Libertà di diffamare

    Ohibò! Un giornalista viene condannato a 14 mesi di galera per aver diffamato un magistrato e tutto il mondo insorge. Giornalisti di ogni genere e specie, e politici di ogni tendenza, tutti lì a strillare che la democrazia è a rischio quando i giornalisti finiscono in carcere. Perfino il Quirinale si premura di far sapere che il Presidente segue l’affaire con vigile trepidazione.

    Neanche uno che pensi a far notare che, dopo tre gradi di giudizio, non c’è più spazio per il benché minimo dubbio che la diffamazione ci sia stata. Si balbetta che il giornalista in questione (Sallusti) non avrebbe scritto lui l’articolo incriminato, ma sarebbe stato condannato solo per “omesso controllo” essendo lui il direttore responsabile. Però l’articolo in questione era firmato con uno pseudonimo (Dreyfus) e l’autore (un vero Cuor di Leone) è saltato fuori solo adesso, dopo la pronuncia della Cassazione. In tutti i giornali del mondo gli articoli non firmati o firmati con uno pseudonimo sono attribuiti al direttore. Ve lo ricordate come inizia la “Millennium saga”: il protagonista è un giornalista svedese che va in galera perché riconosciuto colpevole di diffamazione a mezzo stampa. E poi, scusate tanto, ma se il direttore non fosse responsabile di tutto ciò che si pubblica sul suo giornale, perché diavolo dovrebbe essere chiamato “responsabile”?

    E se responsabile è, perché diavolo dovrebbe rispondere solo pecuniariamente? La diffamazione a mezzo stampa è un reato penale. Lo è sempre stata e per questo reato andò in galera un galantuomo come Giovannino Guareschi, querelato da Alcide De Gasperi (del quale non si può certo dire che fosse antidemocratico).

    E infine, perché mai il fatto di essere iscritto all’ordine dei giornalisti dovrebbe assicurare la patente di impunito? Perché i cittadini calunniati, vilipesi, infangati, dovrebbero accontentarsi di una vile moneta e star zitti? I giornalisti sono forse più cittadini degli altri?

    Personalmente, pur preoccupato per la libertà di espressione come diritto inalienabile del cittadino, non condivido la tesi di chi vorrebbe punire la diffamazione a mezzo stampa con una semplice pena pecuniaria.

    Ben sapendo che, tanto, la multa la pagherebbe l’editore (ben contento di alzare la tiratura), i giornali diventerebbero il ricettacolo delle diffamazioni. Chi fermerebbe più i giornalisti? Ogni maldicenza verrebbe immediatamente spacciata per verità (e magari pure gonfiata). Immaginate un po’ che cosa diventerebbero certi giornali che già oggi non arretrano davanti a niente pur di sparare lo scoop. E come potrebbe il cittadino formarsi una libera opinione se la diffamazione diventasse prassi su tutta la stampa? Cosa diventerebbe la lotta politica? Stalin consigliava: calunniate, calunniate, qualcosa resterà.

    In Italia la diffamazione è sempre stata reato penale. A qualcuno risulta che dal 1945 a oggi sia mai venuta meno la libertà di stampa? A me no.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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