Quanto è fragile l’esistenza!

Un altro brano di romanzo (lo stesso di cui ho già postato altre parti). Spero che vi piaccia.

    Neanche il tempo di pennellare il rossetto sulle labbra e, una dopo l’altra, esplosero al telefono le proteste di tre clienti trascurati. Clay si destreggiò mostrandosi, secondo il caso, meravigliata, offesa o battagliera. Si sa: la miglior difesa è l’attacco e chi fa rimostranze ricava più soddisfazione da un interlocutore agguerrito che da un mansueto incassatore. Ma alle dieci e cinque Clay era già estenuata: ogni trillo del telefono la faceva sobbalzare. Che fossero i prodromi di un esaurimento nervoso? Ci voleva un antidoto. Una barretta di cioccolato? Un barattolo di Nutella? L’ideale sarebbe stato un appuntamento dal parrucchiere: shampoo, pettegolezzi, riviste di moda, manicure. Bisognava staccare la spina, almeno per pochi minuti. Clay passeggiò avanti e indietro per l’ufficio, tornò alla scrivania, cercò il pacchetto delle sigarette e si accorse di essere rimasta a secco. 

    Purtroppo anche all’aperto la mattina milanese non offriva visioni rasserenanti. Il traffico strisciava come una melma vischiosa incanalata in un imbuto, i pedoni avevano facce da ergastolani durante l’ora d’aria, il cielo aveva quasi lo stesso colore dei tetti. Sull’orizzonte della noia, l’insegna del bar prometteva aromi di caffè e di tabacco. Clay entrò e socchiuse le palpebre assaporando una miscela di fragranze dai nomi esotici: Colombia, Macedonia, Costarica, Virginia…

    “Schiava del vizio, eh?”

    Dietro al banco, la persona più mite di tutta la val padana la guardava con un sorriso da milanesone un po’ bamba, festoso come un cucciolo di sanbernardo.

    “Stronzo!”        

    Clay arraffò il pacchetto e rientrò in ufficio zampettando sui tacchi alti. Si voltarono a guardarla due businessmen in gessato e valigetta, e un extracomunitario dallo sguardo da lupo. Uomini! Ce fosse uno, dico uno, senza secondi fini! E tu, cretina, che lavori in questo studio solo perché Giorgio di profilo ti ricorda papà. Proprio Giorgio, poi. Uno che parte per chissà dove e ti pianta qui in braghe di tela! Ma Nicchia come fa a sopportarlo? Non vede che lo studio va in malora? Brambilla, Galbiati, Frigerio, hanno telefonato tutti e tre stamattina. Se tre clienti come loro ci mollano, che facciamo, le parole crociate?

    Tornata in ufficio, Clay entrò bellicosamente nell’ufficio di Nicchia con i dossier stretti sotto il gomito e mise le carte in tavola: ormai di bugie ne aveva dette troppe, i clienti non le credevano più. Nicchia non fiatò, non cambiò espressione. Clay tirò fuori da ciascun dossier un foglio con le sue analisi, valutazioni e proposte.

    “Avvocato, qui bisogna prendere delle decisioni.” 

    Lo sguardo di Nicchia rimase assente. 

    “Non sono clienti miei.”

    “Ma è lei la titolare dello studio. Li chiami, spieghi la situazione. Bisogna fare qualcosa, se no questi ci piantano!”

    Nicchia parve non darsene per intesa.

    “Sono clienti di Giorgio” insistette.

    “E allora parliamone con lui. Telefoniamo. Mandiamo un piccione viaggiatore. Ma diamoci da fare, se no tanto vale chiudere bottega.”

    Per la prima volta sul volto di Nicchia apparve una espressione. Qualcosa a metà fra lo stupore e la paura.

    “Siamo a questo punto?”

    “Avvocato, è mezz’ora che glielo sto dicendo.”

    Nicchia aveva gli occhi sbarrati. Clay provò a battere il ferro finché era caldo.

    “Dove posso rintracciare Giorgio?”

    La domanda suonò formale come quelle che il sostituto procuratore Ceppi rivolgeva ai poveri Cristi sul banco dei testimoni. Nicchia vacillò.

    “Non so dove sia” dovette confessare.

    Alzò il mento come una bambina orgogliosa e un rivolo nero le colò sulla guancia. Clay fu travolta dall’indignazione. Come si permetteva Giorgio di ridurre in quello stato una signora come Nicchia? Cosa avrebbe balbettato se fosse stato lì a contemplare il disastro? Avrebbe invocato una forza maggiore? Sì, tutti così gli uomini: sempre a cercar scuse.

    Ma una volta seduta alla sua scrivania, con i gomiti puntati sul ripiano e le occhiaie appoggiate contro i polsi (e al diavolo l’ombretto!), Clay fu sfiorata dal dubbio che Giorgio una forza maggiore da invocare potesse averla, eccome. Per esempio, poteva essere morto.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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3 risposte a Quanto è fragile l’esistenza!

  1. Pingback: Quanto è fragile l’esistenza! | Merlin Cocai

  2. gelsobianco ha detto:

    “e le occhiaie appoggiate contro i polsi (e al diavolo l’ombretto!)”
    mi hai fatto venire voglia di leggere il romanzo.
    gb

  3. riccardo ferrazzi ha detto:

    Lo trovi qui sopra cliccando I NOMI SACRI. Però ti avverto: è un mattone di quasi 500 pagine, e la Clay compare solo nella seconda e terza parte. Buona lettura!

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