Votare?

Il problema non è neanche “per chi votare?”, ma “votare sì o no”.

Io non so se si tratti di un fenomeno comune a tutte le democrazie o se siamo soltanto noi italiani che regolarmente mandiamo in vacca il senso e il significato delle elezioni, ma è un fatto che da noi votare non significa niente.

Si va al seggio (chi ci va) per sfogarsi, o per qualcosa di simile a giocare la schedina della Sisal. Si butta lì un’indicazione e poi si aspetta per vedere se hai vinto o hai perso. Tutto qui.

Dalle elezioni non dipende un accidente di niente. Il più delle volte non si sa nemmeno che cosa ci sia in ballo. Quanti sanno come si formano le maggioranze all’interno del parlamento europeo? Quanti conoscono i limiti istituzionali del parlamento europeo? Quanti hanno un’idea dei costi connessi all’architettura istituzionale europea?

Chi se ne frega. Si va a votare con lo stesso spirito con cui si va all’ippodromo: per vedere se ci azzecchiamo. Ma poi, azzecchiamo cosa? Tutt’al più azzecchiamo il mainstream, ci confondiamo in una indistinta maggioranza; oppure ci lanciamo nella casuistica gesuitica dei confronti: più 0,3% rispetto alle politiche, più 0,2% rispetto alle amministrative, eccetera eccetera.

Insomma: le elezioni sono fine a se stesse. Nel giro di una settimana nemmeno ci si ricorda più di come sono andate.

Si dirà: ma come? Alle ultime elezioni è successo un cataclisma! Adesso c’è Grillo!

Ah, sì. E allora? Qualcuno sa che cosa farebbe Grillo se avesse la maggioranza? No. Non lo sa neanche lui. Ma allora perché lo votano?

Repetita iuvant:

Si va al seggio (chi ci va) per sfogarsi, o per qualcosa di simile a giocare la schedina della Sisal. Si butta lì un’indicazione e poi si aspetta per vedere se hai vinto o hai perso. Tutto qui.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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