Il ruggito dell’agnello

    Ci siamo. Se c’è una cosa che mi dà un tremendo fastidio è scrivere: l’avevo detto. Eppure mi tocca, e anche spesso, visto che la politica italiana si svolge quasi sempre all’insegna della prevedibilità.

    Dunque, eccoci qua: il porfirogenito presidente del consiglio non è stato capace di tagliare le spese, ha aumentato le tasse, e adesso deve ringhiare contro i partiti che danno voce ai cittadini incazzati. Intendiamoci: ha tutte le ragioni di dire che le spese avrebbero dovuto tagliarle i partiti e che l’Ici sulla prima casa non era da abolire. Ma è anche evidente che, se i partiti avessero fatto queste cose, non ci sarebbe stato bisogno di chiamare il porfirogenito. Ora che il bastone del comando l’ha in mano lui, faccia vedere cosa sa fare.

    E in effetti l’abbiamo visto. A conti fatti cosa ci ritroviamo? Più tasse, meno pensioni, minime variazioni di principio nella disciplina del lavoro, insignificanti liberalizzazioni delle quali non s’è accorto nessuno (tranne Pisapia, per il quale è questione di vita o di morte che i negozianti chiudano le saracinesche il 25 aprile).

    In compenso, il porfirogenito non è ancora stato capace di eliminare un centesimo (manco uno!) dalla montagna di miliardi della spesa pubblica che, per chi non lo sapesse, raggiunge e supera il 51% del PIL. Si tratta di oltre ottocento miliardi di euro. Il 5% sarebbero quaranta miliardi: quanto basterebbe per rimettere in riga il bilancio una volta per tutte. Ma in sei mesi i supertecnici non sono stati capaci neanche di affrontare il problema e hanno dovuto far ricorso ad altri tre super-supertecnici: Bondi, 78 anni, per i tagli allo Stato; Giavazzi, cocco di Confindustria, per i tagli alle aziende; Amato (proprio lui!) per i tagli ai partiti!!! Risultato? I tre moschettieri avranno bisogno di almeno altri sei mesi per “esperire un’attenta ricognizione”; dopodiché, senza aver combinato un tubo, aspetteranno le elezioni e poi tutti a casa.  

    Ma come mai di quei maledetti ottocento miliardi non si riesce a tagliare proprio niente? Ci viene fatto sapere (ce lo ripetono ormai da decenni) che la spesa pubblica non si può tagliare perché è in gran parte costituita dagli stipendi dei dipendenti pubblici. Ma proprio per questo serve un governo tecnico, perché i partiti non saranno mai capaci di dire a un dipendente pubblico: “Non possiamo più pagarti uno stipendio”. Sulla distribuzione dei “posti” i partiti ci campano. Tanto è vero che si sono inventati tre maestre per ogni classe delle elementari, ventimila dipendenti alla regione Sicilia, migliaia di precari di ogni genere e specie, lavori socialmente utili, consulenze, e via discorrendo.

    Dunque, i partiti non taglieranno mai il personale dei ministeri e degli enti territoriali. La Lega non vuole abolire le province, Di Pietro non vuole che si tocchi la magistratura, Bersani non vuole che si tocchi la scuola, Alfano non vuole che si tocchi la pubblica sicurezza. Sai che novità. Ma se non prende il toro per le corna a cosa serve un governo di tecnici? Se deve dar retta ai politici, tanto valeva lasciare che governassero loro.

    Per uscire dall’angolo, il porfirogenito ha fatto il gesto di tirar fuori gli artigli che non ha, e ha mostrato i denti ai partiti. Apparentemente se l’è presa con la Lega e il PDL, ma in realtà ce l’ha con tutti, visto che tutti in un modo o nell’altro si mettono di traverso sulla spending review.

    E adesso, dopo questo impressionante ruggito, immaginiamo i partiti tremanti di paura, terrei in volto, in ginocchio sui ceci balbettando scuse. Se qualcuno ci crede, beato lui!

Annunci

Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
Questa voce è stata pubblicata in Economia. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...