È questione di logica

    Il mio romanzo più lungo (per ora!) prende le mosse dalla storia editoriale di un libro tanto famoso quanto poco letto. Nel romanzo fornisco al lettore dati scarsi ma sufficienti per identificarlo, mentre il libro va e viene da un personaggio all’altro. Il lettore che riuscisse a sopravvivere fino alla fine del romanzo capirebbe che proprio lì, in quel libro, è contenuto il senso di tutta la vicenda.

    Dunque. Nell’aprile del 1807, a Bamberg, l’editore Goebhardt pubblicò un trattato intitolato Sistema della scienza, corredato da un sottotitolo in filosofese pressocché incomprensibile (suona più o meno così: Scienza dell’autocoscienza dello spirito!). La pubblicazione si complicò lungo la strada, una volta tanto non per colpa dell’editore, ma perché l’autore (qui posso dirlo: un certo Georg Wilhelm Friedrich Hegel) pretese di cambiare il sottotitolo quando una parte della tiratura era già stata stampata e distribuita alle librerie.

    Oddìo: anche il nuovo sottotitolo (Fenomenologia dello spirito) non era tale da invogliare il pubblico a fare a pugni per acquistarlo. Nonostante ciò, il libro assicurò l’immortalità al suo autore perché rivoluzionava il modo di guardare la realtà che ci circonda.

    Il fatto è che, prima di allora, il mondo era interpretato unicamente in termini di “causa e effetto”: una cosa ne causa un’altra, e quest’altra ne causa un’altra ancora, e via di questo passo fino a spiegare l’universo mondo. Hegel rovesciò i termini del problema sostenendo che ogni cosa è contemporaneamente se stessa e il suo contrario. Il mondo, disse, non è fatto di cose univoche. Al contrario, è perennemente contraddittorio. Proprio per questo è in continua evoluzione: se ogni cosa fosse esattamente ciò che è, non cambierebbe mai niente. 

    Detto così, può sembrare l’arrampicata sugli specchi di uno che vuole stupire a ogni costo. In realtà, basta frugare nella nostra esperienza personale per trovare migliaia di esempi pratici.

    La gentile signora che gusta il prosciutto di cinghiale e contemporaneamente dice peste e corna della caccia, e magari arriva a chiedere la pena di morte per chi uccide gli animali, credete forse che sia impazzita? Niente affatto: semplicemente non si rende conto di essere incoerente. Sarà pure bizzarra, estremista, paradossale, ma è sana come un pesce e in perfetta buona fede. 

    Del resto, cosa dovremmo pensare delle “convergenze parallele”, dei “partiti di lotta e di governo”, dei “ma anche…”? C’è chi vuole mettere al bando il tabacco e liberalizzare la marijuana e l’hascisc. C’è chi esalta la libertà d’impresa ma vuole blindare il duopolio mediatico. C’è chi non vuole gli inceneritori perché inquinano, però se la prende con le amministrazioni che lasciano ammucchiare la spazzatura nelle strade.

    Ebbene: queste contraddizioni sono necessarie, inevitabili e, strano a dirsi, produttive. Spesso appaiono come minimo ipocrite, ma non sempre chi le sostiene è in malafede. È vero: si comporta all’opposto di quanto dichiara, ma lo fa senza rendersene conto: porta avanti due esigenze altrettanto sentite. Proprio per questo le contraddizioni mantengono in movimento la realtà: la costringono a elaborare una sintesi.

    Insomma, è problematico apprezzare l’incoerenza, ma bisogna riconoscere che senza contraddizioni la vita sarebbe una catena di montaggio.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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