Come ti eleggo il presidente

L’idea berluschina di far eleggere dal popolo il presidente della repubblica è quanto di più insensato, se non si cambia l’architettura istituzionale. E naturalmente i berluscones si guardano bene dal chiarire. Ma l’argomento mi dà lo spunto per tornare sulla faccenda di Mineo.

Eleggere con suffragio universale il presidente di una repubblica parlamentare è come mischiare oves et boves. Ha senso che il popolo elegga direttamente il capo dello stato solo se quest’ultimo è anche capo dell’esecutivo. Ma in un paese in cui vige (di fatto o di diritto) la cosiddetta “sovranità del parlamento”, il capo dello stato è poco più che un notaio ed è logico che a eleggerlo siano i diretti interessati: i parlamentari.

È vero che ultimamente il ruolo del presidente è diventato preponderante nella scelta dei capi dell’esecutivo, ma è altrettanto chiaro che ciò è potuto avvenire perché in parlamento e nel paese non esisteva una chiara maggioranza. Se ci fosse stato un partito (o una coalizione coesa) con più del 50% – ciò che dovrebbe essere la regola – il presidente del consiglio sarebbe stato imposto al presidente della repubblica, e non scelto da lui.

 

Che c’entrano in tutto questo i maldipancia (o le furbate) di Mineo, Casson, Chiti &Co? C’entrano, secondo me, perché lo status del parlamentare è diverso in una repubblica presidenziale e in una repubblica parlamentare.

Ngli USA, repubblica presidenziale per eccellenza, i partiti hanno ideologie molto elastiche. Genericamente si pensa ai repubblicani come conservatori e ai democratici come progressisti, ma il ventaglio delle opinioni all’interno di ciascuna area è così aperto che è tutt’altro che infrequente trovare fra i repubblicani posizioni più liberal che fra certi democratici, e viceversa. E i parlamentari votano secondo coscienza senza farsi troppi scrupoli sulla disciplina di partito.

Come mai gli americani possono permettersi una simile libertà? Perché il presidente degli USA è a capo dell’esecutivo e il parlamento non ha una “sovranità”. Non ha il potere di imporre, ma solo quello di impedire. Un voto contrario al presidente può ridurlo a una lame duck (anatra zoppa), ma non può sfiduciarlo (perché la fiducia gliel’ha data il popolo, non il parlamento). Inoltre, il voto è palese e ogni parlamentare ha interesse (oltre che diritto) a votare in coerenza con gli impegni che ha preso con i suoi elettori.

Invece in una repubblica parlamentare, se la disciplina di partito non funziona, tutto va rapidamente a gambe all’aria. Ho perso il congresso del partito e sono finito in minoranza? Mi invento un bel caso di coscienza e voto contro le iniziative del governo, così lo ricatto: o cambi linea oppure ti tarpo le ali finché te ne vai a casa. Dice: ma io ho vinto il congresso! Risposta: e che me ne frega a me?

È dal 1946 che facciamo esperienza di questa tecnica, ed è da allora che ci facciamo ridere dietro da tutto il mondo, ma figuriamoci se riusciamo a convincerci che è ora di cambiare.

Questo sciagurato sistema vigeva anche in Francia, e ci vollero due tragedie nazionali (il disastro di Dien Bien Fu, seguito a breve distanza dalla guerra d’Algeria) per consegnare il paese a De Gaulle che si affrettò a varare una costituzione presidenzialista.

Dobbiamo augurarci una tragedia nazionale anche a casa nostra (come se non ne avessimo già avute abbastanza) oppure vogliamo rassegnarci a vedere la repubblica in mano ai tormenti interiori di scelti personaggi come Mineo e Turigliatto (quello che affondò il governo Prodi)?

I casi sono due, ma anche tre: o si rafforza la disciplina di partito o si passa alla repubblica presidenziale. Però il terzo caso è il più probabile: non si farà niente, e seguiteremo così, a farci ridere dietro da tutti.

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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