L’impossibile sogno dell’autore

Post lungo ma, credo, divertente per tutti coloro che amano scrivere.

L’impossibile sogno dell’autore è piacere a tutti i lettori. Ma non è possibile. E non è possibile neanche sapere se ciò che scrivi piace a pochi o tanti, e che cosa apprezzano i lettori, che cosa detestano. Eccetera, eccetera.

In mancanza di meglio, e sperando di trovare qualche indicazione, ogni anno partecipo al concorso Ioscrittore: mi permette di ottenere dai dieci ai quindici giudizi di persone sconosciute.

L’anno scorso il romanzo che avevo iscritto (la prima parte de “I Nomi Sacri”) è stato escluso perché è presente sul sito Vibrisselibri, che si autodefinisce casa editrice online. Per questo non è stato considerato inedito. Mi è sembrato un cavillo (il testo c’è anche su questo blog, che però non si definisce “casa editrice online”). Siccome su Vibrisselibri c’è solo la prima parte del romanzo, quest’anno ho iscritto la seconda parte.

Per chi non conosce il concorso: a votare sono altri concorrenti scelti a caso dal computer. Ognuno dà tre voti: per la storia e i personaggi, per l’originalità, per l’uso della lingua; dopodiché si fa la media aritmetica.

Il primo giudizio riguarda l’incipit, e cioè le prime venti pagine circa.

I voti dati al mio incipit variano dall’1 al 9,33!!!

È vero che ognuno dà i voti con un criterio diverso e, per esempio, il 6 di un giudice vale l’8 di un altro, e viceversa.

È vero che a dare i voti sono altri iscritti al concorso, che magari decidono di stroncare a prescindere. Ma c’è anche chi giudica senza far calcoli. E, comunque, perfino nei giudizi interessati si può trovare qualcosa di utile.

Quanto ai giudizi associati ai voti, c’è di tutto.

Uno trova che i dialoghi siano “brillanti”, un altro li giudica “noiosi e scontati”, un altro “banali e poco probabili”. Uno trova interessanti i personaggi, un altro li considera stereotipati, un altro ancora li vorrebbe più sviluppati fin dalle prime pagine. Uno apprezza la narrazione basata su più personaggi che vanno ognuno per conto suo, un altro dice di far fatica a seguirla. Una tizia mi accusa di non conoscere “la grammatica e la coniugazione dei verbi”(!). Un altro trova “un paio di refusi” ma non dice quali sono.

Siccome nella prima pagina c’è un morto, molti decidono che si tratta di un giallo (non lo è). Qualcuno si irrita perché la storia non segue le mosse degli investigatori, trova inutili fatti, descrizioni e dialoghi, e tiene una lezione su come doveva essere il libro, cioè come l’avrebbe scritto lui.

Su quattordici lettori soltanto uno sembra essersi accorto di qualche stranezza (dovuta al fatto che l’incipit era quello della seconda parte di un romanzo).

Qui di seguito ecco voti e giudizi.

