Lo spirito dei tempi

   

    Sul finire degli anni ’30 del secolo scorso, Isaac Asimov lesse la Storia del declino e caduta dell’impero romano di Edward Gibbon e concepì l’idea della saga della Fondazione. I primi racconti (scritti fra il 1940 e il 1949) vennero fusi in tre romanzi: Foundation, Foundation and Empire e Second Foundation.

    Dal punto di vista editoriale non fu niente di travolgente, tanto che l’autore decise di chiudere lì e avviò un’altra saga: quella dei robot. Però nel 1961 la trilogia della Fondazione fu ripubblicata ed ebbe un successo insperato, tanto da far nascere nell’autore l’idea di collegare i robot alla storia galattica.

    Pur con le interruzioni imposte dal lavoro di divulgazione scientifica al quale Asimov teneva moltissimo, i quattordici romanzi in cui si articola il ciclo costituiscono un insieme abbastanza omogeneo. La saga termina con Fondazione e Terra, e può dirsi conclusa con quest’ultimo romanzo datato 1983.

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    A proposito di Asimov credo che sia difficile trovare nella letteratura di tutti i tempi un autore più schematico nelle descrizioni, bidimensionale nei personaggi, prevedibile nelle soluzioni. Eppure è l’autore di fantascienza più venduto dopo Jules Verne, con il quale ha in comune lo schematismo, la lingua sciatta, l’incapacità di far provare dei veri sentimenti a personaggi privi di profondità.

    Il successo di Asimov dipende unicamente dal respiro cosmico del suo progetto. Gibbon prese in esame quindici secoli di Storia, Asimov ha ricostruito  dodicimila anni durante i quali viene popolata la galassia, un impero nasce e crolla, una Fondazione lo ricostruisce. Tutto questo con l’aiuto di una scienza fittizia (la psicostoria), dei robot, di esseri umani dotati di capacità mentali straordinarie, ma anche di uomini qualunque.

    La lezione che mi permetto di trarne è questa: il segreto per vendere milioni di copie sta nell’indovinare lo spirito dei tempi con il giusto anticipo. Nel 1940 c’era la guerra e la gente aveva bisogno di sentirsi unita e compatta; non poteva mettersi a fantasticare sui meccanismi sociali che portano al crollo di un organismo complesso. Nel 1961 il neocapitalismo era in pieno boom e la gente cominciava a sospettare che prima o poi sarebbe andato a sbattere contro i suoi limiti. Ecco perché la trilogia della Fondazione ebbe successo con vent’anni di ritardo.

    Ma, naturalmente, analisi di questo genere si possono fare soltanto a posteriori. Nel 1940 non la fecero né l’autore né l’editore. E se nel 1961 un altro editore ristampò i romanzi della Fondazione fu solo perché nel frattempo Asimov si era fatto un nome con i romanzi sui robot.

    Indovinare lo spirito dei tempi al momento giusto è l’unica cosa che conta. Volete vendere un milione di copie di qualunque cosa, essere intervistati da Fabio Fazio, e magari fidanzarvi con una showgirl? Provate a indovinare lo Zeitgeist. Poi scrivete pure con uno stile sciatto come Verne oppure tronfio come Umberto Eco oppure cupo e noioso come Houellebecq. Non importa. La sostanza fa premio sulla forma anche quando è illusoria: basta che sia condivisa.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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