Lettera aperta a Franz Krauspenhaar

    Caro Franz, ho letto Le monetine del Raphael e ti ho ritrovato: il Franz di Le cose come stanno e di Era mio padre. Con uno sviluppo specifico: tanta gente, con l’avanzare dell’età, perde la voglia di incazzarsi. Per stanchezza, per disillusione. Tu invece hai la rabbia nel DNA e se non ti incazzi ti manca l’aria.

    In questo tuo ultimo libro la rabbia c’è tutta, apparentemente concentrata sulla storia italiana, dalla guerra a mani pulite. In realtà è una rabbia cosmica, sistemica, totale, espressa in pagine a rettangolo pieno, praticamente senza dialogo (un azzardo stilistico, ma anche una scelta obbligata); non un flusso di coscienza ma un lungo ragionamento alla Thomas Bernhard, costellato di osservazioni acute, intelligenti, in gran parte condivisibili.   

    Eppure devo dirti che mi par di cogliere una contraddizione. Questo modo di affrontare la realtà della vita non porta da nessuna parte. Un modo che non è soltanto tuo (e forse è proprio questo il guaio). Certo: la tua rabbia non è quella (falsa) di chi sfrutta l’indignazione per portare a casa la pagnotta. Ci sono fin troppi sciacalli che, in tv o sui giornali e adesso anche nel web, campano aizzando il gusto vigliacco di lanciare monetine e sputare sui cadaveri. Tu smascheri e condanni gli sciacalli, è vero, ma la tua rabbia finisce per porli al livello delle loro vittime: in un certo senso, li nobilita. Tu ti incazzi con gente che merita soltanto disprezzo, e così li elevi alla dignità di avversario. Smascherando la vigliaccheria di chi tirava monetine (o metteva bombe nelle stazioni, o faceva fuori Moro e la sua scorta) dài l’impressione di avere individuato i veri responsabili della tua rabbia, e chi legge pensa che se non ci fossero stati loro tu saresti stato in pace con il mondo e con te stesso. Ma non è così, lo sappiamo bene: la rabbia vera non è contro Tizio o Caio, è per le cose, che stanno come stanno, e non c’è verso di cambiarle.

    In fondo, queste verità le hai scritte. Chi sa leggere le trova anche in questo libro. I terroristi rossi e neri, i terroristi di stato e di antistato, i padri non-padri bisognosi di un padre politico, le donne oggetto, l’amore che non è amore (gli manca sempre qualcosa), la fuga nel sesso, tutto questo non è qualcosa che ci sta di fronte: l’abbiamo dentro, siamo noi che siamo fatti così, contraddittorii e pronti a criticare l’incoerenza degli altri, bugiardi in cerca di una sincerità che non adotteremo mai come regola di vita. L’hai scritto, l’hai fatto capire a chi vuole capirlo. Ma forse non abbastanza. Gli artisti devono essere chiari su chi è il nemico e chi siamo noi, altrimenti il lettore si lascia trascinare dalle sue collere personali e trova nel libro solo ciò che gli piace o gli fa comodo. Se gli artisti dirottano la rabbia sui falsi bersagli della cronaca (o della Storia?), la gente continuerà a lanciare monetine, convinta che basti odiare, identificare una vittima, ucciderla, sputtanarla, per veder spuntare il sol dell’avvenire.

    Troppo facile. Troppo comodo indignarsi per gli errori commessi dai capri espiatori. Il vero nemico siamo noi. È dentro di noi che dobbiamo combattere, se vogliamo “cambiare le cose”. Certo, si fa fatica. E di soddisfazioni ce n’è proprio poche. Ma la rabbia non ha mai prodotto niente di positivo. Sono e resto convinto che la macchina a vapore abbia liberato l’umanità più di tutte le rivoluzioni. Vivere di rabbia serve soltanto a mangiare bile, e a morire incazzati.

    Detto questo, ti ringrazio di aver scritto Le monetine del Raphael. È un libro importante, e non capita spesso di leggerne. Anzi, era un bel po’ che libri importanti sulla quasi attualità non se ne scrivevano più. Meno male che ogni tanto c’è qualcuno che ci mette di fronte alle nostre contraddizioni.

    Grazie, Franz.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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2 risposte a Lettera aperta a Franz Krauspenhaar

  1. Stella maria ha detto:

    Non ho ancora letto il libro ma riconosco Franz nelle tue parole. E’ una lettera molto bella e coraggiosa che solo chi crede nella verità dell’amicizia e delle cose può scrivere. Tornerò qui per vedere la risposta di Franz e sarà una bella corrispondenza.
    Grazie Riccardo

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