Derby

Prima di tutto: riusciranno i nostri eroi a trovare dieci miliardi? Finché non li vedo non ci credo. Se poi mi vengono a raccontare cose del tipo: mo facciamo l’accordo con la Svizzera e ci piovono in casa i miliardi, be’, allora stiamo freschi.

Ma supponiamo che li trovino. Che si fa? Riduciamo l’Irpef ai lavoratori dipendenti o l’Irap alle imprese?

La risposta non può essere una sola. Bisogna guardare la faccenda dal lato dell’economia, ma anche da quello dell’equità. Il guaio è che di equo in questo paese non c’è proprio niente. Non c’è niente di equo nel tassare i redditi al di sotto della soglia minima di sopravvivenza, ma ancor meno equo è tassare il valore aggiunto d’impresa con l’Irap come se non fosse già colpito dall’Iva e come se ci fosse un qualunque senso economico nel tassare maggiormente le aziende manifatturiere, che più contribuiscono all’occupazione.

In materia fiscale tutti i governi degli ultimi trent’anni non hanno brillato per lungimiranza, ma il ministro Visco si è distinto per un autolesionismo costellato da lampi di imbecillità.

Dunque, lasciamo da parte il problema dell’equità perché, al punto in cui siamo, è praticamente insolubile.

Dal punto di vista strettamente economico, è più produttivo distribuire i fantomatici dieci miliardi alle famiglie, nell’intento di stimolare i consumi, o alle imprese, nella speranza di stimolare investimenti e occupazione?

Su questo punto ho ascoltato parecchie sciocchezze.

Ho sentito sostenere, per esempio, che non serve dare soldi alle famiglie perché l’anno scorso l’abolizione dell’IMU non ha stimolato i consumi e le famiglie hanno messo da parte i soldi. Ma le famiglie non consumano perché non vedono la ripresa (la famosa “luce in fondo al tunnel”). Del resto, se non hanno consumato, dove hanno messo i soldi? In banca. E le banche, come mai non hanno rimesso in circolo la liquidità? Perché la luce in fondo al tunnel non la vedevano neanche loro.

Quindi, dare più soldi alle famiglie può aumentare soltanto i consumi incomprimibili (cioè può aiutare le famiglie più disagiate a non rischiare lo sfratto o il taglio dei fili della corrente). Cosa utile e necessaria, ma che non farà aumentare i consumi.

Ho sentito anche sostenere che dare i soldi alle imprese non aumenterà l’occupazione, perché le aziende useranno i soldi per comprare macchine, non per assumere personale. E questa è veramente una cazzata cosmica. Chi fabbrica le macchine? Chi ha detto questa idiozia crede forse che le aziende usino soltanto macchine tedesche o giapponesi? Ci sono una infinità di aziende italiane che producono macchine utensili (e le esportano in tutto il mondo) e assumono operai italiani per costruirle.

Ma certo dare dieci miliardi alle imprese non garantirebbe automaticamente la ripresa e l’occupazione. Chi produce beni di consumo non investirà e non assumerà finché i consumi non ripartiranno. Per mettere in circolo un po’ di liquidità sarebbe senz’altro più utile pagare i debiti della Pubblica Amministrazione. Servirebbe anche a ridare un po’ di fiducia alle aziende che lavorano con lo Stato.

In conclusione: il problema non è tanto a chi dare dieci miliardi. Il problema vero è cambiare le aspettative della gente. Bisogna restituire la fiducia nel futuro, allora la gente tornerà a consumare, a fare mutui per comprare casa, a fare un leasing per cambiare l’auto, a firmar cambiali per cambiare arredamento.

Questo è ciò che Monti e Letta non ci hanno dato. Questo è ciò che ci ha fatto sperare Matteino. Che Dio ce la mandi buona…

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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