Da Piacenza a Lisbona a Cipango

Come ha fatto Cristoforo Colombo a “piazzarsi” a Lisbona? Non si è trovata una lettera, un appunto, un qualsiasi pezzo di carta che getti luce sui primi anni della sua carriera. Le uniche cose certe del suo passato sono: il colpo di mano effettuato per conto di Renato d’Angiò e la nuotata con cui, nel 1476, il futuro Ammiraglio si salvò dal naufragio di Cabo San Vicente.

La cosa più probabile è che Colombo, quando assalì cinque navi genovesi e finì a mollo, fosse imbarcato su navi corsare al servizio della corona portoghese. Era corsaro già da qualche anno, con base a Lisbona e con frequenti viaggi in Guinea, alle isole di Capo Verde, alle Azzorre e forse anche nel Nord Europa. Altrimenti non si spiegherebbe come mai un genovese affondato dai portoghesi, invece di tornare a Genova o di essere trattenuto come prigioniero, se ne vada a Lisbona come libero cittadino, rimanga lì, faccia vita di società e sposi una ragazza di buona famiglia.

In effetti, nel 1478 o 79, comunque non molto tempo dopo il naufragio, Cristoforo Colombo sposò Felipa Muniz, la cui madre era parente di un pezzo grosso della Chiesa portoghese e il cui padre discendeva da una famiglia  Perestrello, di origini piacentine. Il padre aveva avuto parte nella scoperta dell’isola di Madera, ne manteneva una specie di governatorato ereditario ed era in ottimi rapporti con il re.

Niente di più facile che Colombo, in uno dei suoi primi viaggi da Genova a Lisbona, abbia portato, insieme ad altre, una lettera dei Palestrello di Piacenza ai Perestrello di Lisbona, che l’abbia recapitata personalmente e che abbia coltivato la conoscenza fortuita.

Ma non serve neanche una ipotetica lettera. Basta che Colombo, dopo qualche anno di avanti-e-indietro fra Genova e Lisbona, abbia trovato un imbarco su una nave corsara portoghese negli anni fra il 1470 e il 1473. Nei tre o quattro anni successivi può aver fatto una certa carriera (non molta, visto che nel 1476 era agli ordini di Casenove-Coullon). Avrebbe avuto il tempo per conoscere i Perestrello, entrare in un “giro”, scrivere al fratello Bartolomeo di raggiungerlo a Lisbona, e raccogliere notizie sulla navigazione in Oceano.

Certo, Colombo a Lisbona non rimase con le mani in mano. Da buon avventuriero, ficcò il naso dappertutto. Copiò di nascosto la famosa mappa di Toscanelli depositata negli archivi reali. Trovò il modo di farsi notare a corte, e negli anni seguenti il re dom Joao II dimostrò con fatti e con scritti di conoscerlo bene.

Una delle tante stranezze del descubrimiento è che al rientro dall’America Colombo approdò a Lisbona (quando avrebbe potuto dirigere su Vigo o Pontevedra, come fece Pinzon), fu invitato a cena dal re, ci andò, fece il gradasso rimproverandolo di non avergli creduto, dopodiché rientrò tranquillamente a Cadice (e non risulta che i re di Spagna gli abbiano chiesto conto di questo strano comportamento).

***

E nella storia di un intrigante medioevale potevano mancare i Templari?

I Templari francesi erano stati dispersi da Filippo il Bello, ma quelli portoghesi si erano riciclati nell’ordine dei Cavaleiros de Cristo. La marina portoghese dipendeva da loro, e a loro si devono le scoperte di Madera e delle Azzorre nonché le esplorazioni lungo le coste della Guinea. Ma non è possibile che avessero attraversato l’Oceano: chiunque avesse scoperto l’America, non avrebbe potuto mantenere il segreto.

C’è però un fatto, misterioso ma d’altro genere, che coinvolge tanto i Templari quanto Cristoforo Colombo. Nel 1484 dom Joao II, re del Portogallo, uccise personalmente a pugnalate dom Diego de Viseu, suo cognato e undicesimo Governatore dei Cavaleiros de Cristo. Dopodiché “nazionalizzò” l’Ordine e si autonominò Governatore. Il re dichiarò di aver sventato un colpo di stato e nei giorni seguenti altri personaggi altolocati furono arrestati, processati e tolti di mezzo. Colombo invece fuggì dal Portogallo e riparò al monastero di La Rabida, in Andalusia.

È più che possibile che un intrufolone come Colombo si fosse compromesso con i Cavaleiros. Altrimenti perché fuggire in Spagna? Perché aveva copiato la mappa di Toscanelli? Ma se il re Joao avesse creduto a quella mappa, avrebbe allestito una spedizione. Non lo fece perché non ci credeva.

Dunque Colombo doveva avere altre ragioni per scappare.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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2 risposte a Da Piacenza a Lisbona a Cipango

  1. stefano contato ha detto:

    Bello, intrigante ma ti manca un bel pezzo della storia a cui puoi facilmente risalire guardando la discendenza della famiglia della moglie. Il collegamento con i templari è corretto ma mancano i Sinclair di Roslyn. Se poi visita la casa di Colombo a Las Palmas capirai anche altre cose. Soprattutto perchè le Canarie?…

  2. riccardo ferrazzi ha detto:

    Bisogna stare molto attenti a collegare anche le cose che sembrano logiche. I Sinclair, per quanto se ne sa a tutt’oggi, sembrano un vicolo chiuso, senza sbocchi. Sicuramente qualcuno andò in America prima di Colombo, ma non riuscì a sfruttare la scoperta. Forse si illuse di fare da sé, mentre bisognava avere alle spalle la potenza di un regno.

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