Giudicare un romanzo

    L’anno scorso, dopo aver inviato un romanzo a un concorso, ho postato sul blog i giudizi ricevuti. Quest’anno gli organizzatori mi hanno inviato una mail invitandomi a riproporre il romanzo dell’anno scorso. L’ho fatto, e qui di seguito posto i giudizi ricevuti nella prima fase, nella quale si giudica soltanto l’incipit.

    Il concorso si svolge così: ogni concorrente invia l’incipit (di solito il primo capitolo) e l’intero romanzo. Ogni concorrente riceve una dozzina di incipit e ne dà un giudizio. In questo modo vengono selezionati trecento romanzi che saranno poi giudicati dai concorrenti rimasti.

    Certo, l’equanimità di un concorrente-giudice è tutta da dimostrare. Ma dove trovare una giuria disposta a leggere e giudicare più di mille romanzi?

    Insomma, questo è quanto. Se vi interessa, ecco i giudizi.

 
 
1– Ritmo cinematografico e ambientazione originale per un thriller ben congegnato che giustamente finisce sul più bello! Notevole l’attenzione per la terminologia tecnica.
2– Certo un lavoro complesso da analizzare. La scrittura e` sapiente, e la trama appare ricca e intrigante, ma la struttura, ricca di particolari, forse troppi, diventa a tratti stancante e non aiuta il ritmo, rendendo la trama un po’ confusa (il tizio con la cicatrice, il tizio nella berlina, il tizio che fuma, un po’ troppi tizi in poche righe). Anche l’inizio un po’ didascalico sarebbe da energizzare, e da sfoltire le riflessioni del protagonista che, seppur intelligenti, rischiano di perdere l’attenzione del lettore. In poche parole: l’arrosto c’e` ed e` appetitoso, sarebbe da eliminare un po’ di fumo intorno per renderlo piu` fruibile.
3– Lettura in gran parte scorrevole. Incipit gradevole, che in poco tempo ingrana la marcia e si fa interessante, aiutato da uno stile ben redatto e al servizio della storia. Ci sono alcune imprecisioni, qualche uso troppo disinvolto di aggettivi e metafore, e a volte l’azione è difficile da seguire, troppe cose sono date per scontate, o per nulla spiegate (si veda a proposito la scena del pedinamento- tentato omicidio, giunta fin troppo di sorpresa e peraltro accettata con troppa tranquillità dal narratore e dallo stesso protagonista), ma in generale l’impressione è positiva. Andava fatta un po’ più di chiarezza in certi punti, forse gettate con più accuratezza le basi – essenziali in questo tipo di storie affinché il lettore non si smarrisca – ma le premesse sono buone e l’autore sembra abbastanza suo agio con ciò che racconta. La scena migliore è sicuramente quella nel negozio dell’antiquario, gestita con accuratezza, e capace di creare senso di attesa. Anche il protagonista, con i suoi strani malori (forse troppo enfatici?) incuriosisce, e la trama si suppone serrata – e si spera coinvolgente e chiara. Da rivedere la tendenza al raccontare invece di mostrare: nella scena in cui Giorgio e Mittelmessig si “sfidano” l’autore parla solo di cinque vaghi “scontri”, superati con “logica” e “rigore intellettuale”, con “soluzioni inattaccabili”, ma non ci MOSTRA lo scontro né ci dice quali erano tali problemi e quali sono state le soluzioni concrete. Errore: lo scrittore dovrebbe mostrarci i fatti, e non riassumerli per noi restando sul vago. Suggerisce poca bravura o insufficiente conoscenza dell’argomento trattato, come nei libri fantasy in cui gli eroi svengono perché l’autore non sa come si racconta una battaglia. In ogni caso una prova che incuriosisce: se il resto del libro rimane semplice e costruisce una trama solida ne potrebbe uscire un romanzo piacevole. Meno stile, più chiarezza, creare una trama appassionante.
4– Un romanzo proprio piacevole: scorre, interessa ed è scritto, finalmente, in un buon italiano. La trama e i personaggi sono resi con uno scavo psicologico non opprimente ma nel contempo sufficiente nel determinarne la personalità e perfino l’aspetto anche se l’autore non si sofferma in descrizioni fisiche.
