Ancora sulla Storia

    Quando un uomo arriva a vedersi, per così dire, seduto a cavalcioni sul limite estremo di ogni possibile esperienza, guarda indietro e riprogetta il suo passato.

    L’idea di riprogettare il passato nasce da una constatazione che gli storici fanno sette volte al giorno: quando la Storia è da fare, la realtà ha l’aspetto del caos; ma, quando la Storia è fatta ci pare di scorgere una linea di sviluppo.

    Normalmente, quando ci guardiamo indietro, non possiamo sfuggire a rimorsi e rimpianti; ma ciascuno di noi, se è sincero con se stesso, può trovare nella sua storia personale fatti e situazioni in cui agì per ottenere qualcosa e ottenne invece qualcos’altro, e ci si adattò, e finì per considerarlo la cosa migliore. È ciò che si chiama eterogenesi dei fini. Ma è anche un processo di riprogettazione del passato.

    Chi prova a ricostruire la Storia a priori non ricava mai visioni di vasto respiro. Più scava nelle biografie e negli archivi, più scopre che le decisioni (comprese quelle “storiche”) sono il prodotto di orizzonti limitati, ripicche meschine e contengono sempre una possibile via di fuga. La cosa più sconcertante degli uomini politici è la mancanza di una prospettiva storica.

    Ma se a priori gli accadimenti umani sembrano caotici, le cose cambiano prendendole in esame a posteriori? Direi di no. In ogni genere di conflitto ciascuna delle parti in causa ha una strategia, ma l’andamento quotidiano della lotta è condizionato dagli imprevisti, che sono infiniti e hanno un peso preponderante. Un conflitto è una situazione in cui ciascuna parte controlla sì e no un 10% della sfera degli eventi, si oppone al 10% controllato dall’avversario, e reagisce all’80% generato dal mondo circostante.

    Stando così le cose, è normale che gli obbiettivi strategici per cui ci si è messi in conflitto (se mai ci furono) vadano ben presto a farsi friggere. Generalmente, ai primi sintomi di mala parata gli uomini politici cercano il compromesso, e cioè si affrettano ad abbandonare gli obbiettivi strategici. Visto che è impossibile conseguirli, ripiegano su altri obbiettivi, meno ambiziosi, ma più realizzabili.

    Ora, la disponibilità a rivedere le strategie può essere variamente interpretata. Vista a priori, è soltanto un “salvare il salvabile”. Vista a posteriori, sembra qualcosa di più lungimirante. Ma solo quando l’esito è favorevole. Nella Storia tante buone cause hanno ricevuto feroci bastonate, e il risultato qual è? Che quando vincono i “cattivi” la riprogettazione del passato li trasforma in “buoni”.

    A ben vedere, non c’è una gran differenza fra la Storia a priori e quella a posteriori. Tutte e due dicono che non siamo noi a fare la Storia. E visto che la Storia, a priori o a posteriori, è sempre la stessa, risulta del tutto inutile domandarsi in che misura la fanno gli uomini e in che misura si fa da sé. Sia quando crediamo di decidere del nostro destino, sia quando cerchiamo di interpretare il nostro passato, più che capire progettiamo.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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