Chi sapeva che in fondo all’oceano c’era l’America?

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Riccardo Ferrazzi – CIPANGO ! – Leone Editore

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    Sull’Atlantide, sui Templari, sui Rosacroce, e su altri argomenti simili circolano un sacco di bufale e si scrivono romanzi di pura fantasia. Ma non tutto è pura e semplice invenzione. La “bufalaggine” sta nel non distinguere i fatti dalle congetture o, peggio, nel costruire congetture su altre congetture. Però i fatti ci sono.

    Da tempo immemorabile si dice che negli archivi del Vaticano esistano una o più mappe delle Americhe anteriori al 1492. Il Vaticano non conferma e non smentisce. È la sua prassi abituale, che però presta il fianco a una considerazione: se è una bufala, perché non smentirla?

    Probabilmente il Vaticano non può smentire perché la carta esiste, o almeno è esistita: Martin Alonso Pinzon, l’armatore che accompagnò Colombo nel suo primo viaggio, ne sentì parlare da un cartografo papale, riferì la conversazione a suo figlio, il quale ebbe occasione di parlarne durante una deposizione in un processo nei primi anni del ‘500. Ci sono gli atti. Naturalmente, finché la carta non salta fuori, si può mettere in dubbio tutto quanto: Pinzon parlò a vanvera, il cartografo papale non è mai esistito, eccetera eccetera.

    Il fatto sarebbe comunque un argomento degno di indagine. Ma il fatto strabiliante è che quella mappa così ben nascosta non è un unicum. In Valtellina, per esempio, in una casa patrizia, c’è un affresco anteriore al 1492 in cui è effigiato il continente americano (tutto quanto: nord e sud!). A Istanbul esiste una mappa incisa su cuoio, la famosa carta di Piri Reis, datata 1513, nella quale sono riportate le coste del Sudamerica e perfino di una parte dell’Antartide. Non mi meraviglierei affatto se ci fossero in giro altre mappe “impossibili”. 

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    Ho sempre guardato con scetticismo all’idea che Colombo fosse davvero convinto di andare in Cina. Ci sono fior di testimonianze, comprese quelle fornite da lui stesso nei suoi scritti, che consentono di affermare senza tema di smentita che non era un sognatore, ma un intrigante avventuriero, capacissimo di raccontare balle a marinai, scienziati, finanziatori, re e regine, e di dissimulare i suoi veri propositi.

    Fra i mille motivi che ritardarono la sua impresa ci fu anche la sua insistenza nel chiedere compensi a valere sulle terre che avrebbe sottomesso (e le nominava pure: India, Catai e Cipango). Colombo reclamava i titoli di Viceré delle Indie e di Ammiraglio dell’Oceano (titolo che non ha niente a che vedere con gli attuali ammiragli: significava qualcosa come Capitano Generale, e cioè una carica con poteri esecutivi). Ma tutti quelli che avevano letto il Milione sapevano che in Cina e in Giappone c’erano potenti imperatori che non si sarebbero sottomessi al primo venuto con tre caravelle e un centinaio di uomini, neanche se costui li avesse convertiti alla fede cattolica. Tantomeno gli avrebbero lasciato in esclusiva lo sfruttamento delle miniere d’oro del Cipango.

    Il quale Cipango, diciamolo subito chiaro e tondo, non poteva essere il Giappone. Marco Polo dice che Cipango è un’isola che si trova nell’alto mare, 1500 miglia a est della Cina. Il Giappone è troppo vicino alle coste continentali. Neanche le Hawaii sono così distanti. Ma si sa che le flotte imperiali cinesi hanno compiuto viaggi lunghissimi e l’impresa del Kon Tiki ha dimostrato che il Pacifico era navigabile anche con mezzi rudimentali. Qualcuno può aver attraversato l’Oceano Pacifico fino in America ed essere rientrato a Pechino per darne notizia. In California di oro ce n’era, eccome. Invece in Giappone di oro non ce n’è e non ce n’è mai stato.

    Analogamente, è più che probabile che Colombo abbia avuto notizia dell’esistenza di terre a metà strada fra l’Europa e la Cina. Si sa che navigò anche a nord fino in Islanda ed è storicamente assodato che i vichinghi arrivarono fino in Groenlandia e sulle coste del Labrador. I marinai di lassù dovevano pur conservarne memoria.

    Chiunque sia stato in Messico sa che un vichingo arrivò laggiù in epoca precolombiana, fu preso per un dio e ancora oggi è effigiato con i capelli rossi e gli occhi azzurri. È impossibile che sia arrivato fin laggiù da solo. Forse qualcuno dei suoi compagni riuscì a tornare indietro. Colombo potrebbe aver raccolto narrazioni semileggendarie di queste imprese. 

