Qualche domanda ingenua

    Non ho mai fatto il conto di quanti siano i magistrati presenti in parlamento, ma non posso fare a meno di domandarmi perché mai un magistrato dovrebbe voler mettersi in politica. Per come me li vendono (o si vendono), i magistrati dovrebbero essere una specie di sacerdoti ai quali la politica scivola addosso come l’acqua della doccia, tesi come sono (o dovrebbero essere) a rendere effettivo l’imperio della Legge con la L maiuscola.
    Figuratevi come mi sono sentito ascoltando in tv il resoconto del battibecco fra Ingroia e Boccassini. Questo sarebbe far politica? Questo sarebbe avere a cuore la tutela della Legge? A me è sembrato un litigio di lavandaie sotto il quale, neanche tanto nascosto, c’era lo strillo: “Sono io il/la numero uno dell’antimafia!”. Cosa che, a uno sprovveduto uomo della strada come me, fa sospettare che, in fondo, a quei due non freghi poi gran che della mafia: ciò che conta davvero è essere, o dichiararsi, “numero uno”.
    Sicuramente sbaglierò. Del resto, sono sprovveduto e sono uomo della strada. Però mi piacerebbe sapere una cosa. Anzi due.
    1) quanti sono i magistrati (o ex magistrati) presenti in parlamento? Sospetto che siano tanti (troppi?).
    2) quanti di loro provengono dalla magistratura inquirente (e cioè erano sostituti PM) e quanti dalla magistratura giudicante (e cioè erano giudici veri, quelli che decidono: colpevole o innocente)?
    Spero di sbagliarmi, ma ho la sensazione che la stragrande maggioranza sia costituita da ex sostituti PM.
    Non è detto che la Storia sia sempre magistra vitae, ma vale la pena di ricordare che, durante la Rivoluzione Francese, quando la Convenzione Nazionale cadde in mano agli accusatori di mestiere, cominciò il Terrore. Il Terrore diede luogo a un contraccolpo dei corrotti e alla dittatura guerrafondaia di Napoleone.
    I corrotti non mancano mai, ma di Napoleoni non ne vedo neanche uno. Stando così le cose, potremmo fare a meno del Terrore?

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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