Legge elettorale e cose serie

    Uno dei proponimenti di questo blogghino è evitare la politica come la peste. Però ci sono circostanze nelle quali, se uno tace, corre il rischio di essere preso per reazionario, asociale o quantomeno imbecille. Le attuali circostanze, con il governo tecnico in agonia e l’intera classe politica in preda alla voluttà di dissoluzione, impongono, se non altro, uno sguardo panoramico e una opinione su dove si andrà a parare. 

    Eppure, in hoc patriai tempore iniquo, c’è qualcuno che stia seguendo con qualche interesse le reciproche pugnalate che i partiti si scambiano a proposito della legge elettorale? Credo di no: siamo tutti rassegnati al peggio. E allora facciamo un po’ di riassunto.

    Casini, Dio sa perché, vuole le preferenze e si batte a spada tratta perché ricominci il mercato dei voti che ha mandato sottoterra la prima repubblica (oltre alla giunta Formigoni).

    Bersani non vuole qualunque cosa vogliano gli altri. È convinto di aver tutto da guadagnare se si voterà ancora con il Porcellum, e probabilmente ha ragione. Peccato che, mandando al potere chi raccoglie il 30% dei voti, lo sputtanamento delle istituzioni supererebbe il punto di non ritorno.

    Alfano vuole la proporzionale per bloccare il sistema perché sa di non essere in grado di competere. Berlusconi non si sa cosa voglia: non lo sa neanche lui e cambia parere ogni due giorni. Gli ex AN sembrano in stato confusionale. Il centrodestra non esiste più.

    Grillo si bea dei sondaggi, ma nei suoi rari momenti di lucidità accende candele a tutti i santi implorandoli di non farlo vincere. Ricordate i sorrisi di compatimento di Sarkozy e della Merkel? Figuriamoci le sghignazzate se ai summit della CEE dovesse andarci lui.

    Quanto agli altri, ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. La Lega di Maroni è anche più penosa di quella di Bossi. L’unica cosa che dice di volere è mandare a casa Monti. Ci andrà comunque. E poi?

    Di Pietro è nella merda fino al collo ma (purtroppo) sopravvivrà. Spariranno almeno Rutelli, Fini e gli altri parassiti della politica italiana? Temo di no.

    Vendola è ridotto peggio di Amleto: sa perfettamente di speculare su una minoranza che rischia di fare la fine del MSI. In tempi di recessione prolungata, un partito portatore di una visione del mondo estremista ha poche alternative: o fa la rivoluzione o sparisce. E Vendola non ha proprio la faccia del rivoluzionario.

    E allora che succederà?

    Niente di speciale. Con un sistema elettorale o un altro, si faranno le elezioni. Vincerà Bersani per un pelo su Grillo e governerà più o meno come aveva fatto Prodi (cioè non governerà). Se farà una patrimoniale, la fuga dei capitali diventerà una valanga. Se aumenterà le tasse sui “ricchi”, idem con patate. Totale: si ridurrà a fare grandi proclami di solidarietà senza mollare quattrini (che non ha). Cioè la stessa politica di Rajoy in Spagna con in più un po’ di demagogia. Così la CGIL scenderà in piazza contro il PD.

    È questo il destino della politica italiana? Scivoleremo sempre più lungo la via greca alla catastrofe? È probabile.

    In realtà, per uscire dal pantano bisognerebbe tagliare drasticamente le spese correnti e lasciar che piangano calde lacrime tutti quelli (e sono tantissimi) che sugli sprechi pubblici campano da una vita. Non c’è via di mezzo: bisogna licenziare decine di migliaia di imbucati nei ministeri, nelle regioni, nei comuni, per non parlare degli enti parastatali, ma anche nella scuola e nell’esercito (ventimila dipendenti della regione Sicilia, migliaia di guardie forestali in Calabria, tre maestre dove ce n’è sempre stata una sola, missioni di pace in mezzo mondo, ecc. ecc.).

    So bene che mandare a spasso così tanta gente è un problema sociale; ma a furia di accontentare tutti siamo arrivati a un passo dal fallimento e, se non si prende il toro per le corna, il problema da sociale diventerà totale.

    Non basta: bisogna eliminare del tutto le province; bisogna accorpare le regioni riducendole a sette-otto al massimo; bisogna mandare a casa metà dei deputati e senatori, insieme a tre quarti dei funzionari e impiegati di Camera, Senato e Quirinale; bisogna abolire il CNEL e Dio sa quanti altri enti inutili; bisogna vendere le proprietà di Stato, regioni, province e comuni, se costano più di quanto rendono. Bisogna abolire le tasse la cui esazione costa più del gettito (ci sono, ci sono).

    Insomma: bisogna fare sul serio la spending review che il Porfirogenito ha promesso (e non ha fatto), eliminando tutte le spese improduttive.                                          

    Ma se non ci è riuscito lui, chi sarà mai in grado di farla?

Annunci

Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
Questa voce è stata pubblicata in Economia, Storia. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Legge elettorale e cose serie

  1. Pingback: Legge elettorale e cose serie | Merlin Cocai

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...