6.00 Scritto per catturare l’attenzione, accendere la curiosità, invischiare il lettore, fa tutto questo.
6.33 Buono l’inizio, fluido e ben scritto. Il racconto prosegue con un buon ritmo, le vicende di Clay sono piacevoli da leggere e i dialoghi sono brillanti. Il seondo paragrafo invece è poco chiaro, a tratti confusionario. Andrebbe rivisto perché le lunghe descrizioni fanno perdere la brillantezza dell’inizio. Sarebbe un peccato!
5.67 Mentre leggevo l’incipit mi sono subito saltati agli occhi i dialoghi: sinceramente potevano essercene un po’ di più, tuttavia non è quello il problema. Il problema principale è che i dialoghi presenti non sono coinvolgenti, sono un po’ noiosi e scontati e, soprattutto, poco efficaci. Questo mi ha portato alla decisione di dare un voto basso alla trama. Per quanto riguarda i personaggi, sono sì interessanti, ma alcuni non sono ben descritti (mi riferisco alla dottoressa Kleinschuh, accennata solo all’inizio, l’ispettore Jäger, comunque già più presente e Von Sinnen). La storia mi sembra interessante, abbastanza originale, scritta in maniera molto semplice, ma comunque piacevole, anche se un po’ noiosa in alcune parti. Davvero un peccato per i dialoghi e i personaggi.
7.00 Siamo catapultati immediatamente nel mezzo dell’azione, un omicidio quindi forse un poliziesco. Un commissario peculiare e interessante da subito. Poi altri personaggi, Clay e Giorgio, tutti e due ben tratteggiati e abbastanza convincenti, accomunati forse da cogenti problematiche esistenziali, come tutti noi d’altronde. La narrazione è fluida e disinvolta, arricchita a tratti da uno sguardo lucido e penetrante. Nella parte finale dell’incipit con la confusione mentale di Giorgio, ho temuto che la storia sì arenasse nel terreno paludoso della follia o della nevrosi. Fortunatamente a salvare lui e noi è arrivato l’uomo con il fucile, a promettere inquietanti sviluppi. L’unico timore è che l’autore abbia messo troppa carne al fuoco ma è troppo presto per dirlo.
7.00 Scrittura piacevole e sicuramente godibile, l’autore gestisce con estrema padronanza la descrizione degli eventi facendone scaturire alla perfezione i caratteri dei protagonisti. Questi, però, sembrano tendere un po’ troppo verso gli stereotipi di genere: lei bella disinibita capace e ferreamente femminista, l’ispettore preciso impassibile alla disperata ricerca di un ordine da ripristinare, lui giramondo alla ricerca di un amore perduto anni prima, etc etc… Complice la mia scarsa confidenza con storie di intrighi e sovrannaturale, non posso dire, ahimè, di esserne rimasto avvinto. Come invece è successo per una scrittura impeccabile, quasi musicale nella gestione di vocaboli e sintassi dei periodi.
8.00 Incipit ben costruito e coinvolgente, grazie anche a un buon ritmo nella prima parte, leggermente più lento nel prosieguo. Invita a voler continuare nella lettura. Riscontrati solo un paio di refusi, a testimonianza che l’autore si sia dedicato a una proficua rilettura critica. Complimenti!
6.67 Ritrovarsi ad essere testimone di uno scontro non è mai facile. In uno scontro verbale si finisce per dover dire la propria, in uno scontro fisico c’è la possibilità di prenderle, in uno scontro mortale si rischia di lasciarci la pelle. Giorgio, vittima esemplare di quest’ultima categoria, sa di essere in pericolo e sa, per certo, che non resterà fermo ed immobile ad aspettare che quel pericolo diventi realtà. “Catastrofe”, il libro che parla di lui e della sua fuga, sembra avere tutte le carte in regola per essere considerato un buon romanzo d’avventura.
8.33 Bello Bello! Un giallo/thriller veramente impostato con maestria, tre filoni che seguono le vicende di tre personaggi legati tra loro ma in principio distanti le cui strade, si intuisce, si intrecceranno lungo il percorso. La trama è da subito piuttosto complessa, ma il testo è scorrevole, richiede attenzione da parte del lettore ma nello stesso tempo lo cattura. Si capisce che l’autore è preparato e si è documentato, non solo sugli eventi ma anche sui luoghi: Milano, Germania e Spagna. Complimenti!
1.00 La sua dovrebbe essere una spy o una detective story, quindi mi aspetterei un incipit forte, un meccanismo che mi tenga incatenato alla pagina e mi spinga a continuare a leggere, almeno con curiosità. Invece trovo un incipit da verbale di polizia giudiziaria e l’unico desiderio che provo è che tutto finisca in fretta. Lo stile oscilla tra lo scontato (la giornata dell’11 agosto 1999 andò in archivio) e lo strampalato (La pasticceria le apparve come un’oasi che olezzava di cicoria tostata e proiettava miraggi di torte alla panna) senza mai risolversi. Ci fosse un’idea forte, originale, varrebbe la pena di riscriverlo completamente, ma non c’è neppure quella…! Se proprio vuole continuare ad assillare redazioni di editori con la sua produzione, le suggerirei di leggere, prima, qualche romanzo giallo di quelli senza pretese (vanno bene anche quelli italiani). Comincerei, se mi permette un suggerimento, dalla Baltaro e dal suo commissario Martini, “Edizioni Angolo Manzoni” è il basic che più basic non si può, ma almeno si lascia leggere.
2.67 Avendo anche io partecipato al concorso, so quanto tempo e determinazione ci voglia nello scrivere un libro. Devi riuscire a trasmettere quello che tu solo immagini e renderlo comprensibile al lettore. Detto ciò, puntualizzo che mi è difficile esprimere questo giudizio. Credo che ogni partecipante sia convinto che la propria opera sia la migliore in assoluto. Questa premessa, per dire all’autore, che mi dispiace ma quello che ho letto lo giudico in maniera negativa. La grammatica e la coniugazione dei verbi è errata, questo rende il testo difficile da comprendere. L’autore passa troppo rapidamente da un argomento ad un altro, senza inserire un filo conduttore logico. Quando inizio un nuovo capitolo non riesco a legarlo con la storia precedente. Nel momento che ho concluso la lettura ho pensato: l’unica cosa che ho capito è che Giorgio è impazzito dopo aver assistito ad un omicidio. Ho trovato anche dei spunti di riflessione dell’autore su alcune tematiche della vita ma non sono riuscita a capire bene il messaggio. Usare nel testo le virgolette o la barra per intromettere un discorso, aiuta il lettore nella comprensione, ad esempio: i testimoni oculari, il testo scrive che il primo era un punk era passato per la piazza alle 12.45 e non aveva visto niente cioè non aveva visto nessuno. L’autore sarebbe stato più chiaro se avesse introdotto una conversazione tra un poliziotto e il testimone.
   
