Ma esiste una destra?

     In Italia non si vince mai per meriti propri, ma solo per demerito dell’avversario. Siamo arrivati al punto che Berlusconi fa la figura dello statista e può permettersi di organizzare adunate per rilanciare la propria immagine (e poco altro). Purtroppo, la sinistra non ne azzecca una e la destra non ha niente da proporre.

    Ma che cos’è la destra? Teoricamente dovrebbe essere un partito conservatore. Che però in Italia non c’è mai stato: gli uomini politici considerano un suicidio chiamarsi Partito Conservatore Italiano.

    Il conservatorismo italiano non è mai riuscito a camminare con le proprie gambe. Prima si è appoggiato alla Chiesa, formando il corpaccione doroteo della DC, e adattandosi a subire gli strappi francescani e terzomondisti di Dossetti e dei suoi nipotini. Poi si è rassegnato a Berlusconi e ha sopportato con distacco le velleità socialistoidi di Tremonti, Brunetta e Sacconi. Anche per questo in Italia non è mai esistita una politica economica alla tedesca, fatta di lavoro, ragionevolezza e cose concrete. Noi siamo andati avanti a base di svalutazioni e inflazione: quando i sindacati facevano la faccia feroce, invece di ragionare si stampava moneta e si svalutava.

    Il conservatorismo italiano è totalmente privo di cultura politica, e questa deficienza danneggia tutti, compresa la sinistra, perché il bipolarismo sta in piedi e diventa benefico per la nazione quando conservatori e progressisti sono così politicamente maturi da fare l’uno il mestiere dell’altro. Soltanto un conservatore può fare riforme progressiste senza sconquassare la società. Soltanto un progressista ha titolo per adottare misure dolorose quando è necessario. All’epoca del massimo splendore dell’impero britannico Gladstone e Disraeli si comportarono così.

    La destra italiana è politicamente inetta e cade facilmente nel qualunquismo. Oggi la destra è Grillo con il suo programma: tagliamo gli stipendi della casta. Va bene: tagliamoli. Ma poi? Gli italiani vogliono davvero la “decrescita felice”, il No alla TAV, l’uscita dall’euro, e altre amenità di questo genere? La destra italiana non agisce, si limita a reagire.

    Se esistesse un uomo di destra capace di mettere insieme un coerente programma conservatore, potrebbe finalmente dare all’Italia qualcosa di cui ha maledettamente bisogno. Il momento è adatto. Ma l’uomo non c’è.

    Berlusconi ha appena finito di dimostrare con la sua rimonta elettorale che il PDL è lui. Ma perché? Perché è l’unico che non ha paura di dire come la pensa (anche quando spara cazzate). Peccato che tre quarti delle sue idee derivino dalle sue convenienze economiche, dai suoi gusti privati e dai suoi guai giudiziari. Roba che con la politica di un partito conservatore c’entra come i cavoli a merenda.

    Possibile che in tutta la destra italiana non ci sia neanche un Bruto capace di farla finita con Cesare? I notabili del PDL contano di restare fedeli al capo fino alla morte? A uno a uno gli elettori italiani di destra lasceranno Berlusconi ai suoi tribunali, e i loro voti finiranno nell’astensione. Il conservatorismo continuerà a non avere una rappresentanza parlamentare; il progressismo non avrà mai un interlocutore serio.

    La politica è fatta anche di cattiverie imposte dalle circostanze. Oggi più che mai si impone un sacrifico politico. Per quanti sprazzi di vitalità possa ancora tirar fuori, il cavaliere non ha futuro. Può soltanto insistere a divincolarsi dagli attacchi dei PM, ma Hammamet non sembra poi molto lontana.

    Senza di lui il PDL (o comunque lo si voglia chiamare) è condannato a crollare al 10%? Berlusconi non è immortale e ha una certa età: quando lui non ci sarà più (ma anche prima) il partito resterà orfano e in braghe di tela. Per rimetterlo in piedi ci vorrà una lunga e faticosa traversata del deserto.

    Esiste a destra un uomo, o una donna, capace di seppellire il cavaliere e mettere in pista un vero partito conservatore? Tutto lascia pensare di no.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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