Prandelli d’Italia

    Scrivo questa nota oggi, martedì 26 giugno, quando mancano un paio di giorni all’incontro con la Germania, e spero tanto che la realtà mi smentisca.

    Non mi sento affatto fiducioso. Non che me ne importi poi gran che (per esempio, sarei più interessato a vedere lo spread scendere a 200 punti base), ma il calcio è lo sport nazionale e una squadra che non fa goal neanche con l’intercessione della Madonna di Loreto fa male al cuore. Inoltre, visto e considerato che in Italia ci sono 60 milioni di commissari tecnici, come faccio a tirarmi indietro? Devo dare anch’io il mio piccolo e discutibilissimo contributo.

    Dunque. Il mio debol parere è che possiamo fare esperimenti, cambiare, arrovellarci, ma gli attaccanti a disposizione sono sempre quelli: Cassano, Balotelli, di Natale, Diamanti, e compagnia bella. Non sono niente di speciale, ma non sono neanche dei brocchi. Il problema, tanto per cambiare, sta più indietro. Ci vuole qualcuno che costruisca il gioco, che metta gli attaccanti in condizione di smarcarsi e presentarsi soli o quasi davanti al portiere avversario.

    Ma dietro alla prima linea non stiamo messi bene, proprio no. Passi per Pirlo, che spesso e volentieri dà la sensazione di essere decotto, ma di tanto in tanto pesca ancora qualche invenzione intelligente. Il guaio grosso è Montolivo.

    Giuro che non ho mai capito perché Prandelli lo mette in squadra: forse si è fatto prestare due o trecento euro e non li ha ancora restituiti. O forse Montolivo ha una sorella carina, che ne so? Anzi, ora che ci penso, le sorelle carine devono essere almeno due, perché anche un commentatore Rai, non mi ricordo come si chiama, ha avuto la faccia tosta di sperticarsi in pubblici elogi proprio nella partita (quella con l’Inghilterra) in cui ogni palla a Montolivo era sistematicamente una palla persa. Non so se ci avete fatto caso, ma il Nostro non ha indovinato un passaggio neanche per sbaglio.

    Non voglio infierire sul rigore sbagliato perché quella è una disavventura che può capitare a chiunque (come dicono i cretini: “ci sta”). Capitò perfino a Baggio. No, mi riferisco proprio ad ogni singolo pallone che l’altra sera, per caso o per nostra sventura, è capitato sui piedi di Montolivo: ogni volta l’azione è morta lì.

    Si dirà: vabbe’, una partita scarognata ogni tanto può succedere (appunto: “ci sta”). Ma io non ricordo una sola partita in cui Montolivo non abbia sprecato almeno il 90% dei palloni incautamente affidati ai suoi scentratissimi piedi. Se mai il fausto evento di una buona partita, di un buon passaggio, si è verificato, deve risalire al secolo scorso (quando il Nostro giocava all’oratorio).

    Prandelli, se non vuoi vedere l’Italia ridotta a brandelli, cerca di fare almeno una bella figura contro la Panzerdivision. Perderemo, evabbe’, (questo, naturalmente, “ci sta”) ma almeno mettici un po’ di buon senso. Non abbandonarti all’autolesionismo. Lascia fuori Montolivo-Tafazzi, lo sventurato che lavora per il re di Prussia. Non metterlo neanche in panchina: mandalo a casa col primo aereo.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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3 risposte a Prandelli d’Italia

  1. gigio ha detto:

    buongiorno
    sono la mamma di Montolivo,sono tedesca di Germania.
    io dato ordine mio pampino di fare autogol.
    auwidersen

    vai Riccardo : luglio 1982 terrazza di piazza Vesuvio………..
    ciao
    gigio

    • riccardo ferrazzi ha detto:

      Madonna! Trent’anni fa?! Sono già passati trent’anni? E in tutto questo tempo che cosa ho combinato? Giusto fondato un paio di aziende, scritto un paio di romanzi, beccato una depressione, rovinato una prostata (ne avevo soltanto una), invecchiato e rimbambito. Gesù! E’ tutta qui, la vita?

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