La guerra dei vent’anni

    Al punto in cui siamo, tutto si trascina secondo un copione stucchevole. Berlusconi è stato incriminato e condannato. Sarà scacciato da Palazzo Madama. Cadrà il governo? Mah. Dipende. Cambierà una situazione che non cambia da vent’anni?

    Perché il fatto è questo: tutto comincia vent’anni fa, con Mani Pulite.

    Un gruppo di procuratori fa saltare il meccanismo dei finanziamenti illeciti della politica (roba che sapevano tutti: si svolgeva da decenni alla luce del sole, se ne parlava sui giornali, al bar e dal parrucchiere). Prima finiscono al macero quasi tutti i partiti, poi le procure si lanciano sugli industriali. Qualcuno scappa, qualcuno si tira un colpo in testa, qualcuno va dentro, qualcuno mette in mezzo i suoi dirigenti. Uno solo (e qui bisogna dargli atto: i coglioni ce li ha) rilancia: fonda un partito, vince, perde, cambia le leggi, contratta, si arrangia come può. Per vent’anni dice agli italiani di voler mettere in atto una “rivoluzione liberale” come quella di Margaret Thatcher. Per vent’anni la rivoluzione non arriva, e naturalmente è colpa di Follini, è colpa di Casini, è colpa di Fini…

    In realtà per vent’anni ciò che tiene banco è la guerra fra i Robespierre che vorrebbero moralizzare l’Italia a colpi di incriminazioni e l’Intrallazzatore che vorrebbe mantenere lo status quo a colpi di prescrizioni.

    Alla fine, sembra che i Robespierre abbiano segnato un gol: una condanna viene confermata in Cassazione e Berlusconi Silvio non potrà più essere senatore. Farà cadere il governo? Sarebbe una mossa disperata e non credo che il Cavaliere ci guadagnerebbe. Anzi.    

    Tutto sommato, credo che gli converrebbe (dal punto di vista elettorale) fare la vittima: agli arresti domiciliari, inquadrato dalle sue tv un giorno sì e l’altro pure, rilasciando interviste a Repubblica e al Fatto, ricevendo la visita del suo amico Putin, eccetera eccetera. Certo, ci sono altri processi da affrontare e, senza essere deputato o senatore, le manovre dilatorie sono ridotte. Ma per lui altre condanne sarebbero investimenti: dopo tutto, anche Mussolini, Nenni, Hitler, Lenin e tanti altri sono stati condannati e sono andati in galera o in esilio. Anche per il Caimano le “mie prigioni”, presentate bene, potrebbero fruttare la maggioranza alle prossime elezioni, quando il governo del Cardinal Nipote defungerà per le lotte interne del PD. Non c’è neanche molto da aspettare.

    La verità è che a destra e a sinistra è ora di porsi il problema in termini meno dilettanteschi di come s’è fatto per vent’anni. Rottamare Berlusconi per via giudiziaria significa creare il martire. Di Pietro, che non l’ha capito, è finito dove meritava: nel dimenticatoio. Ma, d’altra parte, il Cavaliere ha ormai una certa età: la destra italiana conta di restargli attaccata fino a quando avrà  l’Alzheimer? E poi? 

    Sveglia! Da vent’anni assistiamo allo scontro fra due contendenti che ormai non ricordano più perché stanno litigando. Per cortesia: la piantino. Uno si goda i suoi ultimi anni fra Sardegna e Bahamas, gli altri tornino a mandare in galera rapinatori e assassini. I maîtres à penser e le pitonesse, invece di infestare quotidianamente i tg e i talk show, tacciano una buona volta.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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