Chi si rivede!

    L’avevo data per dispersa. Invece, a quanto pare, la forza delle cose l’ha riportata a galla. Perfino il Cardinal Nipote, l’indefesso rinviatore a oltranza, si è reso conto che la benedetta/maledetta spending review bisogna proprio farla.

    E l’ineffabile ministro Saccomanni, dopo mesi durante i quali me lo sono immaginato con i tabulati dei capitoli di spesa in una mano e le forbici nell’altra, se ne salta fuori con la brillante scoperta che, escludendo gli interessi da pagare sul debito pubblico, le pensioni e le altre spese incomprimibili, degli ottocento e passa miliardi che formano il coacervo delle uscite statali ne restano solo (si fa per dire) duecentosettanta su cui lavorare.

    Mamma mia! Se non me l’avesse detto lui, non ci sarei mai arrivato! E adesso? Trovare una quindicina di miliardi su duecentosettanta: come si fa?

    Naturalmente, il problema non è dove tagliare. Il problema vero è: chi glielo dice a quelli che, dalla sera alla mattina, si troveranno col culo per terra dopo aver campato per anni sulla greppia statale?

    Per esempio, senza rivangare per l’ennesima volta lo scandalo delle guardie forestali calabresi e dei ventimila dipendenti della regione Sicilia, perché diavolo lo Stato deve spendere miliardi per sovvenzionare la stampa? Il Corriere della Sera fallirà se lo Stato non sgancia? Ebbene: fallisca. Lo Stato ha forse speso un quattrino per sovvenzionare la Fiat quando stava per fallire? No. Non avrebbe potuto farlo neanche se avesse voluto: glielo avrebbe impedito la CEE.

    Dice: ma i giornali sono un’altra cosa! Perbacco, e la libertà di stampa? E il dovere di informare l’opinione pubblica? Già. Forse qualcuno ha dimenticato che esistono la televisione e internet.

    Dice: ma i giornalisti? Vuoi buttarli sul lastrico? Be’, non so se lo sapete, ma ormai la categoria è divisa fra un migliaio di privilegiati, alcuni dei quali guadagnano stipendi stellari, e un girone di dannati che spesso scrivono gratis et amore Dei, per la soddisfazione di mostrare il tesserino da pubblicista agli amici al bar. Cioè danno ragione al detto “fare il giornalista è sempre meglio che lavorare”. Ebbene: vadano a lavorare. E non si dica che, per loro, di lavoro non ce n’è: ci sono da raccogliere i pomodori a Villa Literno, c’è la vendemmia in Franciacorta, eccetera eccetera.

    Eppure, pensate un po’, la stessa Fiat che chiude stabilimenti in Italia rastrella i diritti per l’aumento di capitale della RCS, proprietaria del Corriere. I sindacati si indigneranno perché Marchionne impiega i soldi nel Corriere anziché negli stabilimenti di Mirafiori o di Termini Imerese. Ma tutti i cittadini italiani dovrebbero indignarsi all’idea che un imprenditore privato rincorra (oltre a un mezzo per influenzare l’opinione pubblica) un business che vive sulle sovvenzioni di Stato.

    Un altro esempio? I ventitre lettori di questo blog sanno quanto amo la musica classica e l’opera lirica. Eppure, data la situazione economica, non troverei niente da eccepire se per qualche stagione la Scala e gli altri teatri lirici riducessero alla metà i cartelloni e rappresentassero le opere in forma di oratorio permettendo allo Stato di ridurre a metà (o a zero) le sovvenzioni agli enti lirici. I costumisti e le altre maestranze resteranno a spasso? Mi dispiace, ma in confronto ai minatori di Carbonia, almeno i costumisti della Scala hanno più probabilità di trovare un altro lavoro.

    Un altro esempio ancora? Quando andavo a scuola io, le classi erano di quaranta scolari ciascuna alle elementari (con una sola maestra) e di venticinque/trenta alle medie e al liceo. Perché diavolo non si può continuare (o meglio riprendere) questo standard? I professori sono pagati malissimo, certo. Del resto, lo sono sempre stati. Ma finché sono e restano un esercito, mai e poi mai lo Stato potrà aumentare i loro stipendi, neanche se dovessero tornare le vacche grasse. Cominciamo a fare in modo che a scuola ci siano dei veri insegnanti e non gente per la quale fare il prof è sempre meglio che lavorare. Per questi ultimi c’è sempre la soluzione “pomodori e vendemmia”. In certi casi, un po’ di “rivoluzione culturale” non guasta.

    È inutile andare avanti a fare esempi. Il ministro Saccomanni, invece di ciurlare nel manico (visto che sa benissimo dove, come e quanto c’è da tagliare), si dia una mossa, vada dal Cardinal Nipote e gli dica: “Eminentissimo, per abolire l’IMU sulle prime case e bloccare l’aumento dell’IVA bisogna mettere a tacere i piagnistei di Tizio e Caio. E questo è affar tuo. Comunque, questa è la lista dei tagli. Se vuoi, li fai. Altrimenti, rinviali pure. Però, se decidi di rinviarli, lo fai senza di me, perché io una faccia sola ho, e ci tengo.”

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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