    Qualcuno ha addirittura ipotizzato che lo stesso Colombo sia stato in America prima del 1492. Ma non c’è uno straccio di prova. Sono soltanto congetture.

    Propongo un’ipotesi: Colombo sapeva che la Cina e l’India erano tremendamente lontane e cercare di raggiungerle facendo rotta a ponente era un maledetto azzardo, ma sapeva anche che lungo la strada c’erano terre che valeva la pena di andare a conquistare. Aveva raccolto troppe informazioni concordanti e non poteva dubitarne.

    Colombo seguì una rotta all’andata e un’altra al ritorno. La rotta dell’andata sfruttava gli alisei, i venti prevalenti nella stagione. Quella del ritorno cercava di sfruttare la corrente del golfo. Sono stati immaginati mille diversi motivi per la scelta di queste rotte. Colombo non motivò mai le sue scelte: solo lui doveva conoscere la strada per arrivare nel nuovo mondo. Ma come sapeva che gli alisei avrebbero soffiato fino all’altro capo dell’oceano? Come sapeva che la corrente del golfo proveniva dal Centroamerica? Qualcuno aveva già navigato nell’Atlantico prima di lui? La domanda è più che lecita, ma la risposta può essere soltanto congetturale.

    Un modo per capirci qualcosa è aprire l’orizzonte sulla situazione geopolitica del medioevo. Ben prima dell’impresa di Colombo, la Chiesa favorì l’unione dei regni di Castiglia e di Aragona. Chiesa e Spagna si legarono con un’alleanza strettissima alla quale tennero fede per secoli, non soltanto finché Madrid fu caput mundi ma anche in seguito, quando decadde e passo passo si ritirò da tutti i possedimenti d’oltremare.  

    L’alleanza nacque con lo scopo di cacciare gli Arabi dalla penisola iberica e, quindi, dall’Europa? Può darsi. Ma la reconquista era in atto già da secoli: l’unione di Castiglia e Aragona diede solo il colpo di grazia. Il regno arabo di Granada cadde per dissidii interni nel 1492, pochi mesi prima che Colombo partisse da Palos. A cosa si deve questa coincidenza? E come mai l’alleanza tra Spagna e Chiesa continuò nei secoli e dura tuttora? Le alleanze, si sa, durano finché sono utili a tutti e due i contraenti.

    Evidentemente c’era dell’altro. Se i Papi (grazie alla famosa mappa “impossibile”) avessero saputo dell’esistenza dell’America, non avrebbero cominciato fin dalla caduta di Costantinopoli (1453) a mettere le basi politiche per i viaggi transoceanici? Per esplorare l’oceano ci voleva un solido alleato a ovest. Non si poteva affidare l’esplorazione dell’Oceano a una repubblica marinara italiana: Venezia doveva tenere a bada l’Oriente, e non era neanche un alleato di cui i papi si fidassero, Genova era troppo soggetta all’influenza politica francese (e i papi non volevano certo tornare ad Avignone). Dunque, bisognava unire Aragona e Castiglia. E bisognava fare in modo che il nuovo stato si lanciasse nella conquista del nuovo mondo. Poi, una volta conquistato il continente sconosciuto, bisognava convertire gli abitanti e mantenerli nella nuova fede. Nell’ottica di Roma era fondamentale che Stato e Chiesa marciassero compatti perché, anche se un giorno la Spagna avesse perso peso politico, avrebbe mantenuto una egemonia culturale.

    Mi piacerebbe domandare agli archivisti vaticani fino a che punto Roma era al corrente delle esplorazioni oceaniche nel XIII e XIV secolo. Ma Roma non risponde e noi siamo costretti a tirare in ballo i Templari, non per amore del mistero, ma perché soltanto loro avevano esperienza di navigazione su lunghe tratte e la loro rete di rapporti internazionali aveva permesso di raccogliere notizie di ogni genere sulla navigazione oceanica.

    È certo che l’archivio dei Templari fu portato da San Giovanni d’Acri a Cipro e poi a Parigi, al seguito del Gran Maestro Jacques de Molay. Ma non fu mai ritrovato. È un fatto che la flotta templare di La Rochelle salpò alla chetichella, scomparve nell’oceano e ricomparve in Portogallo dove, qualche anno più tardi, venne costituito l’Ordine di Cristo. È un fatto che da parte portoghese l’esplorazione dell’oceano venne condotta dai Cavaleiros de Cristo. E infine è un fatto che Cristoforo Colombo passò anni e anni in Portogallo, sposò una donna la cui famiglia lo introdusse a corte, conobbe personalmente il re dom Joao, e sicuramente frequentò l’ambiente dei Cavaleiros. 

    Qualcuno (a Roma, a Madrid, forse anche a Innsbruck) sa come stanno le cose ma si guarda bene dal dirlo. Mi piacerebbe sapere perché.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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