E adesso che avete votato?

Ohibò, quanti cambiamenti! Renzi asfalta tutti, Grillo non canta più, Silvio annaspa. Sai che novità!

Come al solito, noi italiani siamo fuori passo col resto d’Europa. Magari in anticipo, ma sempre fuori passo. In Europa c’è di nuovo che Germania e Francia dovranno darsi una mossa. Dovranno pensare alla Le Pen, ma anche a Alternative für Deutschland, senza contare il resto: a Grillo (forse) ci penserà Renzi, ma Cameron e Milliband saranno in grado di contenere Farage?

In Italia di novità ce n’è una sola: Renzi che va oltre il 40%. Ma qual è il vero contenuto politico di questa novità? Che ormai perfino la balena rossa (o meglio: rosea, o bianco-rossa) non è più un partito ideologico. Di partiti ideologici non ne è rimasto neanche uno. Da un lato era ora. Dall’altro c’è da dubitare che la politica italiana sappia adeguarsi.

I partiti italiani sono diventati personalisti: la bandiera di ciascuno si identifica col faccione del leader. Il che significa che se oggi qualcuno è sugli scudi, domani può ritrovarsi nella polvere: testimone Hollande, non da molto eletto presidente e già crollato sotto il 15%. La legge della politica personalizzata è düra minga.

Se hanno un po’ di buon senso, i capoccioni dei partiti devono prepararsi all’idea che i front runners possono reggere per un po’, ma prima o poi cascano. Silvio, per esempio, è già durato troppo: si difende ancora con le unghie e coi denti, ma è finito. Grillo paga l’inconsistenza della sua proposta, e rischia di continuare a pagare per sempre. Renzi oggi fa festa, ma per quanto?

Mentre uno festeggia la vittoria, il suo partito farà bene a preparare la prossima traversata del deserto, durante la quale bisognerà trovare un nuovo testimonial, altrimenti il partito morirà di sete.

Tutto questo potrebbe essere un cambiamento salutare, ma a una condizione: che i partiti se ne rendano conti e traggano l’unica conseguenza logica.

In questa condizione di preponderanza dell’immagine del candidato su quella del partito, le riforme istituzionali vanno indirizzate verso la repubblica presidenziale. Si capisce che, finché c’era in giro Berlusconi, a sinistra la si vedeva come il fumo negli occhi. Ma adesso si può impostare la cosa senza paura del caimano. Si faccia una legge seria sul conflitto di interessi. Si tengano gli editori ai margini della politica. Dopodiché chi vince le elezioni governi per cinque anni. Se non fa danni e continua a piacere agli elettori, sia pure riconfermato per altri cinque. Ma poi basta. E basta davvero (evitando bambocciate come quella di Putin e Medvedev o le successioni matrimoniali alla Kirchner, Clinton o Gandhi).  

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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