Democrazia e asilo infantile

Corradino Mineo ciurla nel manico, Renzi lo epura, Casson e altri tredici furbetti levano strida di aquilotti feriti e Ciwati Pippo si frega le mani perché finalmente i giornali tornano dargli un po’ di spazio. Cosa c’è che non va in questa eterna sceneggiata?

Come al solito, il difetto sta nel manico. Non esiste un partito (democratico o no) all’interno del quale tutti, e dico tutti, gli aderenti siano dello stesso identico parere su tutte, e dico tutte, le questioni aperte. Se il partito è democratico, non è possibile che siano tutti allineati e coperti. Dunque è normale che all’interno di ogni partito esistano una maggioranza e una minoranza.

Quando poi si tratta di nominare la segreteria, elaborare la linea politica e, andando al governo, tramutarla in legge, chi deve prendersene la responsabilità? Ovviamente, la maggioranza. Uno penserebbe che, ovviamente, nei posti “sensibili” la maggioranza metterà uomini suoi.

Invece la maggioranza PD ci mette Mineo. Perché? Perché si illude che, dandole un contentino, la minoranza non romperà i coglioni. Risultato? Li rompe ancor di più.

Da dove viene il fraintendimento? Secondo me, dagli scarsi attributi virili della maggioranza. Renzi, che pure ama mostrarsi decisionista, non ha trovato di meglio che mettere un noto rompiballe come Mineo proprio nella commissione che deve occuparsi della riforma del senato. E così Matteino è costretto a fare la faccia feroce e a passare dalla parte del torto. Perché? Per non aver avuto il coraggio di dire al suo partito: “La maggioranza ce l’ho io e mi prendo tutte le responsabilità. Nelle commissioni ci metto soltanto uomini miei e voi minoranza fate il piacere di discutere solo nelle assise di partito. Quando diventerete maggioranza si farà come dite voi.”

In fin dei conti, come si decide chi deve avere la maggioranza in parlamento? Con le elezioni. Come si decide chi deve avere la segreteria di un partito? Con un congresso o con le primarie.

Se uno perde il congresso o le primarie ha tutto il diritto di contestare le scelte della segreteria, ma all’interno del partito, non in parlamento sabotando una linea politica discussa e approvata a maggioranza. Se poi si troverà a dover votare un provvedimento che proprio non riesce a ingoiare, prenderà le opportune decisioni, perché la disciplina di partito serve a mostrare la coerenza di una linea politica ma non può pretendere che uno si debba vergognare di se stesso. In questi casi, uno prende e se ne va. La democrazia è anche questo.

Ciò detto, vorrei liquidare in due parole il merito della faccenda. Vogliamo che i senatori siano eletti dal popolo? Allora non ha senso che non possano votare la fiducia al governo.

Ma perché tenere in piedi un senato (con tutto l’ambaradan di dipendenti strapagati) eletto da altri eletti, per decidere sugli argomenti che riguardano regioni e comuni? Si consultino “a domicilio” i sindaci e i presidenti delle regioni, li si faccia votare per email, e si chiuda palazzo Madama in attesa di venderlo al migliore offerente.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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