Mah! Come dicevo nel post, in questo momento sono stufo di tutti. Comincio a pensare che l’Italia abbia bisogno di un Marat per mandare alla ghigliottina tutti i politici e tutti i giornalisti. Ma non servirebbe a niente: la gramigna ricresce subito.

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