Un simpatico mercante d’arte

da “I nomi sacri” parte seconda

 

    “Paleologo? Una persona squisita! Anzi, cosa dico? Un uomo di buon gusto! Mi mandava anche dei clienti. Sì, cioè, i soliti che entrano, guardano, bello, bello, e devi sparare tu il prezzo, perché loro mica domandano, e appena glielo dici salutano e tagliano la corda. Ma poi parlano in giro e qualcosa salta fuori.”

    Aggirandosi fra battaglie e rovine seicentesche, il mercante elencava senza scrupoli di riservatezza nomi e cognomi di immobiliaristi, industriali, top manager, chirurghi e principi del foro: tutta una banda di ignoranti, tutta una manica di speculatori improvvisati.

    “Capaci di mettersi in casa le porcherie del solito giapponese pompato dai mercanti di New York. Capaci di guardare uno Spera o una Anguissola e sentenziare che, sì, è roba da storia dell’arte, ma commercialmente non ha futuro. Capisce che gente, caro Zoster?”

    “Zweifel.”

    “Sì, appunto. Si rende conto? Gente così.”

    “Vuol dire un po’ come gli svizzeri?”

    “Ma scherza? In confronto ai milanesi, gli svizzeri sono dei signori! Li mandi da me, i suoi elvetici, se cercano un Ruoppolo, un Baciccio, un Morazzone. Poi per la percentuale vedrà che ci mettiamo d’accordo. Ma dai milanesi c’è niente da sperare. Questa è gente che guarda all’arte come a una cassaforte; anzi, cosa dico? Come ai titoli della Edison! Questi qui, caro Zuegg, sa qual è l’unico modo per appendergli in soggiorno un Carlevaris? Fargli balenare la speranza che qualche critico da talk show glielo promuova a Canaletto!”         

    “Ma no!”

    “Ma sì! Dia retta a me che li conosco, caro Zeiss! L’unico che di arte ne capiva era il povero Paleologo. Un filantropo, un benefattore, anzi, cosa dico? Una persona seria! Pensi che era stato lui a trovare lo sponsor per il restauro della cappella Contreras. Conosce? No? Dovrebbe. Nella chiesa della Sapienza, di fianco al Conservatorio. Puro Seicento. Affreschi del Gherardini, un grande ingiustamente trascurato. Mi piacerebbe mostrarle dei disegni di sicura attribuzione… anzi no, è meglio che veda prima gli affreschi… i disegni me li ha affidati la contessa Guidarelli che, detto inter nos, è a corto di liquidi… Scommetto che il Seicento, a Costanza, va via come il pane. Ma lei si faccia prima un’idea con gli affreschi. Vedrà: roba di grande sensibilità cromatica, tutti giocati sulle tonalità della terra di Siena, assolutamente da non perdere! Vada a vederli, caro Zimmer. Ai restauratori dica pure che la mando io…”

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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