Due chiese e il villaggio globale

    Viviamo davvero in un villaggio globale? E questo ci crea degli inconvenienti? È un fatto che le notizie si diffondono con impressionante rapidità ma con scarso approfondimento: il risultato è confusione e perdita di significato. Ma il problema non sta nella velocità con cui le notizie vengono diffuse; sta semmai nel fatto che le notizie vengono trasferite da un luogo all’altro senza una adeguata mediazione culturale.

    In Peru qualcuno inventa una festa del sole e la gabella come una restaurazione degli antichi riti precolombiani? Le immagini di un attore addobbato da sacerdote inca rimbalzano in Europa e la parrucchiera di Pizzighettone viene colta da un dubbio: “E se avesse ragione lui (e non il Papa o il Partito)?”. Questa angosciosa domanda la turba al punto di spingerla a chiedere lumi alla cartomante; e torna a inquietarla quando in tv passa la notizia del suicidio collettivo degli svizzero-canadesi convinti, non di morire, ma di trasferirsi su un altro pianeta (dove, naturalmente, si sta cento volte meglio di quaggiù). Eccetera eccetera.

    Grazie alla globalizzazione qualunque novità risulta più affascinante di una cultura che ci incombe sulla testa da secoli e della quale tanto la parrucchiera di Pizzighettone che i più raffinati pensatori hanno fatto indigestione.

    La gente non può più credere (a Dio o al materialismo) per suggestione, visto che è giornalmente bombardata da decine di suggestioni diverse, e una vale l’altra. Ma non vuole neanche credere per paura delle fiamme dell’inferno o dei processi staliniani. Vorrebbe capire. Non è diventata atea, così come non ha perso una generica fiducia nel “progresso”, ma ha smesso di partecipare. Non chiederebbe di meglio che essere convinta, ma nessuno si preoccupa di farlo e le sirene dell’irrazionalismo hanno buon gioco a risultare più allettanti della cultura e del buon senso.

    Da un lato, Sillabo, Catechismo e Dogmi, con la loro marmorea rigidità, hanno ingessato il sentimento religioso in una meccanica ripetizione di gesti, parole e nenie (spesso di una puerilità che sconfina con l’idiozia). Ciò che doveva essere assistenza e aiuto per una lotta personale che dura tutta la vita si è cristallizzato in superstizione (come nel caso di certe forme di devozione a questo o quel santo). E dopo secoli di liturgie che hanno soverchiato la sostanza, tanto la parrucchiera che il raffinato intellettuale, quando vengono a contatto con altre superstizioni, si domandano che differenza c’è. 

    Dall’altro lato, illuminismo e marxismo pretendevano di instaurare un ateismo militante che non aveva altro scopo che affermare se stesso. Con il risultato abnorme di privare il genere umano di un ingrediente fondamentale: la speranza.

    Il risultato di tutto ciò è una società che affonda nel pensiero debole perché non ne può più di pensieri forti che pretendono di plasmare gli esseri umani una volta per tutte. Pensieri forti che non dovevano essere poi fortissimi, se hanno avuto paura di permettere e incoraggiare percorsi anche rischiosi, ma personalizzati, nei quali ciascuno potesse ritrovare se stesso.

    Rincorrendo il mito di due diverse palingenesi i pensieri forti hanno preteso che gli uomini rinnegassero la loro natura per diventare santi, in un caso, o uomini sociali(sti) nell’altro. Invece di concentrarsi sui principi, i detentori dei pensieri forti hanno legiferato sulle inezie, hanno imposto disposizioni assurde e hanno minacciato la morte o la dannazione eterna a chi disobbediva. Salvo poi lasciar cadere le disposizioni quando la loro assurdità diventava evidente (senza però rinnegare le pene: chi si pretende infallibile non si arrende neanche davanti all’incoerenza). In questo modo i pensieri forti hanno sperperato gran parte della loro legittimazione. 

    Così non si può andare avanti. Urgono risposte che non siano semplici riaffermazioni, ma ripensamenti profondi.

Annunci

Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Due chiese e il villaggio globale

  1. Pingback: Due chiese e il villaggio globale | Merlin Cocai

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...