Trial&Error

    Il mondo sta affrontando un cambiamento simile a quello che avvenne con l’invenzione della scrittura. Fino a non molto tempo fa, senza calcolatrici tascabili, computer, tablet, cellulari multifunzione, ecc. ecc., l’apprendimento e la messa in pratica delle nozioni apprese esigevano l’uso della memoria e della logica. 

    In una ventina d’anni è cambiato tutto. Da quando la tecnologia mette a disposizione sempre maggiori supporti per la memoria e un sempre maggior numero di risposte bell’e pronte, siamo entrati nell’era del trial & error. Se nel computer ci sono tutte le risposte, a che serve esercitare la memoria? Che bisogno c’è di imparare a ragionare? Qualunque sia il tuo problema, per trovare la risposta giusta, provale tutte e vedrai che prima o poi ci prendi.

    Basta osservare come sono cambiati i quiz in televisione. I primi quiz di Mike Bongiorno erano a domanda secca, senza risposte preconfezionate tra cui scegliere, non c’erano “aiutini”, al primo sbaglio si andava a casa. Nei telequiz contemporanei il livello culturale e la capacità di ragionare contano sì e no per il 20%. Il resto è fortuna, spintarelle, domanda di riserva. Se i format televisivi dovessero prefigurare la vita di tutti i giorni, ci sarebbe da tremare all’idea di metter piede in un ufficio pubblico, in un ospedale, in un tribunale: tu chiedi un certificato, una radiografia, l’estratto di una sentenza, e l’impiegato ti risponde: “Mah. Provi questo. Se non va bene glielo cambio”.

    Purtroppo il problema non riguarda soltanto i telequiz. Una volta chi usciva dalle scuole elementari, oltre alle tabelline e alle deprecate poesie a memoria, sapeva l’analisi logica. Oggi le scuole elementari fanno più che altro da baby-sitter, visto che i genitori devono andare a lavorare, e l’analisi logica è diventata un oggetto misterioso. Un po’ di tempo fa, parlando con una professoressa di scuola media, mi sono sentito fare un quadro lacrimevole del livello degli allievi che arrivano ogni anno dalle elementari. Eppure nello stesso giorno in tv qualcuno sosteneva che le scuole elementari italiane sono “di eccellenza” a livello europeo. Evidentemente, anche fra gli addetti al settore, i criteri pedagogici sono diventati quanto mai opinabili.

    Non mi azzardo a dire chi ha ragione. Però, soprattutto in rete, mi capita sempre più spesso di leggere fior di strafalcioni. Di per sé, questo non significa che l’ignoranza stia dilagando: scrivendo in fretta e furia, soprattutto online, succede di sbagliare. Però, fino a una ventina di anni fa, non ricordo di aver mai letto “non c’è la” intendendo “non ce l’ha” negli articoli di un qualunque quotidiano. Da qualche anno invece succede, e sempre più spesso. D’altra parte, fino a non molto tempo fa era impensabile ciò che è accaduto all’ultimo concorso per l’ammissione in magistratura: la maggior parte dei posti è rimasta vacante con la motivazione che su un migliaio di candidati (tutti ovviamente laureati in giurisprudenza) più di novecento “non sapevano scrivere in italiano”!  

    Non resta che ammettere, un po’ scornati, che con l’arrivo dei nuovi supporti tecnologici e dei nuovi criteri scolastici la platea dei fruitori di cultura si sarà magari allargata, ma si è sicuramente livellata: verso il basso.

    Per reazione, le nostalgie impazzano. Non è affatto vero, come strillano gli intellettuali, che gli “sceneggiati” televisivi degli anni 50 e 60 fossero dei capolavori (anche se, certo, paragonati alle fiction contemporanee, sembrano la Divina Commedia). Però è un fatto che le sceneggiature delle fiction sono scritte per un pubblico appiattito sulla fascia più bassa. Solo raramente un bravo attore riesce a far dimenticare le trame scontate, il dialetto dilagante, le caratterizzazioni da avanspettacolo, ecc. ecc. 

    Ma a che serve rimpiangere i tempi andati? La realtà ha una dinamica per lo più degenerativa e non ha senso illudersi di bloccarla. La realtà ha decretato la fine delle aristocrazie culturali che abbiamo conosciuto finora. L’era del trial&error ne conoscerà altre, che nasceranno a prezzo di chissà quali travagli.

    Inutile scandalizzarsi: la realtà va dove le pare. A volte capita che il ricambio di un’aristocrazia porti una ventata di rinnovamento e di intraprendenza, che apra nuove prospettive, nuovi mondi. Più spesso succede il contrario. Ma non sono cose che si possono prevedere e indirizzare. Si possono soltanto constatare a posteriori.      

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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