Prendere per il…naso

 

    E così il governo del Cardinal Nipote ha deciso di abolire il finanziamento pubblico dei partiti. Ma è proprio vero? A quanto pare, sembra proprio che anche questa volta non ci siamo.

    Se quanto hanno riferito televisioni e giornali è vero, il disegno di legge del governo non prevede soltanto che ogni cittadino possa indicare nella sua denuncia dei redditi il partito a cui destinare il 2 per mille della sua imposta sul reddito. Prevede invece che, se un cittadino indica lo Stato come beneficiario di quel dannato 2 per mille, i soldi andranno in un fondo che non sarà usato per fini sociali o per ridurre il debito pubblico: no, quei soldi andranno comunque ai partiti su base proporzionale.

    Era più semplice dire: il 2 per mille va comunque ai partiti. Ai cittadini, piaccia o no, spetta soltanto il diritto di indicare a chi.

    Era più semplice, ma non conveniente. Perché, se il governo avesse fatto così, sarebbe stato chiaro che il finanziamento pubblico ai partiti resta eccome. Cambia soltanto modalità.

    Che cosa dire ai cittadini che il finanziamento pubblico ai partiti non lo vogliono proprio? Cari amici, vi stiamo buggerando. Ecco la verità. Tra l’altro, non dimenticate che il disegno di legge dovrà ancora passare per le forche caudine della Camera e del Senato. Figuratevi cosa ne verrà fuori!

    Tutto questo, naturalmente, alla faccia del popolo italiano, che da decenni si pronuncia contro il finanziamento pubblico dei partiti, in tutti i modi: nei sondaggi, in pubbliche dichiarazioni e, last but not least, in un referendum.

    Dopo tutto quel che è successo alle ultime elezioni, la classe politica non rinuncia a fare quel che le torna comodo. Bell’esempio di democrazia!

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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