5– Personalmente non sono un amante del genere fantasy e fantascientifico per cui il mio giudizio dipende molto da questo. La scrittura è innegabilmente scorrevole e la lingua corretta.
6– Racconto originale, dal contenuto sufficientemente avvincente anche se appare un po’ contorto nella successione degli eventi e nella presentazione dei due personaggi principali, Giorgio e Alba, e del rapporto che li legherebbe. Non si capisce bene quanto dei dialoghi tra i due sia solo una proiezione del pensiero del protagonista piuttosto che un vero scambio di battute (es.: le frasi presumibilmente pronunciate da lei sono precedute da un trattino mentre quelle di Giorgio no). C’è comunque un’aura di mistero, le atmosfere nebbiose del lago d’inverno, che rende il racconto intrigante.
7– L’incipit de “I nomi sacri” si legge scorrevolmente e con interesse. La trama è ricca e, in alcuni casi troppo ricca di elementi da rendere confuso l’insieme. I personaggi sono credibili.
8– Non chiaro, un flusso di episodi e scene che sembrano non avere un filo logico. Si fa riferimento a personaggi che non sono descritti e che il lettore non conosce. Lo stesso protagonista non è chiaro, si conosce il nome, si accenna alla professione ma non è chiaro il motivo del suo viaggio. Si vuole fare percepire di essere fra sogno e realtà ma ciò crea confusione e destabilizza il lettore.
9– Lo stile è pulito, senza troppi fronzoli. I periodi sono chiari e ben espressi. Anche l’editing mi sembra impostato bene. Le descrizioni degli ambienti e delle atmosfere sono ottime. Dal punto di vista stilistico nulla da dire. Si vede che l’autore ha mestiere. La trama è senza dubbio originale. Non è proprio lineare anzi, per i miei gusti è un po’ troppo intricata. Ma ho motivo di pensare che la complicazione sia voluta. Quindi, nel complesso bene. Il giudizio è positivo.
10– Trama piuttosto originale e sviluppata in uno stile corretto. Qualche leggera ridondanza nelle osservazioni del protagonista.
11– Con tutta la buona volontà, non riesco ad appassionarmi a questa storia. Eppure, sono anch’io un avvocato come il protagonista e non disprezzo Turow o Grisham. Ma qui proprio non riesco a entrare in sintonia con l’autore. Il linguaggio è forbito, l’ambientazione una nota positiva, si vede la cultura dell’autore e non è un dettaglio trascurabile, ma il giudizio è appena positivo.
12– Tante similitudini, alcune efficaci, altre generiche e artificiose: “come una mandria di quadrupedi spaventati”, “come liquido versato in un imbuto”, “con la stessa forza con cui la terra attrae un corpo che cade dal tetto”. Inutili. Per curiosità li ho evidenziati nel documento tutti quei “come”: ne ho contati ben 40 solo nell’incipit fornito. Stonano anche quei “mannaggia” nei pensieri del medico mentre esegue la diagnosi. Ciononostante è una scrittura che se fosse ripulita di simili sbavature sarebbe anche chiara. Si farebbe leggere.
13– Il brano è scritto bene. Si vede che è curato e la scrittura non è improvvisata: insomma, si nota un certo mestiere. L’idea di base non è male: certo, non originalissima, ma comunque sufficientemente coinvolgente. Si legge con piacere. Grammaticalmente mi pare che fosse tutto a posto, e anche lo stile non è per niente male. Magari una tagliatina qua e là, asciugando certe descrizioni che potrebbero annoiare un po’ il lettore. Ma non ci sono molti pezzi in cui questo accade. Nel complesso, un buon lavoro. Una cosa non mi è chiara (ma, forse, il punto verrà chiarito in seguito). Perché il venditore si è prodigato così tanto per vendere il libro e la coppa? Non si capisce il perché. Perché tali oggetti sono pericolosi? Inoltre, un piccolo appunto: in certi punti il cambio di prospettiva non facilita la comprensione della trama. Ma questo può anche essere soggettivo! In bocca al lupo.
14– Storia piuttosto intrigante con belle immagini e suggestioni invitanti. Forse si potrebbe delineare ancor meglio il personaggio protagonista e dipanare un tantino la matassa della trama che in alcuni tratti mi è sembrata un po’ troppo aggrovigliata per poter essere seguita senza fatica. Sinossi un po’ scarna.

