La Storia a priori e a posteriori

    La realtà funziona in modi complicati, difficili da interpretare e quasi mai prevedibili. Per orientarsi nel caos, gli uomini procedono a base di semplificazioni che finiscono per tradire il senso originario delle cose.

    Quando i libri di Storia dicono in poche righe che un certo trattato sancì la supremazia di questo o quello Stato, evitano di precisare che spesso nel documento originale, mille volte più prolisso, questa supremazia non traspare per niente. La stessa cosa accade se andate a vedere la formulazione originale di una scoperta scientifica, di una legge epocale, di un accordo storico, di una decisione qualsiasi. La realtà del momento è sempre molto più faticosa e molto meno lampante di come appare più tardi, quando la Storia ha preso un indirizzo definito.

    Quel che voglio dire è che le cose umane sono tremendamente diverse se le guardiamo a priori o a posteriori.

    Giulio Cesare a Farsalo si trovava in una situazione di svantaggio strategico e proprio per questo cercava battaglia con Pompeo. Noi ammiriamo il suo sangue freddo perché sappiamo com’è andata a finire. Ma se Cesare avesse perso, oggi diremmo che dar battaglia in condizioni di inferiorità era follia bella e buona.

    Il giorno dopo la morte di Napoleone, Manzoni si domandava seriamente: “fu vera gloria?” e altrettanto seriamente confessava di non saperlo: “ai posteri l’ardua sentenza”. 

    Hitler invade la Russia e noi, a cose fatte, lo consideriamo un pazzo scatenato. Ma fino a Stalingrado (e anche dopo) i russi non lo consideravano pazzo neanche un po’.

    Questa incertezza, questa sensazione di indecidibilità, è ciò che va sempre tenuto presente quando si legge la Storia. Non basta dirsi che la Storia la scrivono i vincitori. Il fatto è che i giudizi dati a posteriori finiscono per attribuire a Tizio meriti o demeriti che, in realtà, sono dipesi da una combinazione di forze del tutto al di là del suo controllo.

    Insomma, Tizio ha lanciato i dadi; ma è merito suo se è uscito il sette? Magari avrà scelto con intelligenza il momento opportuno per sfidare la sorte, ma in fin dei conti ha vinto perché ha avuto fortuna.

                                                              ***

    Per esempio, siamo sicuri che anche i presidenti e i premier eletti non siano da considerare detentori del potere “per grazia di Dio”? Una votazione a suffragio universale è così aleatoria, così soggetta a migliaia di sollecitazioni in un senso e nell’altro da assomigliare all’esito di una battaglia: prima che inizi nessuno può dire chi vincerà. Invece, quando è finita, pare che sia andata nell’unico modo possibile.

    Fino all’ultimo momento tutto può succedere, in battaglia come in campagna elettorale. Eventi imprevedibili spostano milioni di voti. Il PCI ebbe il suo massimo successo in coincidenza con la morte spettacolare di Enrico Berlinguer. In Spagna il primo ministro Aznar fu trombato alle elezioni perché attribuì all’ETA un attentato di Al Qaeda. Gli eventi suscettibili di influenzare la storia di un popolo (o anche la storia personale di ciascuno di noi) sono, di per sé, senza colore. Ciascuno può trarre profitto dagli imprevisti e volgerli a suo favore. Ma mica sempre ci si riesce.

    La realtà è che, quando uno prende una decisione (qualunque decisione), deve mettere nel conto che ci saranno conseguenze non previste e non volute, e che queste ultime saranno quelle di maggiore portata. La Storia ha il vizio di evolvere in modo inatteso e di far sì che i pronostici dei futurologi diventino carta straccia. 

                                                            ***

    Personalmente mi sono fatto un criterio: la Storia vista a posteriori è quella degli studiosi, abituati a dare più importanza alla linea di sviluppo che al fatto in sé. Invece i cronisti intervistano chi deve decidere quando ancora non ha deciso, ne vedono i dubbi, le incertezze, le miserie umane, e guardano la Storia a priori.                    

    Ma qual è la maniera giusta?

    Tutte e due. La Storia è sempre la stessa ed è vera tanto a priori quanto a posteriori. Prendiamo ancora Napoleone. La vittoria di Austerlitz fu il colpo di grazia all’assolutismo, ma fu anche il grido d’allarme che fece arroccare i poteri reazionari per un secolo intero. Invece il colpo di stato del 18 brumaio, certo la meno gloriosa delle sue imprese, fu la solida base su cui la Francia, dopo aver tagliato la testa al feudalesimo, ricostruì l’unità di una filosofia, di una politica e di una nazione.

    Ogni evento ha due facce e illudersi di prevederne tutti gli sviluppi significa andare incontro ad amare disillusioni. Ecco perché perseguire un disegno razionale è il modo migliore per andare incontro al fallimento.

    I personaggi che “hanno fatto la Storia” erano tutti avventurieri che miravano al successo personale senza fissarsi su una ideologia. Nella fase a priori, quando dovevano decidere cosa fare, da che parte schierarsi, l’unica cosa di cui si curavano era conservare una via d’uscita nel caso in cui le cose fossero andate a rovescio. Nella fase a posteriori, quando ormai indietro non si torna più, si affrettavano a interpretare gli eventi nel modo più proficuo per loro. In realtà non facevano la Storia: si limitavano a rincorrerla.

    Ma allora chi fa la Storia? Nessuno. La Storia si fa da sé.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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2 risposte a La Storia a priori e a posteriori

  1. Giuseppe Ummarino ha detto:

    Don Ricardo, lo so bene che tu hai un debole per la lingua Spanola ,che io ho nel mio piccolo ho coltivato sotto la guida del Guillelmo Valverde (che mi obbligo’ a leggere il “El ingenioso hidalgo Don Quijote De la Mancia di Miguel de Cervantes, in lingua originale, e mi interrogava anche) ma permettimi un commento in lingua francese al tuo post : Tu es genial! e perdona la mancanza di accenti dovuti ad impropria tastiera del computer.

  2. riccardo ferrazzi ha detto:

    Troppo buono, don Josè! E grazie per il ricordo dell’amico Valverde, che ormai ci ha lasciato da tanti anni, pobre.

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