Cassano e l’altra sponda

    In attesa di capire quanto c’è di concreto (e quanto no) nell’ultimo provvedimento “per la crescita”, vorrei occuparmi di una questioncina marginale (ma non tanto).

    Quelli che tanti anni fa furono battezzati “radical chic” hanno replicato dando ai loro comportamenti l’etichetta di “politically correct”. Ma non è che se uno si autoproclama corretto acquisisce il diritto di fare l’intollerante.

    Ci vuole un bambino per gridare che il re è nudo e chi, nell’Italia di oggi, si presta meglio di Antonio Cassano a interpretare la parte del bambino? Ho letto di sfuggita il resoconto della sua intervista pre-partita (Italia-Croazia) che per un giorno ha fatto scandalo e l’ha costretto a precisare di non essere omofobo. Può darsi che qualcosa mi sia sfuggito. Può darsi che il giornalista abbia tagliato, rifatto, riscritto. Ma insomma, la sostanza di ciò che ha detto Cassano è: ci sono degli omosessuali fra i giocatori di calcio? Se sì, cazzi loro.

    Onestamente, mi sembra una risposta all’insegna della tolleranza. E allora da dove viene l’ondata di indignazione? Non dal contenuto, bensì dalla forma: Cassano, perbacco, non ha parlato di “omosessuali” bensì di “froci”. Orrore! Vergogna! Anatema!    

    Lo sappiamo tutti che se fosse stato emiliano avrebbe parlato di “busoni”, se fosse stato piemontese di “cupii”, eccetera eccetera. Ma niente da fare: ciò che si pretende da Cassano (da Cassano!) non è che abbia introiettato il comandamento della tolleranza e che predichi il “vivi e lascia vivere”. No: da un calciatore nato e cresciuto a Bari vecchia, e tutt’altro che laureato in filosofia del diritto, si pretende che, oltre a brillare nel firmamento pedatorio, scelga le parole sul vocabolario del “politically correct”.

    Il radicalchicchismo non è nuovo a queste assurdità. Quando la Storia porta alla ribalta un movimento di liberazione, i radical chic non si accontentano di sostenerlo: forse per farsi perdonare di non essersi svegliati prima, pretendono di incoronare gli oppressi, metterli sul trono, affidargli poteri e responsabilità come se l’essere stati emarginati garantisse che, loro sì, loro sanno come si fa.

    Per esempio. Tre anni fa in America ci sono state star della tv che si sono pubblicamente proclamate sull’orlo di una crisi di nervi se Obama non fosse stato eletto. Essendo nero, era automaticamente bravo. Adesso gli rimproverano di aver tradito le promesse (ma quali promesse? Obama aveva detto soltanto: Yes we can, e si era guardato bene dal dire che cosa we can).

    Per esempio. Le donne sono sempre state oppresse? Non è sufficiente ristabilire un vero e sostanziale equilibrio di diritti e doveri. Eh no: le donne devono andare al potere! Gli va garantito almeno il 50% dei “posti” che contano. Tutti e subito. E chi se ne frega se tantissime non hanno voglia di stare in ufficio o nelle sedi di partito per quindici ore al giorno a far carriera leccando culi, tirando gomitate, schivando sgambetti, ecc. ecc. Preferite occuparvi dei figli e della famiglia, o magari semplicemente (e umanamente) volete passare i pomeriggi in centro a vedere le vetrine? Niente da fare: siete state oppresse per secoli e millenni, adesso avete il dovere di prendervi la rivincita.

    Per esempio. Gli omosessuali sono sempre stati oppressi? Non basta riconoscere i logici diritti delle coppie gay, bisogna che si sposino, magari anche in chiesa e con l’abito bianco. Non basta che siano liberi di vivere la loro sessualità pubblicamente o in incognito, a loro scelta. Macché: l’outing è obbligatorio. Anzi, è ora di finirla con la lagna dell’uguaglianza: bisogna dichiarare che l’eterosessualità è una piaga sociale, un delitto, un’oscenità.

    Per i radical chic, quando partono in quarta, l’assurdo non esiste e l’estremismo è una virtù. Più sparano idiozie atomiche, più fanno la faccia feroce per sostenerle. Non c’è da stupirsi se, grazie alla loro ideologia (che peraltro è perennemente in evoluzione), la società torna a dividersi in caste.

    Al primo livello, braminico, ci sono gli omosessuali (avendo cura di distinguere, all’interno della casta, i più “in” di tutti, e cioè i femminielli, i transgender et similia; seguiti dalle lesbiche attive; poi, a debita e sospettosa distanza, seguono gli omosessuali maschi attivi; poi i bisessuali. Infine, a grandissima distanza, le lesbiche femminili, che non si mettono mai in mostra – perché non sono battagliere o perché vengono oppresse dalle loro compagne “machiste”?).

    Al secondo livello le donne eterosessuali (un po’ scadute nella considerazione dei radical chic per colpa delle troppe Condoleezza Rice, Margaret Thatcher, Golda Meir, Indira Gandhi ecc. ecc. che hanno polverizzato la benintenzionata teoria di Christa Wolff secondo la quale le donne al potere non avrebbero mai fatto la guerra).

    Ultimi, paria, feccia dell’umanità, i maschi etero.   

    Ma sarà mai possibile un modello di società nel quale ognuno faccia ciò che si sente portato a fare, senza pretendere trattamenti di favore e compiacendosi del fatto che tutti gli altri, sentendo dire di lui che è X, Y o Z, concludano alla maniera di Cassano: “Cazzi suoi”?

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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5 risposte a Cassano e l’altra sponda

  1. ali3nor ha detto:

    Ciao Riccardo, sono m0ra…

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