Roma e il Nuovo Mondo

Non esistono prove né indizi, ma è un fatto che nella scoperta dell’America la Chiesa gioca un ruolo cruciale.

È la Chiesa (nella persona di Alessandro VI, il famigerato papa Borgia) che, in seguito al descubrimiento, convoca Spagna e Portogallo a Tordesillas e impone la raya, il meridiano che separa le zone di influenza spagnola e portoghese. A seguito di questo accordo il Portogallo si concentra sulla circumnavigazione dell’Africa. Eppure la controversia sembrava fatta apposta per riattizzare la guerra che Portogallo e Castiglia si erano fatta fino pochi anni prima per una contestata successione dinastica. Invece niente. E ancor più strano è che i papi siano riusciti a mantenere vivo l’accordo di Tordesillas anche quando fu chiaro che a ovest c’era un intero continente da conquistare.

Quanto a Cristoforo Colombo, tutti gli esami scientifici dimostravano che la sua misurazione delle distanze era cervellotica. La commissione di Salamanca fu molto chiara in proposito. Eppure, Fernando e Isabella posero sempre grande attenzione a non tagliare i ponti con Colombo. Le ripetute figuracce sul piano scientifico non intaccarono mai la fiducia di re e regina in questo straniero ex corsaro, di oscure origini e con un ambiguo passato in Portogallo. Come mai?

Il fatto è che questo profugo semisconosciuto aveva dalla sua una mezza dozzina tra vescovi, preti e frati, tutti introdotti a corte (e con agganci nella curia romana). Nessuno sa come mai Colombo, scappando dal Portogallo, andò a parare proprio al convento di La Rabida. Ma da lì ripartì per la sua scalata sociale. Frate Juan Perez lo presentò al duca di Medinaceli, il quale lo trattenne presso di sé per due anni e lo introdusse a corte, sempre sotto l’ala benevola di preti e vescovi.

I colombisti non spiegano come mai gente di corte, abituata a cavalcare intrighi e giochi di potere, si giocò la faccia per favorire i sogni di Colombo. Vescovi, preti e frati non sono autonomi, devono consultarsi con i rispettivi superiori (e il superiore di un vescovo è il Papa). Come mai alla corte dei re cattolici in quasi sei anni nessuno si schierò risolutamente contro Colombo? In tanti lo consideravano un ciarlatano, eppure un partito anti-Colombo non è mai esistito. Nessuno si è mai alzato a dire in pubblico: “Maestà, non date retta a questo visionario!”. È strano. Tanto più che nella Spagna di quei tempi non mancavano preti e vescovi dal giudizio franco e dai modi spicci.

Nei primi mesi del 1492 Colombo aveva perso tutte le speranze, al punto che cercò di rappacificarsi con il re del Portogallo. Dom Joao gli spedì un salvacondotto. Per parare la mossa, frate Juan Perez scrisse alla regina Isabella una lettera che è stata distrutta o è rimasta secretata. Nel giro di quindici giorni la regina convocò a corte Colombo mandandogli perfino i soldi perché comperasse un vestito buono. Da quel momento tutto cambiò: non si discusse più se fare il viaggio o non farlo, ma solo i termini della ricompensa (come se ormai fosse acquisito che le terre c’erano e Colombo le avrebbe trovate).

Visto l’effetto che produsse, nella lettera di Juan Perez doveva esserci qualcosa di nuovo e di decisivo. Una notizia, o più probabilmente una conferma, appena arrivata. Ma una conferma di che?

L’unica fonte di notizie marinare per frate Juan Perez era Martin Alonso Pinzon. Nel 1491 Pinzon era venuto a sapere qualcosa che l’aveva convinto a investire soldi e prestigio personale nel progetto di Colombo. È probabile che ne abbia parlato a Juan Perez, magari in confessione. Ma noi possiamo farcene un’idea perché nei primi anni del Cinquecento un figlio di Pinzon comparve come testimone in un processo, e nei verbali è conservata questa dichiarazione:

“…dichiara di sapere, in quanto figlio di Martin Alonso Pinzon, che suo padre trovandosi a Roma l’anno prima di partire per l’America e frequentando la biblioteca del Papa dove conosceva un cosmografo… fu da lui informato di queste terre ancora da scoprire”.

Ecco che riappare la famosa “mappa impossibile” del Vaticano. Una mappa in cui non compaiono il Catai o l’India, ma altre terre ancora da scoprire!

Naturalmente è sempre possibile sostenere che il Papa non sapesse niente del lavoro dei suoi cartografi, o che pur sapendo tutto non ne abbia parlato ai re di Spagna, e che non abbia risposto a una eventuale lettera di frate Juan Perez. È perfino concepibile che i cartografi papali parlassero a vanvera.

Ma è più semplice pensare che il Papa fosse in possesso della famosa carta e abbia giudicato che era venuto il momento di farne buon uso.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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