Il dibbbattito

In questo caldo, caldo, caldo agosto la politica non demorde: pur di parlare (a vanvera) rinuncia anche alle ferie.  

    Rigorosamente con tre b, il dibbbattito si avvita su se stesso: preferenze o collegi? Sinistra con o senza Di Pietro? Destra con o senza la Lega?

    Qualcuno, di grazia, sia così gentile da farmi sapere se, e per quale motivo, a qualcuno possa importare alcunché di questi avvincenti dilemmi.

    Basta guardare le facce dei vari Bersani, Alfano, Vendola, Maroni e compagnia cantante per avere la netta sensazione che, tanto per cambiare, ci stanno prendendo per il… naso. Quando poi capita di vedere un Casini esagitato come non mai (cosa avrà da scalmanarsi tanto?) e un Di Pietro che palesemente non si rende conto di quel che dice ma lo dice lo stesso perché ci prova un gusto matto, viene forte il sospetto che la misura sia ormai colma.

    Ma allora: preferenze o collegi? Ah, com’è corta la memoria collettiva! Si uscì (si fa per dire) da Tangentopoli reclamando i collegi perché le preferenze generavano corruzione. Le campagne elettorali costavano miliardi. I partiti rubavano a man salva. I candidati promettevano tutto a tutti, e poi, per mantenere le promesse, saccheggiavano lo stato. Ce lo siamo già dimenticato?

    Oggi le tangenti continuano a impazzare, tutta l’Italia invoca una drastica riduzione dei costi della politica, e che cosa ci ammanniscono i politici? Il dibbbattito: preferenze o collegi.

    E allora facciamoci qualche semplice domanda: chi nomina i candidati per i collegi? I partiti. Ma se passiamo alle preferenze, chi decide i nomi da mettere in lista? I partiti. E chi decide in che ordine metterli? Sempre loro, i partiti. E se un candidato viene messo in lista al numero 27 come fa a ottenere i voti di preferenza? Spendendo a piene mani. E dove va a prendere i soldi? Bella domanda. Provate a rispondere con parole vostre.                         

    Opinione strettamente personale: secondo me non ne usciremo mai. Ma se proprio si vuol fare un tentativo, alla larga dalle preferenze. Meglio i collegi uninominali all’inglese. Un turno secco, chi prende più voti è eletto, winner takes all. Sarà il trionfo dei partiti? Sì, ma almeno non avranno più la “scusa” dell’alto costo della politica.  

    Ruberanno lo stesso? È probabile. Ma per i furti dei politici (corruzione, concussione, eccetera), così come per i furti dei comuni ladri, non c’è altra difesa che la magistratura. Con tutti i suoi difetti, con le sue inchieste discutibili, con i suoi provvedimenti a orologeria, con tutto quel che sappiamo, ma almeno con la copertura della legge.

    Se i partiti diventeranno “leggeri” (e manderanno a spasso migliaia di funzionari dei quali è problematico capire la necessità) le cose saranno molto più chiare. Se le elezioni non comporteranno spese esagerate, sarà più facile capire se il furto ipotizzato dal PM Pinco Pallino esisteva davvero e che motivazioni aveva: spese del partito (quali?) o arricchimento personale. Se non esisterà più la scusa “ha rubato sì, ma per il partito”, si potrà perfino procedere a regolamentare (cosa oggi impossibile!) i rapporti fra magistratura e politica.

    Insomma: un sistema perfetto non l’avremo mai, ma qualcosa per rendere la politica meno lutulenta si può fare. Certo, non con le preferenze.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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