Dilettanti allo sbaraglio?

Ed eccoci qua. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, l’eminenza grigia del governo, il più vicino al cuore di Matteo, se ne va in tv prima ancora che il governo riceva il necessario voto di fiducia e quale messaggio manda al paese? Tasseremo i bot.

Bel colpo! Abbiamo un debito pubblico pari a oltre il 130% del PIL (il che equivale, per una famiglia in cui entra uno stipendio netto di 25.000 euro l’anno, ad essere scoperta in banca per 34.000), è evidente che per sopravvivere abbiamo assoluto bisogno che i nostri creditori ci accordino una dilazione (cioè continuino a comprare bot e btp) e noi che facciamo? Glieli tassiamo.

Continueranno a comperare i titoli del nostro debito pubblico?

Certo, le banche, le assicurazioni e i fondi stranieri continueranno: sono tassati in base al bilancio, gli interessi derivanti dai bot si compensano con altre spese e perdite, e il risultato è tassato con altre aliquote. Chi pagherà saranno i privati.

Giusto! Sono i ricchi: che piangano!

Effettivamente, questi esosi strozzini prestano soldi allo stato a tassi usurari che vanno dallo 0,7% sui bot fino (addirittura!) al 3,6% sui btp a 10 anni. E su questi strabilianti introiti lo stato si limita a trattenere, oltre alla ritenuta del 12,5% sugli interessi, una tenue imposta del 0,2% sul capitale.

Come commenta tutto ciò il sullodato sottosegretario?

Voi che i bot li avete, se vi tassiamo un po’ di più “non vi faremo certo male alla salute”.

È quasi incredibile che in posizioni di responsabilità arrivino degli irresponsabili come il signor Delrio (padre di nove figli, diconsi nove, e già questo dice qualcosa).

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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