Palomo e Manolete

    Il 22 maggio del 1972 la plaza di Madrid concesse in premio a un matador le due orecchie e la coda del toro. In un’altra plaza non ci sarebbe stato niente di strano, ma a Madrid la coda non si dava da quasi cent’anni e, fino ai giorni nostri, non è più stata data a nessuno.

    Nella seconda metà di maggio a Madrid ogni giorno c’è corrida. È la feria de san Isidro, il patrono della città. Dal punto di vista metereologico il periodo non è dei migliori: di solito piove che Dio la manda e le corride si svolgono sotto una cappa di nuvole grigie, con tori e toreri che inciampano sulla sabbia umida e con gli spettatori che guardano più il cielo che l’arena perché lo scroscio può arrivare da un momento all’altro. Ma quel giorno comperai il biglietto da un bagarino perché sulla taquilla era esposto il cartello no hay billetes.

    Gli amici di Salamanca mi avevano avvisato: i tori erano dell’allevamento di Atanasio Fernandez e Sebastian Palomo Linares era andato a visionarli. Il toro Cigarrón pesava di 566 chili e aveva tutte le premesse per fornire uno spettacolo di altissimo livello. Era scontato che il sorteggio avrebbe favorito Palomo: gli altri due matadores, fra i quali c’era il mio prediletto Andrés Vázquez, non avevano interesse a tagliargli la strada.

    Quell’anno, Palomo era un nome importante. Lui e El Cordobés erano diventati impresari di se stessi e avevano organizzato spettacoli nelle arene di provincia. Manuel Benítez si esibiva in volgarità come il “salto della rana”, mentre Palomo toreava con tecnica classica. L’annuncio della sua comparsa a Madrid fece drizzare le orecchie a tutto il mondo taurino. Ma non bastava: dopo essersi assicurato un toro eccezionale, Palomo fece circolare la voce che ambiva a ottenere un trofeo straordinario. Qualche giorno prima della corrida, un giornalista lasciò capire che il presidente era già “preparato” a concederlo.

    Era un po’ come strappare il velo del tempio: Madrid non è una plaza come tutte le altre. In tutte le arene d’Europa e d’America, per poco che il matador faccia un buon lavoro, la banda lo accompagna con un paso doble. A Madrid non si fa. Il pubblico delle altre città va a los toros per divertirsi, quello di Madrid ci va per giudicare. E se davanti al pubblico della plaza più importante del mondo si va per essere esaminati, è logico che il massimo trofeo non venga mai assegnato: rappresenta la perfezione assoluta che, per definizione, è inarrivabile. La coda del toro, a Madrid, non l’hanno avuta nemmeno Belmonte e Manolete. La ottenne Palomo Linares, non perché la meritasse, ma perché aveva creato l’aspettativa del sacrilegio e della trasgressione.

    Io ero là e posso testimoniare: fu una faena classica, geometrica, ma senza un filo di emozione. Con un toro come quello, Manolete avrebbe imposto il sigillo tragico della sua arte. Palomo fece tutto il suo dovere e niente di più. Non poteva dare ciò che non aveva mai avuto.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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2 risposte a Palomo e Manolete

  1. ali3nor ha detto:

    Forse adesso puoi entrare anche qui, ho cambiato alcune impostazioni. Ciao

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