Mentre i dieci saggi fanno il possibile per perdere tempo, tanto vale leggersi un brano di romanzo.

     Il sole si accanisce su spiagge nere e rocce di basalto quando il charter “Terza età” atterra all’aeroporto di Azor. I settuagenari scendono dall’aereo in processione e si incamminano per scale e corridoi, perdono per strada gli incontinenti attirati dalle toilettes, dilagano cinguettanti e intimiditi nella zona del ricupero bagagli. Rasentando il muro, Armida sfugge alla vigilanza del capocomitiva, scivola fino al cancello della dogana e infila la porta verde del “Niente da dichiarare”. Mostra i documenti a paciosi militi dal colletto sbottonato, finge di non conoscere la lingua del posto, scocca sorrisi ebeti e se ne va. Esce nel caldo azzurro e polveroso di Azor, sale su un taxi soffiandolo a una coppia di inglesi allocchiti, si fa portare alla Posta Centrale.

    Giorgio la osserva stupito: crede di essere sul molo, di camminare verso la sbarra e la garitta. Eppure vede quella donna uscire dall’aeroporto, montare sul taxi, salire i gradini che portano all’atrio della Posta. Come è possibile?

    Armida va a uno sportello, si informa, protesta, viene fatta entrare in un ufficio. Un tizio dall’aria sonnacchiosa la prega di attendere, sparisce in un altro ufficio e ritorna accompagnato da un uomo piccolo, magro, quasi calvo, con due baffi piegati in giù che gli danno un’aria afflitta. Giorgio vede tutto.

    “Siamo spiacenti” dice il malinconico, “ma non abbiamo mai ricevuto pacchi indirizzati a Arvid, Armida, o simili. Spedito da Firenze, Italia? Rispedito da Costanza, Deutschland? No, tutti i pacchi passano per la mia scrivania. Sono io che annoto gli estremi nel registro bollato. Come dice? Se il pacco è stato rispedito a Costanza? Impossibile. L’avrei saputo. In un ufficio postale le stranezze sono abbastanza frequenti, ma l’unica di questi giorni è una lettera che porta sul timbro di spedizione la data dell’11 ottobre.”

    “E cosa c’è di strano?”

    “Signora” l’ometto dall’aria mesta indica il calendario appeso alle sue spalle, “oggi è l’11 agosto. Quella lettera è arrivata dal futuro?”

                                                      ***

    La scossa e il brontolio avvengono nel preciso istante in cui il bireattore dell’Alchemie tocca terra all’aeroporto di Azor. Von Sinnen, l’equipaggio e l’intera aerostazione non se ne accorgono: il baccano dei motori sovrasta ogni altro rumore. Nello stesso momento Armida scende pensierosa i gradini della Posta Centrale: si secca con se stessa perché ha l’impressione di essere malferma sui ginocchi e non avverte il rumore, soffocato dal frastuono del traffico. Solo nelle campagne e in cima all’unico grattacielo di Azor c’è chi nota qualcosa di strano: i contadini alzano gli occhi al cielo, vedono una nube che ha il colore del piombo e pensano a un temporale; gli inquilini degli ultimi piani del grattacielo hanno l’impressione di incespicare, si domandano: “Cosa diavolo…?”, ma non sanno cosa pensare e danno la colpa allo stress.

    Il jet dell’Alchemie conclude il rullaggio, torna indietro verso l’aerostazione, spegne i motori e abbassa la scaletta. Von Sinnen scende e si infila nell’auto che lo aspetta con il motore acceso. Giorgio, che si era distratto a guardare le nuvole in cielo, torna a fissare von Sinnen: allungato sul divano posteriore della limousine, l’ingegnere estrae dalla borsa il libro sequestrato a Zweifel.

                                                              ***

    L’aereo di linea sul quale Zweifel è stato imbarcato d’autorità atterra poco dopo. Il cielo sopra Azor è ancora sereno, ma l’aria è elettrica e l’azzurro dell’atmosfera stinge verso il grigio polvere. A ovest un cumulo-nembo ha inghiottito l’orizzonte: è un sipario color inchiostro dove i fulmini si diramano come vene sul dorso di una mano. I tuoni arrivano parecchi secondi dopo i lampi e rimbombano come colpi di maglio. Fra gli uni e gli altri scoppia un concerto di latrati, miagolii, garriti, squittii. Tutti gli animali lanciano versi inusitati e corrono alle tane, ai nidi, agli anfratti delle rocce a strapiombo sul mare.

    L’altoparlante scandisce: “Attenzione! Attenzione! Tutti i voli in partenza sono sospesi. Dopo l’atterraggio del volo EI 505 proveniente da Shannon l’aeroporto resterà chiuso fino ad avvenuto miglioramento delle condizioni meteo”. L’annuncio viene ripetuto in tre o quattro lingue.

    Con la valigia in mano, Zweifel si mette in coda davanti al metal detector. Esce dalla zona duty free proprio mentre l’ultimo aereo sta atterrando, e viene bloccato dagli scagnozzi della Alchemie. Mezz’ora dopo, anche Dumm e Clay sbucano dai cancelli della dogana, sono intercettati e vengono convinti ad accomodarsi a bordo di una limousine.

    Le nuvole che avanzano nel cielo sono nere come la sabbia vulcanica. Nella veranda dell’hotel Costantinopolis, una sala con vista panoramica chiusa da una enorme vetrata, von Sinnen guarda il cielo e si domanda quanto tempo rimane. Giorgio osserva tutti. Euforie, nervosismi, dubbi e delusioni convergono verso qualcosa che fa da preludio alla paura, e l’inquietudine di ciascuno lo investe come un’onda, lo sommerge, lo penetra fin nelle ossa.

 

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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