Schiavi del passato

    Nel modo in cui certe feste nazionali sono nate, o nel modo in cui si sono evolute, qualcosa non ha funzionato. Invece di essere le feste di tutti, il momento in cui ci si ricorda di che cosa ci unisce, sono diventate l’esatto contrario: occasioni per alcuni di andare in giro in corteo con la vaga idea di intimorire altri che stanno tappati in casa. Nel frattempo la stragrande maggioranza se ne impipa e va al mare.

    Poi chi è andato al mare vede al telegiornale i furbi in cerca di visibilità che sono andati al corteo per farsi fischiare e fare la vittima, nonché i furbissimi che sono cascati nella trappola e fischiano. Però nessuno si stupisce per l’insipienza di chi fischia o per la paraculaggine di chi provoca. E neanche per il masochismo politico di chi tace con l’aria di dire: vabbe’, fischiare non sarà educato, ma l’avrei fatto volentieri anch’io.

    Posso dire sinceramente cosa penso di queste manfrine? Non me ne frega niente. Detesto sia le provocazioni, sia chi ci casca. 

    Ma che ci vogliamo fare, noi siamo fatti così. Guai a levarci il piacere di dividerci in guelfi e ghibellini. Noi non vogliamo feste nazionali: vogliamo pretesti per litigare. Vogliamo personaggi che dall’oggi al domani assurgono a salvatori della patria, e guai a chi non li osanna. Tanto per dire: davvero qualcuno è convinto che Rodotà sia la panacea di tutti i mali?

    Eppure perseveriamo. Perché dovremmo perdere tempo a discutere con chi non la pensa come noi? Perché dovremmo far fatica a escogitare discorsi concreti oppure tacere? E soprattutto, se ci mettiamo a parlare seriamente, chi ce lo fa fare di mantenere comportamenti conseguenti? 

    Il fatto è che a noi non interessano la buona amministrazione, l’onestà, la lungimiranza. La scuola non funziona, le ferrovie sono vecchie e in troppi ospedali c’è la malasanità? Al diavolo! L’importante è che “vinciamo noi”. Anzi, l’importante è che non vincano “gli altri”. Alla politica noi non chiediamo cose concrete: chiediamo emozioni, come al cinema, al campionato di calcio o al palio di Siena. Altri popoli prendono la politica molto più sul serio: le affidano il compito di organizzare l’avvenire. Per noi è una eterna guerra civile banalizzata come in un videogioco.

    Il risultato è che ci accapigliamo per cose morte e sepolte. Non so voi, ma io sono stufo del passato. È ora di guardare al futuro e pensare in grande.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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