Colpa e responsabilità

    La natura umana non si può cambiare per legge. Semmai, è la legge che deve  adattarsi all’evoluzione del clima culturale. Ma quando si riforma una legge non basta seguire una procedura democratica, così come non bastano equanimità e buon senso: è necessario ricuperare il concetto di responsabilità.

    C’è un fatto di qualche anno fa, che mi è rimasto impresso: in un paesotto dell’alto milanese una persona mentalmente disturbata uscì di casa con un martello, andò al bar e lo picchiò sulla testa di una ragazzina di tredici anni che stava prendendo il gelato con gli amici.

    All’epoca, tutti i telegiornali mostrarono un cittadino (sempre lo stesso) che domandava: ma non c’è una autorità che si preoccupi di evitare che una persona che ha già dato segni di squilibrio faccia danno al prossimo? Con tipica ipocrisia giornalistica, i Tg da un lato esibivano l’esasperazione popolare, dall’altro suggerivano che la colpa era dello Stato (cioè di nessuno) e diluivano a livelli omeopatici il tema della responsabilità.

    Ora: uno squilibrato non è responsabile di ciò che commette, e vabbe’, ma per chi lo lascia libero di rovinare la vita altrui un problema di responsabilità esiste eccome, e va risolto alla svelta. Invece, che succede in questi casi? Il magistrato apre un’inchiesta, interroga l’assistente sociale, il direttore dell’ASL, il maresciallo dei carabinieri, il capo dei vigili urbani, il sindaco, l’assessore alla sanità. Lo squilibrato resta a spasso o ci ritorna nel giro di poche settimane. Dopo due anni il magistrato conclude che ognuno ha fatto il suo dovere a termini di legge. Non c’è stato dolo o colpa. Chi ha preso la martellata in testa se la tenga.

    E invece la colpa è una cosa, la responsabilità è un’altra. La colpa sta innanzitutto nella coscienza di ciascuno, ma la responsabilità è un fatto sociale e riguarda tutti. Non è affatto vero che, se non c’è colpa, non c’è neanche responsabilità. Questo principio vale nel diritto penale, ma i comportamenti umani vanno giudicati anche da altri punti di vista. Per esempio, non basta timbrare il cartellino per dire di aver guadagnato lo stipendio: bisogna anche lavorare, possibilmente bene. Insomma: chi permette che succedano fatti gravi deve essere rimosso, non soltanto per punizione, ma soprattutto perché la sua inerzia o la sua incapacità non facciano altri danni.    

    Confondere colpa e responsabilità è un errore che avvelena molti settori della vita sociale. L’idea che gli uomini nascano buoni e vengano rovinati dalla società non è soltanto stupida: è dannosa. Da un lato addossa alla società un generico senso di colpa e dall’altro assolve i responsabili del degrado sociale.

    La società che si indigna per le colpe e trascura le responsabilità ondeggia da un estremo all’altro e diventa preda dei demagoghi. Invece di provvedere al bene pubblico le istituzioni si limitano a compiacere le passioni del momento, oscillano fra giustizialismo e autoritarismo, e fanno apparire lo Stato di volta in volta lassista o vendicativo. Così il loro prestigio cade sottozero. Così l’opinione pubblica si abitua a considerare le leggi come grida manzoniane e ognuno pensa a proteggersi da sé. Così dall’ordine si passa al marasma e poi al far west.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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