   

    Sono sempre stato favorevole alle scuole di scrittura, purché i loro insegnamenti siano messi in pratica usando il buon senso. Purtroppo molti li applicano a pappagallo. Per esempio, non posso fare a meno di trovare comici il n.3, che impugna la matita rossa e blu e mi spiega la regola “show, don’t tell”, oppure il n.12 che, di tutto quel che ha letto, nota soltanto un particolare stilistico che a lui non va.

    Altra osservazione: i giudici-concorrenti si fanno un’idea dell’intero romanzo nella prima pagina e restano delusi se il romanzo non prende quella direzione. E così il n.5 vuole un fantasy, il n.11 vuole un legal thriller, il n.1 un thriller del quale ha già capito come va a finire!

    Molti si irritano alla prima complicazione e non tollerano (o non si fidano) che la spiegazione arrivi qualche capitolo più avanti. Altri dichiarano di non capire, se la struttura narrativa non è lineare. A quanto pare, le scuole di scrittura fanno una testa così agli scrittori: bisogna narrare in modo che il lettore non faccia fatica! Il risultato è che gli scrittori rifiutano di ragionare su ciò che leggono. Vogliono che tutto sia subito spiegato. Addirittura il n. 13 vuole sapere come mai un venditore si prodiga per vendere la sua merce (?). Io mi meraviglierei del contrario.

    Le critiche di chi ha speso il suo tempo per leggere ciò che tu hai scritto dovrebbero essere accolte con umiltà. Andrebbero studiate per emendare i propri errori. Ma io mi rifiuto di scrivere come se i lettori fossero deficienti.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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7 risposte a Giudicare un romanzo

  1. Pingback: Giudicare un romanzo | Merlin Cocai

  2. marisasalabelle ha detto:

    Merlin Cocai, hai postato da qualche parte anche i giudizi ricevuti dal tuo romanzo (e non solo dall’incipit) lo scorso anno? Io l’ho letto…

  3. riccardo ferrazzi ha detto:

    Sì. Li trovi negli arretrati di ottobre 2012. Quelli di quest’anno, invece, non li leggerai: la giuria del concorso mi ha informato che il romanzo è stato squalificato. Era stato messo online (senza compenso e senza contratto) dal sito Vibrisselibri, che si dichiara “casa editrice online”. Quindi, dal punto di vista degli organizzatori del concorso, il romanzo è da considerarsi “pubblicato”! Se ne sono accorti con un anno di ritardo.

  4. marisasalabelle ha detto:

    Io, in verità, me ne accorsi subito… e anche altri se n’erano accorti, che il romanzo non era inedito né anonimo. A me non è piaciuto, sono una di quelli che te l’hanno stroncato… sorry… Però vorrei dire una cosa: comprensibilmente, te la prendi con i “giudici” che ti hanno segato, ma con una certa supponenza affermi “cosa legge questa gente”: ecco, io leggo moltissimo, sono abbastanza istruita… diciamo così… Non è per incompetenza che non ho amato la tua opera!

  5. riccardo ferrazzi ha detto:

    Be’, avresti potuto scrivere: “Non mi è piaciuto”. Questa sarebbe stata un’ottima ragione per “segare” il romanzo. Quello che non accetto (supponenza o no) è che uno legga il romanzo di un altro e pretenda che sia come l’avrebbe scritto lui. Io non scrivo come vuole Tizio o Caia. Scrivo come pare a me e, se non piace, pazienza.

    • marisasalabelle ha detto:

      Sai bene che si doveva esprimere un giudizio circostanziato… Nel mio giudizio (che forse non sai quale sia) non ho affatto detto come avresti dovuto scrivere quel romanzo (me ne guarderei bene) ma ho solo detto cosa non mi era piaciuto.

  6. riccardo ferrazzi ha detto:

    Certo che non so qual è il tuo giudizio. E’ importante saperlo? Li ho letti tutti, ovviamente, e li tengo tutti nella debita considerazione. Forse tu non hai fatto altrettanto. Altrimenti avresti letto che non me la prendo con questa o quella critica, ma con il vizio (scolastico) di pretendere che un romanzo dica subito tutto e spieghi tutto, come se i lettori fossero degli incapaci. Detto questo, chi vuole scrivere in questo modo si accomodi. Io insisto a credere che un romanzo debba dire qualcosa di più di quel c’è scritto.

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