I vizi della destra

Sul Corriere della Sera di oggi 24 aprile 2014, Ernesto Galli della Loggia dà un ulteriore saggio della sua ben nota capacità di analisi (afflitta da una assoluta incapacità di esprimersi in modo conciso).
Galli della Loggia prende in esame i vizi congeniti della destra italiana che si esplicano, nientemeno, in ambito socioantropologico (sic).
Il fallimento della destra al governo ha rispecchiato nella sostanza un limite della società italiana di destra. Un limite dei ceti che ad essa fanno tradizionalmente riferimento, vale a dire una certa borghesia piccola e media culturalmente antiprogressista, una certa classe tecnica e imprenditoriale, le quali non producono autentica vocazione alla politica, non producono personalità politiche. Troppo legata alle proprie occupazioni e professioni, troppo immersa nelle sue attività economiche e commerciali, troppo presa dal proprio privato, la società di destra non dà al paese uomini o donne che uniscano in sé le due qualità necessarie al politico di rango: da un lato l’ambizione unita a un ideale pubblico e dall’altro, al fine di soddisfare tale ambizione, la capacità/volontà di affrontare i rischi e i fastidi innumerevoli della lotta politica.
Ognuno ha diritto a pensarla come meglio crede, ma proprio per questo anch’io ho il diritto di pensarla a modo mio. E secondo me Galli della Loggia, nel suo stile (per me) insopportabilmente ridondante, ha ripetuto la solita canzoncina che da più di un secolo la sinistra canticchia per autoconvincersi di essere diversa e superiore.
Davvero i piccoli e medi borghesi sono “culturalmente antiprogressisti”? Ma come mai questi ignoranti (per dire chiaramente ciò che Galli della Loggia non ha il coraggio di scrivere) gestiscono aziende piene di macchinari moderni, producono e vendono in tutto il mondo, e bene o male tengono in piedi il sistema Italia? Perché sono tecnici e imprenditori, ohibò, sono troppo immersi nelle loro attività, non producono uomini politici, non ci arrivano proprio. Cosa volete che producano, se non un Berlusconi?
Eccolo qua il solito vecchio pregiudizio della sinistra: chi non la pensa come noi è antropologicamente inferiore!
Ma sì, come dice Nanni Moretti, andiamo avanti così, facciamoci del male.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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