9.33 La sinossi seppur breve introduce ad una vicenda sicuramente molto interessante e si spera anche avvincente. Le prime pagine di questo libro sono ben scritte, con una buona intensità e reggono molto ben i diversi e repentini cambi di scenario. Ovviamente sono troppo poche per comprendere fin da subito quale sarà l’evolversi della storia, ma lasciano sicuramente la voglia di continuare a leggere e capire dove porterà il racconto, da qui il giudizio che forse un incipit più immediato ed un’introduzione più breve potrebbero aiutare. La scrittura è comunque sufficientemente incisiva ed accattivante. E un buon lavoro!
4.33 Più che un romanzo di avventura sembra un testo con tutte le caratteristiche di un thriller, ma non sarà questo a determinarne la corretta valutazione. La lettura ha messo in evidenza la poca capacità dell’autore il quale ha sprecato fiumi di parole per descrizioni didascaliche che nulla apportano al costrutto della storia. I dialoghi risultano banali e poco probabili, quanto il modus operandi della polizia. Nelle prime dieci pagine regna una caotica confusione con personaggi che appaiono e scompaiono senza rivestire alcun ruolo in particolare. Consiglierei di alleggerire l’incipit con fatti più concreti in modo da proiettare, sin dall’inizio, il lettore nel vivo della storia. Il perdersi in fatterelli banali, come quello di Clay che tra un semaforo e l’altro si rifà il trucco, non servono a niente, anzi hanno tutto il sapore di riempitivo per allungare il corpo del testo. Ho riscontrato anche varie incongruenze a cui l’autore sembra non dare troppa rilevanza. Com’è possibile che venga fracassata la testa di un uomo nel bel mezzo di una strada di città senza che nessuno se ne accorga? L’introduzione del personaggio Giorgio avviene con riferimenti alla vita passata che sanno di niente, senza spiegare le effettive ragioni per cui un avvocato decide all’improvviso di abbandonare tutto. Per andare dietro a cosa? Il prosieguo poi è tutto caotico: prima è in città, poi lo si descrive su una strada che porta in montagna e, subito dopo, nuovamente in città. Risultato: un caos generale in cui viene difficile districarsi. Il difetto maggiore di questo incipit, che si avvale di appartenere al genere avventura, sta nell’incapacità di proiettare il lettore in ciò che si aspetta: dov’è nascosto il fine che s’intende perseguire? A cosa si corre dietro? Un accenno, anche un minimo indizio, avrebbero appagato o anche accresciuto la curiosità.
7.00 Complessivamente l’incipit non mi sembra male; buon ritmo, cambi di scena che lasciano quel gusto in sottofondo di volerne sapere di più, intreccio che inizia a delinearsi…certo immagino che il bello arrivi dopo. C’è da dire che la sinossi non aiuta molto, è decisamente scarna credo per una precisa scelta dell’autore.
5.00 Non male l’idea e non male lo svolgimento. La trama però appare poco distante dagli stereotipi e lo stile di scrittura non appassiona a sufficienza il lettore. Ancora un po’ di ritocchi e l’opera sarà all’alteza delle aspettative.
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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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