San Silvestro a Palazzo Chigi

     Cronaca politica. Forse qualcuno (magari chi dà retta ai giornalisti che “pompano” le notizie) si illude che il porfirogenito Monti Mario abbia dato uno scossone alla politica italiana.

    Anche a me piacerebbe crederci. Ma non ci credo.

    Dite se mi sbaglio: ci siamo scannati per mesi sulla revisione della legge elettorale. Uninominale? Proporzionale? Premio di maggioranza? I telegiornali non parlavano d’altro. Il professor Sartori imperversava sulle prime pagine del Corriere. Improvvisamente non gliene frega più niente a nessuno: si voterà con il deprecato Porcellum e il molto onorevole presidente Napolitano, che aveva ripetutamente proclamato la necessità di cambiare la legge elettorale prima di chiudere la legislatura, non trova né il tempo né la voglia di spiegare come mai ha cambiato idea.

    Che significa tutto ciò? Che di noi, detentori della sovranità secondo la costituzione “più bella del mondo” (figuriamoci!), di noi non frega niente a nessuno. E non ditemi che sono un disfattista.

    Cambiamo argomento? Ma sì: cambiamo argomento. Quando il porfirogenito annunciò che avrebbe ridotto l’IRPEF e aumentato l’IVA cercando di far passare la cosa come un primo gesto verso la riduzione della pressione fiscale, scrissi che ci prendeva per i fondelli. Era così evidente che se ne accorsero tutti (tranne il Consiglio dei Ministri che aveva partorito cotale idiozia).

    Bene: l’IRPEF non è stata ridotta, fra sei mesi l’IVA aumenterà e il maggior gettito a cosa verrà consacrato? A soddisfare lobbies e gruppi di pressione di destra e sinistra, senza distinzione. Alla faccia nostra. 

    Ma, si dirà, un colpo di scena politico c’è stato: il porfirogenito Monti Mario è “salito” in campo spirando fuoco e fiamme contro il Berlusca, colpevole di averlo sfiduciato con un mese di anticipo. (Come si permette? Lei non sa chi sono io!). Senza neanche prendersi la briga di elaborare un po’ la formulazione, il Nostro ha riproposto l’eterna pretesa casiniana di intestarsi il “partito di plastica” (e cioè di sfilare il PDL dalle grinfie del Cav). Ma perché i pidiellini dovrebbero consegnarsi a lui, visto che non l’hanno fatto con Casini? Perché sì. Perché lui, come l’aranciata San Pellegrino, “è un’altra cosa”. Campa cavallo.

    La conferenza stampa nella quale l’autonominato Salvatore della Patria ha annunciato i suoi propositi escatologici era stata preceduta da settimane di attesa messianica. Ma l’esito non è esaltante. Anche se le ricette di Monti sono un concentrato di buon senso, cosa che nella politica italiana latita da gran tempo, con quali forze il porfirogenito si propone di metterle in atto?

    Spero di sbagliarmi, ma sospetto che un anno a palazzo Chigi faccia perdere il senso delle proporzioni e induca a fare il passo più lungo della gamba. A sentire il Professore, partendo da Casini (con il rinforzo di Fini, Rutelli e dei loro parenti più stretti) e Montezemolo (che notoriamente muove larghe masse di popolo), vorrebbe staccare e attrarre a sé mezzo PD e quasi tutto il PDL. Non soltanto una dozzina di notabili, ma milioni di italiani dovrebbero marciare insieme a lui verso le magnifiche sorti e progressive.

    Finora la pesca si riduce a Ichino, ex del PD, e a Frattini, transfuga dal PDL. Ma fra due mesi bisognerà rivolgersi a quei milioni di poveracci che, una volta ogni cinque anni, esercitano la sovranità. Quanti voti portano Ichino e Frattini?   

    Secondo me, al porfirogenito resta una sola possibilità: un semplice endorsement del cardinale Bagnasco non basta, neanche se fosse corredato dalla scomunica a chi vota per i nemici della famiglia tradizionale (quelli che reclamano il matrimonio gay o che organizzano festini con igieniste orali). Nossignore. Per dare la maggioranza al porfirogenito ci vorrebbe un pronunciamento ex cathedra di Benedetto XVI o almeno del cardinal Bertone.

    Se non stringe un accordo di ferro con i preti, e alla svelta, temo che Monti farà un buco nell’acqua, l’Europa e i mercati perderanno la poca fiducia che il porfirogenito ha indiscutibilmente ricuperato, e l’unica speranza dell’Italia resterà lo stellone.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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