Il caso Errani

Il governatore dell’Emilia viene condannato a un anno con la condizionale e si dimette dal suo incarico.

Che cosa c’è di strano? Che la condanna arriva in appello. In primo grado la sentenza era stata di assoluzione.

Che cosa ha fatto Vasco Errani? Secondo l’accusa, ha illecitamente favorito una cooperativa presieduta, guarda caso, da suo fratello.

Com’è andata davvero la faccenda? E chi lo sa. Errani è un politico di lungo corso e in Emilia le cooperative sono una potenza. Da un lato, l’uno e le altre sono troppo esperti per farsi beccare stupidamente, dall’altro, sono troppo potenti per non essere esposti alla tentazione di prendersi qualche libertà. Se Errani ha veramente commesso un illecito avrebbe dovuto dircelo la giustizia.

Ma le risposte sono state contraddittorie e inconcludenti. Errani ricorrerà in cassazione e il verdetto definitivo tarderà ancora chissà quanto: la cassazione potrebbe anche decidere di “rinviare” la materia in corte d’appello.

Se quello di Errani fosse un caso isolato, potrebbe essere classificato come un’eccezione. Ma la cronaca ci ha abituato a vedere sempre più spesso sentenze ribaltate in appello, riformate in cassazione, riviste e rimodulate tre o quattro volte. Siamo arrivati al punto che il cittadino, quando adisce alle vie legali, sa in partenza che, qualunque sia il verdetto finale, lui o il suo avversario avranno parecchi motivi per dubitarne.

Stando così le cose, l’uomo della strada si domanda: giusto e sacrosanto che un cittadino abbia il diritto di appellarsi ma, se il verdetto d’appello è l’opposto di quello in primo grado, cosa succede ai giudici che hanno sbagliato a giudicare?

La risposta è: niente. Non succede niente.

L’uomo della strada resta interdetto: ma come? Un ufficio pubblico (la procura) ha accusato un cittadino di aver infranto la legge, una corte l’ha assolto, la procura ha fatto ricorso, la corte d’appello l’ha condannato. Con quale tranquillità d’animo i cittadini possono rivolgersi ai tribunali? Sarebbe questa la certezza del diritto?

La risposta di scuola è: i diversi gradi di giudizio servono appunto a garantire la certezza del diritto. Dato che l’errore è sempre possibile, la verità deve essere perseguita in almeno tre gradi di giudizio.

Ma quando diventa la norma che le sentenze siano riformate in appello e in cassazione, questo discorso mostra la corda: se i giudici di primo grado sbagliano sempre, a che scopo si celebrano i processi?

Quando la procura accusa e la corte assolve, non sarà il caso di valutare come mai la procura ha sbagliato (provocando danni spesso irreparabili alla reputazione dell’accusato)? Quando il giudice di primo grado assolve e l’appello condanna, non sarà il caso di valutare come mai i giudici di primo grado hanno preso un abbaglio (e hanno lasciato libero un delinquente)?

Quando un giudice si prende mesi di tempo per scrivere mille pagine di motivazioni, se la sua sentenza viene riformata non dovrebbe essere messo sotto esame, assegnato a casi più semplici o avviato ad altre mansioni? E non sarebbe il caso di dare pubblicità a simili provvedimenti, affinché la cittadinanza sappia che la magistratura sa far giustizia anche in casa sua?

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Informazioni su riccardo ferrazzi

Tutto quel che c'è da sapere sul mio conto è che ho scritto un paio di romanzi e qualche racconto. Comunque, per non sembrare scontroso, vi dirò che sono nato nella prima metà del secolo scorso (quindi, anche se mi piacciono le donne, sono ormai inoffensivo), che ho lavorato finché non mi è caduta addosso la depressione, e che adesso passo il tempo a leggere e scrivere (perché non ho niente di meglio da fare).
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2 risposte a Il caso Errani

  1. gigio ha detto:

    ciao
    vedo che ti sei orientato verso la fantascienza……..

  2. riccardo ferrazzi ha detto:

    Caro Gigio, il vantaggio di essere in pensione è di potersi dedicare ai sogni più strambi…

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