A casa dopo l’uragano

    Nella patria del melodramma non si può andare diretti allo sbocco più logico: prima bisogna passare per una tragedia, possibilmente sanguinosa e inevitabilmente fratricida.

    Transitando sul cadavere di Bersani (che, diciamo la verità: ha dimostrato un’incapacità degna dei meno illustri fra i suoi predecessori) e di Rosy Bindi (che, temo, risorgerà il terzo giorno), siamo arrivati a re Giorgio II e mo stiamo a vedere cosa potrà fare.

    Ma, dopo l’uragano, la casa è contemporaneamente la stessa e un’altra. È la stessa perché i palazzi e i loro abitanti sono sempre quelli; ma ci sono grossi cambiamenti. C’è qualcosa di nuovo, anzi, d’antico.

    Si è ricostituita la Democrazia Cristiana: formalmente si chiama Partito Democratico, ma è la stessa dei tempi di Moro e Fanfani, fatta di franchi tiratori, di colpi sotto la cintura, di pugnalate alla schiena. Un contenitore, anzi una pentola nella quale si agitano tre o quattro correnti più alcune bande legate a  leader il cui patrimonio ideale consiste nell’assicurare posti redditizi ai loro seguaci. E il risultato è la guerra di tutti contro tutti. Ci si accorda con Berlusconi per eleggere l’insulso Marini? Si ribella la sinistra. Ci si accorda tutti quanti per nominare il rancido Mortadella? Si rivolta la destra. E non va bene Rodotà perché l’hanno proposto gli altri, non va bene Amato perché inciucia, non va bene D’Alema (figuriamoci!), non va bene nessuno. Ditemi voi se questa non è la DC.

    Ma non solo: si è ricostituito un partito di estrema sinistra retto dal centralismo (anti)democratico. Ai tempi d’oro, il PCI era monoliticamente schierato sulle direttive che arrivavano da Mosca. Oggi il Movimento 5 Stelle è monoliticamente schierato sulle direttive che arrivano da Grillo, un comiziante mai candidato e mai eletto. Però è l’unico movimento politico che chiede, anzi pretende, un rinnovamento. Quindi è l’unico che può ambire a chiamarsi progressista. Magari quello che chiede è un rinnovamento demagogico, a base di riduzione di stipendi e altre ingenuità, ma insomma.

    Il bello è che Grillo non è affatto di sinistra e, per esempio, con Rodotà ha in comune poco o niente (forse soltanto l’antiberlusconismo). Ma il destino degli apprendisti stregone è quello di essere trascinati dagli eventi.    

    A destra resiste, per qualche arcano sortilegio, il fascino personale di Berlusconi. Che non è roba da poco se, dopo il tracollo della scorsa legislatura, riesce ancora a raccogliere dieci milioni di voti. Chi vuole confrontarsi con la realtà così com’è (e non come gli piacerebbe che fosse) farà bene a tenerne conto: se i prossimi processi non riescono a metterlo dietro le sbarre, Berlusconi può campare ancora parecchio. Anzi: c’è pure il rischio che, mettendolo dentro, assurga a martire della democrazia e combini un quarantotto epocale.  

    Totale: se PD e PDL, magari perdendo pezzi, non si mettono d’accordo alla svelta per cambiare la cosiddetta “costituzione più bella del mondo”, finiremo in mano ai dilettanti allo sbaraglio. E che Dio ci salvi.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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