Legge elettorale e forma di stato

Comincio a temere che anche Matteo Renzi stia menando il can per l’aia. Voglio dire: siamo sicuri che le sue tre proposte di sistema elettorale mettano al riparo dai soliti mali della politica italiana?

Tanto per cominciare: il sistema “sindaco d’Italia” sarebbe probabilmente a rischio di incostituzionalità. Per quanto consacrato da un secondo turno, il premio di maggioranza potrebbe essere considerato eccessivo.

E poi, chi garantisce la governabilità? Per vincere si fanno le coalizioni. Dopodiché, vinte le elezioni, ci si spacca e ognuno se ne va per conto suo. Come minimo, bisognerebbe vietare le coalizioni e condannare all’estinzione tutti i partiti che non arrivano a classificarsi primo o secondo (ma sapete com’è: fatta la legge, trovato l’inganno).

E gli altri sistemi non sono meglio. Collegi uninominali o sistema spagnolo: chi nomina i candidati? I partiti. Nel collegio uninominale chiunque può presentarsi, ma se non ti appoggia il partito dove vai? Nei collegini spagnoli si mettono in lista in cinque o sei. Ma chi li mette? Il partito. Chi decide chi va in lista al numero 1 e chi al numero 5? Il partito. Quando i soliti noti risultano eletti in dieci diversi collegi, chi decide per quale opteranno? Il partito.

Insomma, non raccontiamoci balle: non sarà la legge elettorale a cambiare le cose. Bisogna cambiare la costituzione e i regolamenti di Camera e Senato.

Bisogna fare in modo che, se un eletto non è d’accordo con la linea del partito in cui è stato eletto, possa dissociarsi senza per questo mandare a quel paese il governo, ma se proprio vuole cambiare partito debba dimettersi e tornare a farsi votare dal popolo. Personalmente sono favorevole al collegio uninominale (a un turno solo) anche per questo: una volta eletto, il parlamentare può benissimo dissociarsi dalla linea del partito e votare liberamente senza per questo cambiare gruppo parlamentare: i voti sono anche suoi, non soltanto del partito.

E bisogna fare in modo che l’esecutivo possa continuare a governare (seppur come la classica “anatra zoppa”) anche se ha contro la maggioranza del parlamento. Per questo, non c’è altro sistema che la repubblica presidenziale che, se non altro, ha il pregio di far sì che il presidente sia scelto direttamente dal popolo. E se poi risulta che è un coglione, il popolo ci rifletterà: chi è causa del suo mal pianga se stesso.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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